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Politica

Magyar, piena continuità con Orban: invita Netanyahu a Budapest e conferma il gas russo

Le prime mosse del nuovo premier ungherese Magyar mostrano una continuità sostanziale con l'era Orban
Magyar Ungheria Russia Israele

Chi, anche in Italia, ha esultato per vittoria di Péter Magyar su Viktor Orban sperando in una sterzata epocale della politica estera ungherese in senso «europeista» farebbe meglio a ricredersi. Non perché il nuovo premier sia un disinvolto opportunista, ma perché – come spesso accade quando si passa dalla campagna elettorale al governo – gli interessi nazionali hanno la sgradevole abitudine di prevalere sugli slogan. Nel corso della campagna elettorale, Magyar si era presentato con posizioni marcatamente antirusse, promettendo in particolare l’eliminazione graduale delle importazioni di energia da Mosca entro il 2035. Una linea chiara, che mirava a differenziarlo dall’eredità orbaniana e a rassicurare Bruxelles e Washington.

Il primo dietrofront sulla Russia

Ma già lunedì, durante la sua prima conferenza stampa da premier eletto, il tono è cambiato. Radicalmente. «Nessuno può cambiare la geografia – ha dichiarato Magyar – la Russia e l’Ungheria sono qui per restare. Il governo continuerà a procurarsi il greggio e il gas nel modo più economico e sicuro possibile, anche dalla Russia». Tradotto: Budapest comprerà energia russa finché sarà conveniente. Non per simpatia verso il Cremlino, ma per il semplice fatto che il gas russo costa meno e arriva attraverso infrastrutture già esistenti. E in un momento in cui l’inflazione e il costo della vita sono problemi reali per gli ungheresi (e per gli europei, in generale), nessun governo con un minimo di senso di responsabilità sceglierebbe volontariamente fornitori più cari per compiacere Bruxelles o Washington. Con buona pace di chi, anche nel nostro Paese, aveva creduto il contrario.

La telefonata con Netanyahu

Se sul fronte russo Magyar ha già fortemente ridimensionato i suoi toni da campagna elettorale, su quello israeliano ha addirittura ribadito la continuità con Orban. Secondo il Times of Israel, il nuovo premier ha avuto una «calorosa conversazione introduttiva» con Benjamin Netanyahu, invitando quest’ultimo a Budapest per una cerimonia ufficiale, al fine di commemorare il 70° anniversario della Rivolta ungherese.

E qui sta il punto: Netanyahu è oggetto di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale, che lo accusa di crimini di guerra a Gaza. Proprio per proteggere Netanyahu, lo scorso anno Orban aveva ritirato l’Ungheria dalla Cpi ma Magyar, durante la campagna, aveva promesso di riportare Budapest nel tribunale internazionale. Ma l’invito al premier israeliano, di fatto, suggerisce che la Cpi verrà ignorata anche sotto il nuovo governo. Netanyahu, dal canto suo, ha espresso fiducia che le «cordiali relazioni mantenute con Orban continueranno durante il mandato di Magyar». E questa sembra essere la linea del premier ungherese.

Magyar sceglie la continuità

Le prime mosse di Magyar raccontano la storia di un leader che, almeno per ora, preferisce non stravolgere gli equilibri ereditati. Sul fronte russo, la realpolitik energetica prevale sugli annunci elettorali. Su quello israeliano, sembra prevalere la volontà di Budapest di mantenere gli ottimi rapporti – commerciali e diplomatici – che, sotto il governo di Orban, si sono ulteriormente consolidati negli ultimi 20 anni. Nessuna rivoluzione, dunque. Dopotutto, come ha sottolineato Davide Galluzzi sulle colonne del nostro giornale, Magyar era diventato il nuovo feticcio dello schieramento liberale ed europeista che, con punte estreme di wishful thinking, vede in lui la panacea di tutti i mali dell’Ungheria, se non addirittura un ribelle contro il sistema. Wishful thinking, appunto, null’altro.

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