Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

David Brock è un nome che forse non vi dice nulla. Eppure dietro alla campagna che in questi mesi sta infiammandoi media di tutto il mondo ci sarebbe lui: un mago dell’ agit-pro ( agitazione e propaganda),  promotore di una guerrilla comunicativa studiata a tavolino e mirata alla distruzione politica di Donald Trump.Nato nel 1962 a Washington D.C. , è considerato uno degli influencer di maggior peso dentro l’articolato sistema propagandistico del Partito democratico. Ha iniziato come reporter investigativo della destra repubblicana, avvicinandosi ai Clinton, poi, si è convertito alle ragioni dei dem.Una campagna così fermamente costante ed ultracritica nei confronti di un presidente degli States, del resto, non si era mai vista e la tesi per cui dietro ci sia qualcosa di grosso ed una squadra di professionisti del settore prende piede di giorno in giorno.David Brock in questi giorni è balzato alla cronaca proprio perché rivestirebbe il ruolo di tessitore delle notizie in grado di rovesciare Trump. Documenti, manifestazioni, fact checking: qualunque iniziativa tesa al rovesciamento di Donald passerebbe prima dalla mente e dall’impero mediatico di Brock.I siti ed i canali che parlano di questo disegno sono annoverabili nell’area “complottista”, ma quello che rileva in merito è che Brock ha realmente in mano una serie di armi comunicative in grado influire sull’opinione pubblica e sull’andamento della politica americana.Ecco, quindi, che dopo la marcia delle donne del 22 gennaio scorso, poi, quella tesa a mettere in evidenza il presunto spirito retrogrado di Trump in materia di emancipazione, sarebbe previsto per il 22 di aprile un evento omologo per segnalare l’oscurantismo del tycoon in materia di scienza. Donald Trump non sarebbe solo misogino, dunque, ma anche antiscientista ed anche queste manifestazioni avrebbero in Brock il loro ispiratore.David, insomma, è visto come l’anti-Breitbart, la cabina di regia dalla quale arriverebbero tutti gli input per mettere Trump al tappeto. L’obiettivo concreto? L’impeachment entro il 2020, prima della scadenza naturale del mandato. Secondo il canale russo Rt, infatti, i democratici avrebbero deciso mettere in atto un piano dettagliatissimo, impossibile da operare senza il supporto dei mezzi del fedelissimo della Clinton.La collaborazione, peraltro, includerebbe Facebook, all’interno della sempre più discussa battaglia contro le “fake news” operata dai grandi colossi dell’informazione tradizionale. Se per Politico, d’altro canto, David Brock è stato durante la campagna elettorale un agitatore liberal, fiero sostenitore della Clinton, con il compito di superare il gap con i media conservatori, oggi sempre lo stesso network sottolinea il budget di 40 milioni di dollari che questi avrebbe deciso di predisporre per contrastare Trump.David Brock, dicevamo, ha cominciato lavorando per i repubblicani: dalla sua mente sarebbero partoriti il caso Troopergate, quello denominato Whitewater ed infine la vicenda della Lewinsky. Sulla via di Damasco, poi, la conversione e l’illuminazione dem, la campagna contro Romney e la convincente linea pro Clinton sul caso Bengasi.E pensare che David Brock si era avvicinato al mondo della comunicazione come un giornalista conservatore già dai tempi dell’università: studente di Berkeley, lavorava come reporter ed editor per il Daily Californian, il giornale del campo di riferimento degli universitari liberal. Da lì a poco, però, si sarebbe dichiarato”repelled by the culture of doctrinaire leftism”, optando così per il mondo repubblicano. Sempre a Berkeley, in fin dei conti, aveva cominciato a collaborare con ilWall Street Journal  mettendo in evidenza le sue posizioni antimarxiste.Nel ’97 la svolta: le scuse di Brock per le campagne mediatiche adoperate contro i Clinton sino ad allora ed un progressivo passaggio nel campo progressista, una scelta sanguinante ed addolorata, ma decisa. Nel 2004, poi, Brock fonda Media Matters (“i media contano”), un colosso della comunicazione che oggi è prepotentemente impegnato nello scovare ogni errore ascrivibile a Donald Trump.Uno di quelli che negli Stati Uniti viene chiamato ” whatchdog group”, con il compito di destrutturare dalle basi la narrazione dei media repubblicani.L’American Bridge 21st Century (“Il ponte americano del XXI secolo”), peraltro, fondato da Brock nel 2010 come Super Pac, si sta distinguendo per la meticolosa raccolta che sarebbe composta da più di 2mila ore di video che mostrerebbero Trump nel corso della sua intera esistenza, oltre le 18mila ore che invece interesserebbero i membri del suo governo.Il gruppo, che presenterebbe tra i suoi donatori George Soros, sarebbe dotato di tecnologie originariamente destinate al Dipartimento della Difesa, introvabili sul mercato, in grado di scavare nel passato di chiunque abbia rilasciato dichiarazioni nel corso della propria esistenza. L’obiettivo dovrebbe consistere nell’estendere la catalogazione sino a 1.200 collaboratori di Donald Trump.Durante le penultime presidenziali americane, American Bridge aveva prodotto un dossier di 950 pagine su Mitt Romney. L’insieme di queste due compagnie più altre società di comunicazione riferibili a Brock, sarebbero all’opera da quando le possibilità che Trump arrivasse a vincere le elezioni erano ancora ridotte al lumicino, con lo scopo di smontare pezzo per pezzo le azioni politiche del governo Trump, il passato politico di ognuno tra i membri del cabinet, ponendo ovviamente l’accento su Trump stesso, sulla sua presunta inaffidabilità, sui suoi difetti caratteriali, politici e personali.L’impero di Brock è composto anche da ShareBlu, un quotidiano liberal e da Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), un ente particolarmente attivo in questi anni, finalizzato ad intraprendere azioni legali. Se per i complottisti la propaganda di Brock, per concludere, sarebbe cominciata in tempi non sospetti, quelli mainstream hanno iniziato a porre l’accento sul lavoro certosino ed incalzante con cui Trump avrebbe solo iniziato a fare i conti. 

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