Sono passati 12 anni da quando Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce) dal 2011 al 2019, pronunciò il celeberrimo discorso in cui disse che lui e l’istituzione che presiedeva erano disposti a fare “tutto ciò che è necessario” (Whatever it takes) per salvare l’euro e la banche esposte a titoli derivati, mentre in Europa imperversava la crisi dei debiti sovrani. A poco più di un decennio dalla pronuncia di quelle parole, la Bce è alle prese con una nuova emergenza, l’inflazione, e anche con una seconda che non ha a che fare con la macroeconomia, bensì con il benessere dei suoi dipendenti.
Da un sondaggio realizzato dall’11 aprile all’8 maggio tra il personale della banca centrale dell’Eurozona, emergerebbe un quadro inquietante: il 72% dei soggetti intervistati accusa sintomi psicosomatici ascrivibili al logorante stile di vita professionale che conduce. A partecipare all’iniziativa sono stati 1.602 dipendenti su un totale di 4600 individuati come idonei, che hanno identificato nella principale causa del loro malessere l’eccessiva mole di lavoro. Il 38,9% degli intervistati vivrebbe una situazione di burnout con conseguenze quali stress da esaurimento mentale e senso di alienazione rispetto alla propria mansione, tanto che solo un terzo del personale si ritiene soddisfatto del rapporto con il proprio superiore.
Nel 2021, ultimo anno in cui è stato svolto un sondaggio analogo, il tasso di coloro che soffrivano di sintomi di burnout era pari al 33,2%, quasi sei punti in meno rispetto alla primavera del 2024. Alcuni dipendenti hanno spiegato che dallo scoppio del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, il carico di lavoro è aumentato notevolmente a causa della spirale inflazionistica che ne è derivata e sono stati raggiunti volumi considerati da molti insostenibili. Scendendo più nel dettaglio dei dati, 7 impiegati su 10 hanno riferito di lavorare oltre l’orario stabilito dal contratto cadendo vittime del burnout. Ma anche tra coloro che non vedono minato il proprio equilibrio mentale, 6 su 10 hanno dichiarato di dover lavorare spessissimo fino a tardi.
Per qualcuno, tale situazione non si limiterebbe solo alla produzione di effetti da esaurimento nervoso, ma in certi casi avrebbe persino contribuito a far maturare in una parte della compagine aziendale dei pensieri suicidi, che sono passati dal 6% nel 2021 al 9% di due mesi fa, facendo suonare un campanello d’allarme nel sindacato del personale. Carlos Bowles, rappresentante dello staff committee (comitato dei dipendenti), ha dichiarato: “È noto che il burnout induca a decisioni sbagliate e questo non è ciò che vogliamo per la Bce, dove milioni di cittadini europei potrebbero essere negativamente influenzati da un errore nell’analisi dei dati, nelle previsioni macroeconomiche o semplicemente da un cattivo giudizio per quanto riguarda la realtà della situazione economica”.
Il malessere all’interno della Bce è diffuso non solo per le ragioni addotte fin qua, ma anche per il presunto nepotismo che secondo alcuni si sarebbe fatto sempre più largo negli ultimi anni. Nove dipendenti su dieci lamenterebbero una scarsa applicazione di criteri meritocratici nelle procedure di assunzione e promozione per le carriere, tanto che anche tra coloro che non soffrono di una psiche messa a dura prova, circa il 60% ha puntato il dito contro il sospetto malcostume dei favoritismi. Non solo, come riporta Politico, vi sarebbe anche un aspetto sconvolgente riguardo a un gioco di ricatti e ritorsioni a nocumento dei dipendenti poiché una quarantina di essi avrebbe dichiarato di aver subito delle minacce fisiche e verbali, mentre una dozzina di aver subito violenza corporea da parte di colleghi o superiori.
Una volta appresi gli esiti del sondaggio, la direttrice dei servizi Myriam Moufakkir e la responsabile delle risorse umane Eva Murciano hanno voluto far sapere di prendere molto a cuore quanto è emerso e di tenere al benessere mentale dei dipendenti, tanto da mandare a metà giugno un’email con enucleate le linee guida da implementare per trovare delle soluzioni condivise, tra cui anche la formazione di gruppi di discussione per affrontare in modo collegiale i problemi denunciati.
Secondo Bowles, la questione non può prescindere dal mettere in discussione la leadership della Bce che, a detta sua, non avrebbe manifestato alcun interesse a farsi carico degli equilibri tra impiegati e dirigenti. A dare manforte alle esternazioni di Bowles, è un sondaggio pubblicato a gennaio in cui i dipendenti della banca dell’Eurozona avevano aspramente contestato l’operato della loro presidente, Christine Lagarde, giudicandolo per il 50,6% “molto scarso”, mentre il 38% ha espresso apprezzamento per le sue decisioni in politica monetaria. Ciò che non perdonano a Lagarde è di essersi concentrata, in questi primi quattro anni del suo mandato, su questioni poco finanziarie per prediligerne altre più politiche, come lo schierarsi a favore di Israele nella guerra a Gaza, per preparare il terreno a un ritorno alla politica attiva in Francia, dove è stata più volte ministro ai tempi di Chirac e Sarkozy, una volta conclusa l’esperienza da banchiere centrale.
L’ex numero uno del Fondo monetario internazionale è impopolare tra i suoi dipendenti non solo in merito agli aspetti istituzionali, ma anche riguardo all’amministrazione degli affari interni che secondo alcuni avverrebbe con un fare dispotico e poco aperto al confronto, con tanto di rimproveri dall’alto per chi espone pubblicamente le sue preoccupazioni. A sostegno di quanti sostengono la mancanza di dialogo tra la base e il vertice, l’anno scorso i rappresentanti sindacali del personale hanno presentato un reclamo formale dopo che l’istituto aveva approvato un incremento salariale per i dipendenti pari al 4%, considerato del tutto inefficace con un tasso di inflazione dell’8%.
Insomma, se la Banca centrale europea ha fatto del “whatever it takes” un imperativo per mettere in sicurezza la finanza europea e poi un motto d’ispirazione quasi mitologico e dal fascino letterario, questo dovrebbe valere in qualsiasi situazione emergenziale. Ma per ora i suoi dipendenti non se ne sono accorti. Forse un domani le cose cambieranno e il motto sarà applicato anche al capitale umano, non solo finanziario.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

