Mentre il mondo punta gli occhi su Biarritz, in Francia sta avvenendo qualcosa di molto più profondo: Emmanuel Macron punta a prendersi la guida dell’Europa. Una strategia di lungo termine, quella della Francia, che negli ultimi mesi, complice anche la grave crisi che sta colpendo tutti gli Stati membri dell’Unione europea, fa il gioco di Parigi. Che mai come questa volta sembra essere in grado di prendere le redini dell’Unione europea. O meglio: mai come questa volta sembra voler fare il possibile per ottenere questo risultato.

Il G7 di Biarritz è solo una delle tante tappe di questa escalation politica di Macron. L’arrivo del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Zarif, è un colpo di teatro che è soprattutto un esempio fondamentale della capacità del presidente francese di ergersi a guida diplomatica dell’Europa. Mentre l’Unione europea annaspa di fronte a una popolazione sempre più distaccata e a leader sempre meno capaci di presentarsi come vere guide dell’Ue, è l’Eliseo che vuole (e può) ergersi a capo della diplomazia europea.

E non è un caso che Donald Trump abbia voluto interloquire direttamente con Macron invece che passare per l’Unione europea. Trump ha tutto l’interesse a spaccare l’Europa a trazione franco-tedesca. E con l’assedio in atto nei confronti della Germania di Angela Merkel, è Macron l’unico leader dell’Unione europea a poter essere considerato un ponte tra le due sponde dell’Atlantico. Specialmente in un momento in cui la Casa Bianca punta sia sulla Brexit sia su un’Italia decisamente meno asservita alle logiche di Aquisgrana.

Macron vuole guadagnare quanto più possibile da questa situazione in Europa. E del resto tutto, in questo momento, fa il gioco dell’Eliseo. La Germania appare in crisi, con un’industria stagnante, un Pil in calo e soprattutto con una leadership sempre meno debole. La Merkel è chiaramente stata colpita nella sua forza politica. Una debolezza non solo fisica (come dimostrato da quei tremori che hanno evidentemente inciso anche sull’immagine della cancelliera) ma anche sul piano politico. L’attacco realizzato dagli Stati Uniti sull’industria germanica, con la minaccia continua di dazi mentre la Brexit colpisce il settore delle auto tedesche, incide sensibilmente sulla forza di Berlino, che è costruita proprio sulle capacità della sua industria di commercializzare i prodotti nati dalle sue fabbriche.

A sud della Germania, la crisi politica in Italia non può che fare il gioco dell’Eliseo. Il presidente francese soffia sulla crisi di governo sperando che in Italia vi sia un esecutivo molto più affine allo logiche dell’Unione europea a guida Parigi-Berlino e soprattutto in linea con quanto richiesto dalla sua presidenza. Proprio per questo motivo, Macron, spera che a Palazzo Chigi vi sia un governo di larghe intese, potenzialmente rosso-giallo. Il Partito democratico è da sempre una delle colonne portanti del dialogo tra Italia e Francia in chiave “moderata”. E non è un caso che il capo dell’Eliseo si sia “augurato” che Matteo Salvini sia fuori dai giochi nel prossimo governo. Niente più sovranisti in Italia: è questo l’auspicio dell’attuale governo francese. Che grazie alla “caduta di Roma”, può fare avanzare le sue pretese in tutta Europa.

Nel frattempo, la presenza di un governo fragilissimo in Spagna, con Pedro Sanchez che fatica a trovare una quadra, non può che essere un altro pilastro del piano francese. Il fronte mediterraneo di fatto è annichilito, o con forze favorevoli all’asse franco-tedesco (in caso di Italia rossogialla e di Spagna guidata dai socialisti) o con Stati indeboliti dalla crisi ed esclusi dai grandi giochi europei. E Macron non può che guadagnare forza in un’Europa sempre più debole e in cui può usare l’Unione europea come moltiplicatore di forza dei piani della Francia. Bruxelles diventa sempre più un feudo del governo di Parigi.

A conferma di questo, le mosse di Macron prima e dopo Biarritz: non solo l’arrivo di Zarif, ma anche le aperture a Vladimir Putin che sfidano completamente le logiche europee. Mentre Bruxelles impone a tutti i Paesi di rispettare le sanzioni e sfida ancora il Cremlino, in Francia è andato in scena un vertice tra il presidente francese e quello russo che è stato particolarmente significativo. Parigi apre a Mosca: e il ponte tra l’Eliseo e il Cremlino può essere fondamentale. Così, mentre l’Italia si spacca proprio sui rapporti con la Russia considerati nefasti, a Parigi Macron passa su tutto costruendo un asse che riguarda non solo l’Europa, ma anche il Mediterraneo e il Medio Oriente. Una lezione molto chiara: la nostra debolezza fa il gioco della Francia.