Macron sopravvive al voto sacrificando la Quinta Repubblica

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Vero, il sistema politico della Quinta Repubblica francese non è mai stato orientato verso un bipolarismo perfetto. L’esistenza del secondo turno, a partire dal 1958, ha costantemente favorito alleanze e coalizioni. Tuttavia, prima del 2017, si è avuta una stabile alternanza tra due poli principali: gollisti e repubblicani da un lato, a rappresentare il centrodestra, socialisti dall’altro a rappresentare il centrosinistra.

Tutto questo è progressivamente scomparso da almeno un decennio. E non soltanto per l’emersione di una destra guidata da Le Pen molto forte e in grado, pur non arrivando mai al Governo, di diventare un terzo grande polo della politica francese. Lo stesso Emmanuel Macron nel 2017 è stato eletto a capo di una coalizione centrista e liberale estranea sia ai socialisti sia ai repubblicani. Oggi, guardando nel dettagli i risultati delle legislative, si nota un evidente frazionamento politico che, a prescindere dal tipo di Governo che si formerà nei prossimi giorni, fa a pugni con ogni principio di stabilità politica.

Una crisi che parte da lontano

La convocazione stessa delle elezioni legislative anticipate appare come un sintomo non solo di instabilità ma di vera messa in discussione dell’impalcatura della Quinta Repubblica. Quando sul finire degli anni Novanta è passata la riforma costituzionale che ha ridotto da sette a cinque gli anni di mandato presidenziali, l’intento era proprio quello di sfavorire le cosiddette “coabitazioni” e far coincidere nello stesso anno le elezioni presidenziali con le legislative.

La fine di ogni parvenza di bipolarismo e il naufragio dell’idea di un’Assemblea Nazionale direttamente collegabile all’Eliseo, potrebbero rappresentare i primi tasselli dello smantellamento dell’attuale intelaiatura istituzionale transalpina. I sintomi, tuttavia, sono evidenti già da tempo: gli scontri di piazza nell’era delle proteste dei Gilet Gialli, le rivolte nelle banlieu, gli scioperi contro la riforma delle pensioni che hanno paralizzato per mesi interi il Paese, non appaiono ad oggi come segni di un semplice malcontento verso Macron, bensì come anticipazioni di problemi che vanno ben oltre il giudizio singolo sull’attuale inquilino dell’Eliseo.

“Il problema dell’attuale sistema”, ha commentato su InsideOver lo scrittore francese Maxence Smaniotto , “è che il presidente dovrebbe avere una funzione anche al di sopra dei partiti. Ma ormai da diverso tempo è eletto solo sulla base dei suoi programmi, dunque è più che altro un leader di partito”. Un leader che, tra le altre cose, ha un potere molto esteso e difficilmente riscontrabile in altri capi di Stato o di Governo in Europa.

Non è un caso se si parla, già da diversi anni, di superamento della Quinta Repubblica. Patrick Martin-Genier, uno dei massimi esperti di politica francese e docente di Scienze politiche in diversi istituti transalpini, ha scritto un libro dal titolo Verso una Sesta Repubblica: “L’assenza di controlli e di contrappesi al potere del presidente è diventata sempre più evidente e sempre meno accettabile”, si legge nel testo: “Con la Quinta Repubblica oramai del tutto superata rispetto alle democrazie europee e occidentali, non riformabile se non in modo radicale e più facilmente da superare”.

Una Francia troppo centralizzata

C’è un potere, quello dell’Eliseo, percepito come eccessivo. Ma, in generale, è l’intero potere statale francese che ad oggi viene percepito come eccessivamente sbilanciato verso Parigi. “Negli ultimi anni, come risposta al centralismo francese”, ha sostenuto ancora Smaniotto, “sono nati tanti movimenti federalisti”. Nel nuovo Parlamento hanno ottenuto seggi diversi partiti autonomisti o indipendentisti provenienti però dai territori d’oltremare, dalle ex colonie dunque. Il discorso tuttavia sta coinvolgendo anche la Francia metropolitana. “I territori fuori Parigi stanno iniziando a rivendicare più potere”, ha sottolineato Smaniotto: “È già successo in Corsica, adesso regione con un proprio statuto, ma via via l’insofferenza verso l’attuale impostazione ritenuta eccessivamente centralizzata sta crescendo ovunque”. L’esagono, in poche parole, si riconosce sempre meno nel il potere dell’Eliseo e in quello parigino più in generale.

Al di là di come finirà la querelle relativa al Governo, forse nei prossimi anni il vero perno su cui dovrà riflettere il Paese sarà il mantenimento stesso della Quinta Repubblica e dei suoi principali dettami istituzionali. Il voto di questa domenica, potrebbe rappresentare l’inizio della fine per l’attuale sistema.