Emmanuel Macron torna a parlare di Siria e conferma quanto detto in questi anni: Bashar al Assad non è gradito a Parigi. La strategia francese sulla guerra è sempre la stessa, ed è composta da quattro direttrici: operazioni sul campo contro lo Stato islamico, sostegno alla coalizione a guida americana, linea rossa sull’uso della armi chimiche, fine del governo di Assad.

“Un errore fatale”

Nonostante la vittoria ormai quasi certa del governo di Damasco contro l’Isis e contro le varie fazioni della galassia jihadista e ribelle, Macron è convinto che il potere di Assad debba finire. Il presidente, davanti agli ambasciatori francesi, ha detto che sarebbe un “errore fatale” lasciare che il presidente alauita resti alla guida di Damasco.

E pur affermando, anche abbastanza ironicamente, che “non spetta alla Francia nominare i futuri leader della Siria”, ha aggiunto una frase molto interessante: “Ma è nostro dovere e nostro interesse assicurare che il popolo siriano sarà in grado di farlo“. Una frase che indica la precisa volontà francese di cambiare radicalmente la forma di governo della Siria, anche attraverso la fine del potere di Bashar al Assad.

Non una novità per Parigi, visto che i capi delle opposizioni sono stati ricevuti ufficialmente dalla presidenza francese e che la stessa ha più volte rivendicato il supporto alle forze che vogliono far cadere l’attuale sistema di potere siriano. Ma è interessante notare la permanenza di questo convincimento anche di fronte alle evidente vittoria militare dell’esercito arabo siriano. Macron persegue la sua linea. E lo conferma proprio prima dell’ultima offensiva su Idlib che potrebbe decretare la fine dei ribelli e dei jihadisti nel nord-ovest siriano.

Occhi su Idlib

Anzi, le parole di Macron, proprio quando l’esercito siriano e i suoi alleati si preparano a colpire Idlib, risuonano come un monito rivolto ai siriani non solo su un nuovo attacco, ma anche sul loro futuro. Il presidente francese ha detto chiaramente che “il regime minaccia di creare una nuova crisi umanitaria nella regione”. E queste parole, unite alle dichiarazioni sull’essere di nuovo pronti a colpire la Siria in caso di uso di armi chimiche, non sono da sottovalutare. 

La Francia ha già attaccato le postazioni siriane ad aprile quando si è trattato di rispondere al presunto attacco chimico su Douma. E anche questa volta si è parlato di un possibile attacco con armi proibite. E questo botta e risposta, come scritto su questa testata, assomiglia sempre di più a uno strumento delle potenze per frenare l’avanzata di Assad, ma anche un metodo di confronto sugli assetti della guerra.

 Negli ultimi giorni, dalla Russia sono arrivate le accuse a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti di preparare un nuovo attacco alla Siria utilizzando il pretesto di un falso attacco con armi chimiche. E proprio oggi, Macron ne ha parlato come ragione per un nuovo raid sulle basi siriane.

La posizione francese sulla Siria

Per la Francia adesso arriva una fase molto delicata per ciò che riguarda la Siria. Macron si trova pienamente coinvolto nella guerra. Parigi è uno dei partner principali degli Stati Uniti sul campo siriano. Gli uomini delle forze speciali francesi operano insieme ai curdi e agli americani nella regione di Manbii. Dall’altro lato, i raid francesi hanno colpito postazioni dell’Isis nell’area di Raqqa all’inizio dell’intervento della coalizione internazionale. Assad era e resta il nemico di Parigi. Ma per ora quella francese si può rivelare una strategia perdente.

Però in questi ultimi mesi, oltre alla partecipazione alle operazioni contro l’esercito siriano, si è aggiunto un nuovo tassello: un accordo con la Russia sugli aiuti umanitari. E questo accordo può essere particolarmente interessante. 

Il patto fra Macron e Vladimir Putin sugli aiuti umanitari in Siria non deve essere sottovalutato. È un segnale che Parigi considera Mosca un partner obbligato nella costruzione di una road-map sulla Siria. E proprio per questo, la Francia ha capito che, pur rimanendo fedelmente ancorata ai suoi principi sull’espandere l’influenza in Siria anche puntando sulla caduta di Assad, non può prescindere dalla Russia.

Ogni processo di transizione politica deve passare attraverso i canali diplomatici del Cremlino. E infatti Macron si è rivolto a Russia e Turchia per premere su Assad in particolare su Idlib. Un’apertura di credito interessante dopi i mesi di gelo con Mosca e che dimostra che dalla Francia vi sia volontà di dialogo. E forse questo parlare di un presunto nuovo attacco chimico a Idlib e frenare l’avanzata verso il governatorato ribelle, può essere anche un modo per intavolare trattative per la conclusione della guerra. In attesa dell’incontro fra i leader del blocco di Astana. Sarà lì che sarà deciso cosa fare di Idlib.