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Ma il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, non doveva chiedere scusa all’Algeria? Lo aveva promesso in campagna elettorale, ma non l’ha mai fatto. Anzi, l’Eliseo ha recentemente incaricato uno storico francese nato in Algeria, Benjamin Stora, di riesaminare il “dossier della memoria” (doloroso per entrambi i Paesi) spiegando che ci saranno “passi significativi” ma nessuna scusa. In realtà, sulla questione pesa e non poco la campagna elettorale per le presidenziali francesi del 2022. Macron non può perdere voti a destra, quindi ha “congelato” le tre principali questioni rimaste aperte con Algeri: i test nucleari condotti nel Sahara algerino; la consegna degli archivi e dei teschi di tutti i combattenti della resistenza algerini; il destino dei dispersi.

Un dossier radioattivo

Sabato 13 febbraio, l’Algeria ha commemorato per la 60esima volta l’anniversario del “Gerboise bleue”, il primo test nucleare francese effettuato nel 1960 nella regione di Reggan, nell’estremo sud dell’Algeria. La detonazione di una bomba atomica da 70 chilotoni nel Sahara algerino sancì ufficialmente l’ingresso di Parigi fra le potenze nucleari dopo Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito. Secondo il professor Mostafa Khayati, capo dell’Autorità nazionale per lo sviluppo della salute e la promozione della ricerca in Algeria, citato da Agenzia Nova, “l’Algeria subisce ancora oggi le radiazioni delle scorie nucleari sepolte nel deserto algerino”, ovvero circa “100.000 tonnellate” di materiale radioattivo. A questo si aggiungono le radiazioni delle bombe nucleari esplose il secolo scorso: “È stato scientificamente dimostrato che possono continuare a emanare radiazione per migliaia di anni su un’area di 700 chilometri quadrati dal sito delle esplosioni”, ha aggiunto il professor Khayati. Le autorità francesi, da parte loro, non intendono rilevare l’esatta ubicazione dei siti di stoccaggio delle scorie nucleari, adducendo come motivazione il segreto militare.

Retromarcia Macron

In un gesto considerato di buona volontà, la Francia ha restituito la scorsa estate 24 teschi di combattenti algerini del periodo coloniale. “Credo che con il presidente Macron possiamo andare oltre nel processo di pacificazione. È un uomo molto onesto, che vuole migliorare la situazione”, aveva dichiarato alla vigilia del 5 luglio scorso, nella giornata dell’indipendenza algerina, il capo dello Stato Abdelmadjid Tebboune. Secondo, il presidente algerino le scuse della Francia “consentirebbero di raffreddare le tensioni e creare un’atmosfera più calma per le relazioni economiche e culturali”. Eppure mentre nel dicembre del 2019 il titolare dell’Eliseo aveva dichiarato che “il colonialismo è stato un grave errore”, oggi Macron sembra deciso a fare marcia indietro sulla questione della memoria: cosa lo ha spinto a cambiare idea?

Priorità alla rielezione

A ben vedere, se Macron nega oggi la possibilità di riconoscere i crimini del colonialismo, probabilmente, è per accattivarsi i voti della destra e delle lobby dei pieds noirs (i coloni francesi che vivevano in Algeria). La corsa per le elezioni del 2022, infatti, è già iniziata. Dagli ultimi sondaggi emerge un’ascesa di Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, anche se in un eventuale ballottaggio Macron risulterebbe ancora vincitore con il 52 per cento dei voti. Durante la sua prima campagna elettorale presidenziale nel 2017, Macron aveva destato scalpore definendo la colonizzazione francese dell’Algeria come un “crimine contro l’umanità”. Ma è acqua passata. Le cose oggi sono cambiate. Il titolare dell’Eliseo deve recuperare consensi e la priorità è la rielezione, con buona pace degli algerini che, del resto, non hanno interesse a pressare più di tanto il presidente francese: meglio aspettare un’eventuale rielezione che potrebbe riaprire una nuova finestra di opportunità. Sempre che Macron non cambi di nuovo idea.