Emmanuel Macron non ha fatto gli auguri di “buon Natale” ai cittadini francesi. Certo, lo sciopero nazionale contro la riforma delle pensioni può aver influito sull’ordine delle priorità di questo periodo. A voler essere buoni, si può immaginare che il presidente stesse pensando a come placare le piazze. Il risultato comunque è lo stesso: i cattolici di Francia sono in diritto di non sentirsi rappresentati a dovere.
Lo scorso anno, poco prima delle festività natalizie, l’inquilino dell’Eliseo si era recato a Strasburgo, dove la furia estremista ed islamica era tornata a colpire, uccidendo tre persone e ferendone tredici. Il 2019, invece, è, a quanto pare, l’anno del velo disposto sulla cristianità. Nell’omelia del 24 dicembre, l’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit ha citato Hollywood come simbolo della “potenza” dell’epoca a noi contemporanea. Ma il Natale, ha lasciato intendere l’alto ecclesiastico, ha poco di scenografico. E l’umanità è chiamata a realizzare ben altro. Un bagliore di tradizione scagliato in un contesto, quello francese, che appare ormai intriso da laicismo.
Poco dopo aver vinto le elezioni presidenziali, l’enfant prodige transalpino, che aveva trionfato un po’ a sorpresa, incamerando soprattutto i consensi dei socialisti al primo turno e sfruttando il blocco dell’arco costituzionale nel secondo, si era affrettato a sancire un’intesa con l’episcopato d’Oltralpe. I vescovi non sembravano affatto spaventati dalla comparsa di questo nuovo attore della politica continentale, anzi. Si è persino parlato di quanto la piattaforma programmatica di Macron e la visione del mondo di Papa Francesco fossero sovrapponibili. Però, quello del presidente della Repubblica francese, sembra essere proprio un cattolicesimo a fasi alterne, mentre quella appena segnalata non è l’unica incongruenza relativa a questa storia dei mancati auguri.
Come ha fatto notare Libero, in un articolo a firma di Mauro Zanon, Macron è stato attaccato a testa bassa dal Rassemblement National per via di questo mancato rispetto della consuetudine augurale. Jordan Bardella, il giovane europarlamentare che Marine Le Pen ha scelto come vertice della lista alle scorse elezioni europee, ha fatto notare su Instagram come, al contrario, Emmanuel Macron non dimentichi mai di fare i convenevoli alla comunità islamica. I lepenisti hanno, tra gli obiettivi, quello di rappresentare più Francia profonda possibile. E nella Francia profonda esiste anche tanta Francia cattolica. Bardella può ambire a fare da guida a quel popolo. Dal “piano per l’islam” ai rapporti con i grandi emirati: il leader di En Marche! è sempre stato tacciato di non avere un atteggiamento critico nei confronti della “sottomissione” della civiltà transalpina a quella musulmana.
Macron, che è un tattico ed in un certo senso anche un populista, usa intervallare le buone relazioni con esponenti di spicco del mondo islamico con dichiarazioni di condanna rivolte alla sharia e alle velleità ideologiche di certi musulmani. Sullo sfondo rimane il progetto di un “islam nazionale”, che alcuni considerano una storica riforma, altri una forzatura niente male. Ma il discorso di fondo non cambia. La laicità, per En Marche!, è un caposaldo irrinunciabile. Il favour della grande moschea di Parigi, però, ha consentito all’inquilino dell’Eliseo di poter contare nel 2017 su un vero e proprio appello elettorale. Un discorso del tutto identico può essere fatto in relazione al Consiglio francese del culto musulmano e al movimento musulmani di Francia. Il progressismo, in linea teorica, non alimenta divisioni tra figli e figliastri: tutti i cittadini devono abitare un mondo privato dai rigidismi confessionali.
Eppure, i cattolici d’Oltralpe, dal 2019 in poi, potranno raccontare dell’anno in cui il presidente della loro nazione di è dimenticato del Natale. Lo stesso in cui, forse per la prima volta nella storia recente, nessuna messa è stata celebrata all’interno della cattedrale di Notre Dame.
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