Pollice alzato, sorriso appena accennato e la solita fiduciosa spavalderia di fronte alle telecamere per dare l’impressione di avere tutto sotto controllo. La partecipazione di Emmanuel Macron all’Africa Forward Summit, a Nairobi, capitale del Kenya, è stata molto più complicata del previsto. Non solo perché il tentativo di rilanciare la Francia all’interno del continente africano è arrivato fuori tempo massimo e in contrasto con la presenza sempre più capillare della Cina, ma anche perché il capo dell’Eliseo si è reso protagonista di una gaffe che ha attirato diverse critiche.
Durante l’evento, tenutosi presso l’Università di Nairobi, seduto in prima fila, Macron stava ascoltando la presentazione di alcuni giovani imprenditori. A un certo punto, infastidito dal brusio del pubblico, si è alzato in piedi, è salito sul palco, ha chiesto il microfono e ha richiamato i presenti per la loro “totale mancanza di rispetto”. Alcuni lo hanno applaudito, altri lo hanno criticato. Anche in patria, dove Danièle Obono, parlamentare del partito di estrema sinistra France Insoumise, ha per esempio scritto su X che è “più forte di lui: non appena mette piede nel continente africano, non può fare a meno di comportarsi da colonizzatore“.
Un simile teatrino rischia di mettere in secondo piano il tentativo da parte di Parigi di creare un nuovo modello di partenariato con le nazioni africane. Macron ha infatti spiegato che la Francia ha stanziato 23 miliardi di euro per il settore privato africano, nel tentativo di contrastare il predominio cinese e ricostruire la propria influenza nella regione.
Macron sfida la Cina in Africa
Il leader francese ha presentato il suddetto investimento come una “scossa” per rilanciare le relazioni tra la Francia e l’Africa, posizionando l’Europa come partner per l'”autonomia strategica” del continente e lanciando un evidente guanto di sfida alla Cina.
Dopo aver perso terreno nel Sahel, dove colpi di Stato e sentimenti antifrancesi hanno portato Burkina Faso, Mali e Niger a interrompere i rapporti con Parigi, Macron è intenzionato a conquistare il favore dei Paesi anglofoni come il Kenya. Organizzando il vertice a Nairobi, ha inoltre aggirato il peso storico della “Françafrique” criticando quella che ha definito la “logica predatoria” del governo cinese.
La prospettiva francese si scontra però con una realtà ben definita. Una realtà che coincide con le profonde radici che il Dragone ha piantato in numerosi settori africani – a partire da quello infrastrutturale – e con l’attenzione mostrata dal gigante asiatico nei confronti delle esigenze di sviluppo dei vari Paesi continentali. Macron ha tuttavia provato a rompere questa narrazione, dichiarando che Pechino estrae materie prime per poi lavorarle oltre la Muraglia, creando dipendenze con il resto del mondo anziché favorire la crescita industriale locale.
Lo stesso presidente francese ha detto che l’Europa vuole evitare di dipendere da Pechino o Washington: “Dobbiamo assicurarci di non diventare dipendenti dalle due potenze che minacciano di oscurare tutti gli altri”. Per convincere l’Africa delle buone intenzioni di Parigi, il pacchetto finanziario francese prevede 14 miliardi per sostenere le imprese francesi presenti nel continente e 9 miliardi per quelle africane, il tutto a sostegno di una supposta sovranità reciproca.
Una corsa contro il tempo
Il crescente impegno della Cina in Africa, tra gli altri, nei settori delle infrastrutture, del commercio, della finanza, della tecnologia, dell’energia e della cooperazione in materia di sicurezza, ha giustamente fatto notare il South China Morning Post, ha modificato radicalmente gli equilibri di potere nel continente, riducendo il monopolio che le ex potenze coloniali – in particolare la Francia – hanno storicamente esercitato nella regione.
Pechino ha appena autorizzato l’ingresso nel suo territorio di tutti i prodotti africani senza dazi doganali. Si tratta di una mossa intelligente pensata per rafforzare i legami con una regione del mondo che detiene risorse strategiche per la transizione ecologica e l’economia digitale, in un evidente gioco a somma zero con l’Europa. Dal canto suo Parigi (attenzione: non l’Unione europea) sta mettendo nel mirino i centri economici dell’Africa orientale.
A Nairobi, Francia e Kenya hanno firmato 11 accordi economici per un valore di oltre 1,1 miliardi, oltre a un patto di difesa quinquennale. L’accordo militare riguarda esercitazioni congiunte, condivisione di informazioni di intelligence, antiterrorismo e sicurezza marittima, garantendo all’Eliseo una base strategica nell’Africa orientale.
La Cina è però ancora una volta una presenza ingombrante, tanto che le aziende francesi spesso faticano a competere con i finanziamenti statali del Dragone. Un chiaro esempio riguarda il fallimento dell’accordo per l’autostrada del passo di Mau in Kenya, annullato nel 2024 dall’amministrazione del presidente keniota William Ruto a causa degli alti costi. Il consorzio che gestiva il progetto, guidato dall’impresa di costruzioni francese Vinci, è stato sostituito dalla China Road and Bridge Corporation.