“Lo Spazio Schengen va sottoposto ad una revisione radicale, bisogna rafforzarne la tenuta con il dispiegamento, ai confini esterni dell’Unione Europea, di una vera e propria forza di polizia mentre le regole degli Stati Membri devono essere omogenee”. Queste parole, riportate da Politico.eu e destinate a pesare come macigni sugli equilibri di Bruxelles, sono state pronunciate dal presidente francese Emmanuel Macron che spinge sull’acceleratore di una possibile riforma dell’area Schengen e che intende presentare la sua proposta al Consiglio Europeo che si svolgerà a dicembre.
Parole confermate anche con un tweet in cui il leader francese ha ribadito i suoi propositi: “La lotta contro il terrorismo passa per il rafforzamento dei controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen. Oggi 2.400 poliziotti, gendarmi, agenti Crs e militari controllano le frontiere italiana e spagnola”. Macron ha poi continuato: “Il numero degli agenti sarà raddoppiato nei prossimi giorni. Rafforziamo la nostra sicurezza. Rifondiamo Schengen”. Il capo dello Stato francese ha giustificato la svolta securitaria con la necessità di proteggere l’Europa da futuri attentati terroristici, sullo stile di quelli che hanno recentemente colpito Francia e Austria e che hanno portato alla morte di diverse persone.
Macron è alle corde
Secondo il Capo di Stato francese “la rifondazione” dovrà rendere lo Spazio Schengen “più coerente” affinché “articoli meglio” gli imperativi di responsabilità di protezione delle frontiere e di “solidarietà” e che “il carico non resti soltanto sui paesi di primo ingresso”. C’è il rischio, però, che le belle parole di Macron siano parte di una tattica ben precisa e mirata a distrarre l’opinione pubblica dai suoi tanti fallimenti interni. L’ex enfant prodige della politica francese non sta attraversando un bel momento. Il dilagare della seconda ondata del Covid-19 ha travolto, forse oltre ogni aspettativa, la Francia ed ha costretto l’Eliseo ad imporre un secondo, duro lockdown in tutto il Paese.
La tenuta economica e sociale della nazione è ora a rischio mentre ci vorranno almeno un paio di settimane per vedere gli effetti delle misure restrittive. I contagi, almeno per il momento, continuano ad essere molto alti mentre le condizioni degli ospedali di Parigi, sempre più saturi e vicini al collasso, destano forti preoccupazioni. La gestione dell’emergenza sanitaria non è stata poi delle migliori. Macron ha esitato a lungo prima di proclamare il lockdown e ciò ha fatto peggiorare, fino a renderla ingestibile, la curva dei nuovi contagi. Il quadro epidemiologico è pessimo e le misure parziali adottate nelle settimane precedenti, come il coprifuoco dalle nove di sera alle sei di mattina adottato dapprima in otto grandi città e poi esteso progressivamente ad altre aree, sembrano non aver sortito particolari effetti. L’uomo solo al comando della Francia, pur con tutte le scusanti del caso, non è riuscito a centrare l’obiettivo che si era prefissato.
Prospettive inquietanti
Lo Spazio Schengen è formato da 26 Paesi che hanno deciso di abolire i controlli alle frontiere comuni ed è abitato da 400 milioni di persone. L’Accordo (stipulato nel 1985) e la Convezione (del 1990) di Schengen ne hanno segnato la nascita ed hanno contribuito ad aprire una nuova fase politica per il Vecchio Continente. L’uscita o quantomeno il ripensamento degli accordi è una delle richieste della leader dell’opposizione Marine Le Pen, a capo del movimento euroscettico e nazionalista del Rassemblement National. Quest’ultima si è infatti scagliata in più occasioni contro la libertà di circolazione in Europa e per questi motivi è stata oggetto di critiche feroci da parte dei movimenti progressisti. Gli attacchi terroristici e la pandemia hanno indebolito Emmanuel Macron, che deve cercare di rinforzarsi in vista delle elezioni del 2022.
Il presidente era stato eletto nel 2017 con un programma europeista e riformista e con l’ambizione di rendere il mercato del lavoro meno rigido. Macron aveva scelto di fondare un nuovo partito dalle tendenze centriste, En Marche!, come alternativa ai conservatori di Les Republicains ed alla sinistra moderata del Partito Socialista. Il presidente ha intenzione di perpetuare il proprio progetto politico anche negli anni a venire, per evitare di essere ricordato come un grande incompleto e come l’artefice di promesse non mantenute. La presidenza di Macron avrebbe dovuto segnare una svolta per l’Europa ma le sue velleità riformiste si sono scontrate contro muri respingenti in grado di infrangerle.
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