Macron, scusa il francesismo: in Ucraina vacci tu

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Al presidente francese Emmanuel Macron va almeno dato atto di una certa tenacia. Da febbraio, a intervalli regolari, pungola gli altri leader europei con quella che sembra essere diventata la sua idea fissa: mandare soldati europei in Ucraina. Sul tema è tornato anche nelle scorse ore, con un’intervista rilasciata al settimanale inglese The Economist. Pensando forse di parlare a un pubblico particolarmente sensibile al tema come quello inglese (versati finora a Kiev 13,3 miliardi in aiuti, oltre a un’influenza politica decisiva com’è emerso nel caso delle fallite trattative del 2022), Macron ha ripetuto i concetti che gli sono cari, arricchendoli di altre considerazioni. Primo: se i russi sfondano il fronte e gli ucraini ce lo chiedono, cosa che finora non è avvenuta, sarebbe legittimo porsi la domanda se inviare soldati in Ucraina”. Secondo: se la Russia vince in Ucraina, passerà a invadere altri Paesi come i Baltici, la Romania, la Moldavia, la Polonia. Terzo: per l’Europa è una questione di credibilità internazionale e in ogni caso i leader europei hanno già cambiato idea rispetto all’inizio della guerra: da aiuti militari limitati siamo via via passati ai carri armati, ai cacciabombardieri e ai missili a lunga gittata, con l’autorizzazione a colpire in territorio russo. Quarto: è una pratica che la Francia ha già applicato nel Sahel, dov’è intervenuta su richiesta di diversi Paesi.

Non sfugge a nessuno che Macron, che è svelto e furbo come un gatto, ha deciso di approfittare delle imminenti elezioni europee per cercare di riportare la Francia al centro della costruzione politica europea. Preso atto del crollo dell’asse-franco tedesco che per molti anni ha condizionato in misura decisiva le sorti della Ue, e del corrispondente vuoto di potere che si è aperto al centro dell’Unione, Macron vuole riempire il buco con… se stesso, o meglio con il suo Paese. Diventare l’alfiere della battaglia per la sicurezza dell’Europa rispetto alle pretese imperialistiche della Russia e il primo promotore di quell’economia di guerra che ora pare così necessaria è indubbiamente un buon modo per riuscirci, o almeno per provarci. Facendo nello stesso tempo fare la figura del mollaccione al cancelliere Scholz (quello che l’ambasciatore ucraino Melnik aveva definito con disprezzo “un würstel di fegato”) e attirando gli applausi dei Paesi più oltranzisti e filoamericani, dai Baltici alla Polonia, quelli che con la guerra hanno ottenuto una grande influenza a Bruxelles e Strasburgo.

Però, come diceva Craxi, prima o poi tutte le volpi finiscono in pellicceria. E le parole di Macron (che Mosca ha accolto con il solito disprezzo che riserva ai politici europei: “Apparentemente, queste frasi di Macron hanno qualcosa a che fare con i giorni della settimana, questo è il suo ciclo”) dimostrano soprattutto una cosa: che l’Europa della crisi con la Russia ha capito poco, e continua a farlo. La prima considerazione è anche la più banale: dal 24 febbraio del 2022, Usa, Ue e alleati vari hanno riversato sull’Ucraina 280 miliardi di aiuti (militari, umanitari e finanziari), alzando nello stesso tempo, come appunto dice Macron, il livello degli armamenti forniti a Kiev. Qual è il risultato? Che stiamo temendo lo sfondamento delle linee ucraine, mentre intanto l’Ucraina dedica il 58% del proprio bilancio alla guerra, sta finendo i soldati tanto che Polonia e altri Paesi stanno pensando di rispedire indietro gli uomini ucraini che risiedono nei loro territori (ma non erano profughi?) e affronta distruzioni senza pari: alla fine del primo anno di guerra la Banca mondiale valutava in 411 miliardi di dollari il costo di una eventuale ricostruzione (tutti i beni russi congelati nella Ue e negli Usa non raggiungono i 300 miliardi), ed è comunque passato un altro anno e mezzo. Mentre intanto la popolazione ucraina rischia di ridursi ai minimi termini. La verità è che questa guerra andava soffocata il prima possibile, quando i russi sembravano in difficoltà e le trattative sembravano ben avviate. Invece no, l’idea è stata: spezziamo le reni alla Russia. Un’escalation, invece di una de-escalation, convinti di vincere facile, e adesso eccoci qua con l’economia di guerra e armiamoci e partite.

Seconda considerazione: come si fa a dire che i russi, una volta ottenuta la vittoria in Ucraina, invaderebbero altri Paesi? Se avessero ottenuto il loro scopo, cioè la vittoria in Ucraina, perché i russi dovrebbero invadere Paesi che fanno parte della Nato, quindi mettersi in guerra con un’Alleanza che già prima di questa guerra contava per il 57% della spesa militare planetaria? Perché dovrebbero entrare in guerra con gli Usa, l’altra potenza nucleare, anche se per interposta Nato? Il tutto dopo aver combattuto una guerra durissima in Ucraina? Si tratta evidentemente di un’ipotesi insensata, da cui che delle politiche del Cremlino si ha una visione approssimativa. Dopo le esitazioni iniziali (il tentativo di Blitzkrieg per far scappare Zelensky, le difficoltà con la prima controffensiva ucraina), man mano che la guerra procedeva e il quadro politico globale si chiariva, la dirigenza russa ha deciso di approfittare di questa crisi per ridisegnare gli equilibri mondiali, assecondati da Paesi (Cina, Turchia, India, Arabia Saudita…) che, in un modo o nell’altro, condividevano lo stesso proposito. È per questo che le sanzioni economiche non hanno funzionato. Ma Macron e i politici come lui si rifiutano di vederlo e continuano a parlare come se l’Europa fosse una potenza, cosa che non è. E sempre meno lo sarà, considerato anche il guinzaglio energetico che si è fatta mettere al collo dagli Stati Uniti.

Terzo: Macron parla di mandare soldati europei in Ucraina ma non dice mai a fare che. La presenza, anche sul campo, di “consiglieri” militari della Nato è un segreto di Pulcinella, tutti sanno che da anni sono presenti in Ucraina. Macron ne vuol mandare di più? Oppure vuole mandare contingenti di soldati europei a combattere contro i russi? A rigor di logica, se davvero si vuole rimediare ai problemi sul campo di battaglia e soprattutto rovesciare l’iniziativa politica della Russia, sarebbe questa l’unica soluzione con un qualche senso logico. Certo, vorrebbe dire entrare in guerra con la Russia, cosa che non vuole nessuno, da Biden a Scholz a qualunque altro leader europeo. E se chiedete a Macron, anche lui vi dirà che non lo vuole. Dunque?

Quarto: Macron cita come esempio gli interventi militari della Francia in Africa, in particolare nel Sahel. Ma proprio nel Sahel negli ultimi tempi c’è una lunga fila di Paesi (Gabon, Ciad, Mali, Burkina Faso, Niger) che i francesi li stanno rimandando a casa senza tanti complimenti, i soldati come gli ambasciatori. E se c’è qualcosa che, a livello di politica internazionale, sta andando in mille pezzi è proprio la cosiddetta Francafrique. E di nuovo, si ha la sensazione che, fondamentalmente, i politici europei non riescano a capire che il mondo è cambiato e che le vecchie ricette non servono più, o servono a poco. Per cui, caro Macron, scusa la franchezza ma in Ucraina vacci tu. E intanto che vai, noi proviamo a farci venire in mente una soluzione un po’ più moderna ed efficace. Per esempio lavorando su quello che in realtà è il vero problema: proteggere l’Ucraina e il suo diritto alla sicurezza, anche con un “ombrello” Nato (come hanno avuto per decenni Svezia e Finlandia prima di entrare a pieno titolo nell’Alleanza), senza far finta che la Russia non esista e non abbia a sua volta preoccupazioni di sicurezza.

Fulvio Scaglione