Una parte non secondaria della rilevanza della Francia sulla scena internazionale è stata strettamente legata, storicamente, alla capacità di Parigi di sfruttare il soft power derivante dalla diffusione della lingua francese e della sua cultura di riferimento nel mondo. La lingua, nell’epoca della globalizzazione, è asset strategico di primaria importanza, come scrivevamo nelle scorse settimane riferendoci al caso dell’italiano e delle sue potenzialità non sfruttate

Il Presidente francese Emmanuel Macron, che nella sua agenda internazionale ha iscritto la volontà di rilanciare l’influenza di Parigi negli scenari di massimo coinvolgimento, non è affatto intenzionato a veder sfuggire l’occasione di poter consolidare la rilevanza mondiale dell’idioma del suo Paese, che nel corso del XX secolo è andato via via tramontando in quanto a influenza globale, venendo gradualmente soppiantato dall’inglese, ma per fattori di natura politica e demografica potrebbe giocare un ruolo importante nel corso del XXI secolo.

La demografia traina la lingua francese: il caso dell’Africa

Le statistiche ufficiali del governo di Parigi fissano in 220 milioni il numero di persone che, su scala globale, parlano la lingua francese, idioma ufficiale di 29 Paesi. Nel corso del XXI secolo, in ogni caso, tale numero è destinato a dilatarsi esponenzialmente, sulla scia della crescita demografica dei  Paesi africani facenti un tempo parte dell’architettura imperiale francese. Nel 2050, secondo i dati del governo, le persone francofone nel mondo saranno 700 milioni, l’80% delle quali concentrate in Africa.

Cogliendo la palla al balzo, Macron ha profuso molti sforzi nel rilancio dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia, fondata nel 1970, che riunisce 55 membri tra Stati sovrani (tra cui Canada, Egitto, Bulgaria e Romania, oltre ovviamente agli Stati sorti sui territori dell’impero coloniale) e entità autonome (come la Valle d’Aosta e la comunità francofona belga). A tal proposito, il Presidente ha nominato la scrittrice Leïla Slimani a rappresentante della Francophonie , “ambasciatrice” della lingua francese nel mondo, a testimonianza della serietà del coinvolgimento governativo nella promozione dell’idioma transalpino.

La lingua francese come perno per il rilancio dell’influenza di Parigi in Africa

Francesco Maselli ha scritto su Il Foglio che Macron è molto consapevole del ruolo che la lingua francese può giocare nel riattivare l’influenza diplomatica del suo Paese nel continente africano, destinato ad acquisire sempre maggiore rilevanza economica e strategica nei prossimi decenni. Nel corso del suo ultimo viaggio in Africa, Macron ha dichiarato che la sua lingua “non è unicamente francese. Anzi, è più africana che francese: ha il suo baricentro da qualche parte tra Kinshasa e Brazzaville molto più che tra Parigi e Moutaban”.

La visione del Presidente non è condivisa da numerosi scrittori francofoni di origine africana, che hanno identificato le mosse di Macron per il rilancio della lingua francese come il cavallo di Troia di una nuova politica neocoloniale. Tra questi, come riporta il Guardianil più attivo è Alain Mabanckou, che ha inviato una lettera aperta a Macron e accusato i governi di Parigi di sfruttare i summit della Francofonia come occasioni per influenzare e portare dalla propria parte i leader africani. Di sicuro, Macron ha capito l’importanza della lingua nel mondo globalizzato: il suo disegno è ampio e ambizioso, ma prima di sapere quanto la lingua francese potrà contribuire al futuro sviluppo delle politiche internazionali di Parigi bisognerà capire come le mosse del Presidente saranno recepite nel continente che più di tutti incarna il futuro dell’idioma.