“Il mio obiettivo è quello di far uscire tutte le persone che non hanno niente da fare qui”: questa frase è stata pronunciata da un’importante personalità politica francese al settimanale Valeurs Actuelles, foglio noto per le sue posizioni di destra. Sembrerebbe dunque un’intervista fatta ad un dirigente di Rassemblement National o alla stessa Marine Le Pen. E invece quella frase è nientemeno che del presidente francese Emmanuel Macron. Proprio colui che per mesi ha bacchettato l’Italia a guida gialloverde per le posizioni sull’immigrazione, adesso ha iniziato a vestire i panni di chi vuol usare il pugno di ferro contro gli immigrati irregolari.

Il nuovo piano di Macron

Nell’intervista citata il presidente francese ha voluto illustrare quanto previsto dalla nuova legge relativa alla gestione dei flussi migratori. Si torna a parlare, come negli anni di Valéry Giscard d’Estaing, di quote. Ossia, si fanno entrare solo quei gruppi di migranti che realmente servono per mandare avanti l’economia francese. Un metodo, hanno spiegato negli ultimi giorni diversi quotidiani transalpini, già usato in passato con gli italiani oppure con i migranti provenienti dall’est Europa. Quando diventava evidente la mancanza di manodopera o di francesi che volevano o potevano fare i lavori più usuranti, allora tra gli anni Settanta e la parte finale degli anni Ottanta si accettavano quote di italiani che arrivavano dal Belgio o direttamente dal nostro Paese, oppure di polacchi e bulgari che riuscivano ad attraversare la cortina di ferro.

Il primo ministro Édouard Philippe è apparso più moderato nei giorni scorsi nel descrivere la riforma. Per il capo del governo francese, la legge servirà “solo” a disciplinare meglio l’immigrazione ed a gestire soprattutto quella dei cosiddetti migranti economici. Ossia, chi verrà da Paesi in guerra o dimostra di avere esigenze umanitarie particolari, verrà fatto entrare. Tutti gli altri invece verranno fatti entrare a seconda delle necessità. Interverranno cioè i meccanismi delle quote: sentite le parti sociali e gli enti locali, in base alle esigenze di un determinato territorio il governo, di anno in anno, stabilirà quanti migranti potranno entrare in territorio francese.

Macron, che ha tutto l’interesse a non mostrarsi troppo debole sul fronte migratorio, specie adesso che gilet gialli e scioperi hanno ripreso ad imperversare, sta presentando il giro per il Paese questa riforma come vittoria dello Stato di diritto, del rispetto delle regole e del principio secondo cui può arrivare in Francia solo chi può rendersi utile. Discorsi che, a ben vedere quanto dichiarato durante la campagna elettorale del 2017 che lo vedeva contrapposto a Marine Le Pen, oggi appaiono all’opposto del suo pensiero originario.

Linea dura (e non è la prima volta)

Sull’immigrazione pare che Macron abbia iniziato a sparigliare le carte. Lo scorso mese, alla vigilia della sua visita presidenziale presso il dipartimento d’oltremare di Mayotte, l’inquilino dell’Eliseo aveva promesso un grande giro di vite contro i migranti irregolari. Nell’arcipelago dell’oceano indiano, che ogni anno deve fronteggiare l’arrivo di migranti dalle vicine Comore e da altri paesi africani, il tema dell’immigrazione è molto sentito. Prima di mettere piede nel dipartimento d’oltremare, Macron ha promesso un piano per espellere almeno 25mila migranti irregolari.

Un’affermazione che, se pronunciata nella Francia continentale, avrebbe fatto urlare allo scandalo. Oggi la strategia della linea dura, abbinata a quella delle quote inserite nella legge sull’immigrazione, sembra essere definitivamente entrata nel gergo politico del presidente francese.

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