A poche settimane dalla trionfante ascesa all’Eliseo, e a pochi giorni dall’ottimo risultato alle elezioni legislative, la rivoluzione di Emmanuel Macron si trova a dover scontare subito una crisi irrefrenabile. Tre ministri sono stati costretti alle dimissioni nel giro di neanche ventiquattro ore. Tre ministri, tutti dell’area centrista, legati al MoDem o esponenti del moderatismo europeo, e tutti invischiati in un’inchiesta sul presunto utilizzo indebito di fondi del Parlamento europeo per pagare propri dipendenti senza che questi lavorassero davvero. Tutti collaboratori, amici e assistenti che a Strasburgo non hanno mai messo piede ma che sarebbero figurati come dipendenti del partito nella loro rappresentanza europea. La stessa accusa che fu rivolta al Front National durante la campagna elettorale e che vide Marine Le Pen perdere l’immunità parlamentare per essere giudicata di fronte alla giustizia francese.
La questione per Macron è certamente rilevante. Non lo è solo sotto il piano prettamente politico e istituzionale, ma anche sotto il profilo della credibilità del proprio mandato. Per quanto riguarda la questione dei rapporti politici, la rinuncia all’incarico di Sylvie Goulard, François Bayrou e Marielle de Sarnez è un vero e proprio terremoto all’interno del movimento centrista di Macron, e della sua alleanza con i MoDem. Non solo ha perso tre ministri, cosa di per se già molto negativa, ma ha soprattutto perso pedine fondamentali nello scacchiere istituzionale che aveva voluto architettare. Il MoDem è stato l’unico partito con cui Macron ha voluto siglare un’alleanza politica, ed è stata un’alleanza fondamentale per la conquista di un’ampia maggioranza alle legislative. Tanto era stata importante questa alleanza, che i MoDem hanno ottenuto come garanzia dell’accordo due dicasteri fondamentali per i due leader principali del movimento: François Bayrou, fondatore del movimento centrista, aveva ottenuto il Ministero della Giustizia; Marielle de Sarnez, vicepresidente e cofondatrice del movimento di Bayrou, aveva ottenuto gli Affari Europei.
Tutto sembrava funzionare per il meglio, fino a quando, il 9 giugno, la Procura di Parigi decide di aprire un’indagine su una presunta truffa al Parlamento europeo. Da quel momento, a catena, l’alleanza con i MoDem diventa per Macron non più un fattore di stabilità del suo mandato, ma una spada di Damocle sulla testa del nuovo titolare dell’Eliseo. L’arrivo degli avvisi di garanzia per tre ministri del nuovo esecutivo di Édouard Philippe sarebbe stato un qualcosa di insostenibile, soprattutto se a essere indagato è proprio il Ministro della Giustizia che avrebbe dovuto seguire la legge fortemente voluta da Emmanuel Macron sulla cosiddetta “moralizzazione” della politica. Ed è proprio il profilo della credibilità quello che interessa maggiormente al presidente francese, forse anche più dell’accordo politico. Ora che siede sul trono dell’Eliseo e che sta faticosamente risalendo nella popolarità, dopo che le elezioni presidenziali avevano dimostrato un certo distacco del popolo francese, avere tre ministri indagati non è certo un grande risultato.
Per Macron si tratta di una tempesta inaspettata che si è abbattuta sul suo governo e sulla rivoluzione arancione targata En Marche. Ci si aspettavano momenti di tensione dovuti alla novità politica e al doversi abituare alle logiche di Palazzo, ma le dimissioni a catena o le rinunce all’incarico, sembravano doversi escludere. Eppure, nonostante tutto, per Emmanuel Macron potrebbe esserci ancora spazio per ottenere qualcosa da queste dimissioni. Il motivo è da rintracciare in chi si è dimesso: due leader dei MoDem. Con la sicurezza di un’amplissima maggioranza in Parlamento e con due ministeri vacanti, Macron può riuscire in quello che oggi rappresenta il su primo obiettivo politico: abbattere il centrodestra. E lo potrebbe fare cercando di portare nel suo governo personaggi di spicco dell’area affine ai Repubblicani. Non una missione facile, ma neanche impossibile. Qualora riuscisse nell’intento, Macron potrebbe ottenere quello che già ha conquistato con i Socialisti: corroderli dall’interno e dividerli fino a farli scomparire. Se riuscisse a farlo anche con i Repubblicani, per Macron e il suo movimento En Marche sarebbe davvero la garanzia di un impero duraturo su tutto la politica francese.