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Politica

Macron a palazzo con ZuckIn piazza scoppia la protesta

Situazione complicata in Francia dove Emmanuel Macron è intenzionato a portare avanti le sue riforme nonostante la protesta sindacale si faccia più intensa. Una “marea popolare” contro Macron “Marea popolare” è stata chiamata la folla scesa in piazza durante questi...

Situazione complicata in Francia dove Emmanuel Macron è intenzionato a portare avanti le sue riforme nonostante la protesta sindacale si faccia più intensa.

Una “marea popolare” contro Macron

“Marea popolare” è stata chiamata la folla scesa in piazza durante questi giorni di protesta in 140 città francesi. Sui numeri reali dei manifestanti ci sono in realtà i soliti dubbi. Da parte sindacale si parla infatti di oltre 80.000 presenze nella sola Parigi. La polizia ridimensiona il quadro, asserendo non più di 20.000 persone. Aldilà dei meri numeri, ciò che conta è la mobilitazione in blocco di diversi settori lavorativi.





Un movimento di protesta che in realtà prosegue pressoché ininterrottamente dall’insediamento di Emmanuel Macron all’Eliseo, circa un anno fa, e promette di continuare fino all’estate con 36 giorni di totale astensione lavorativa spalmati su tre mesi. Gli ultimi settori ad essersi fermati sono stati l’aereonautica e le ferrovie. Ciò che ha spinto le proteste di questi ultimi sono state le riforme annunciate dal nuovo inquilino dell’Eliseo per “semplificare”, “ridurre i costi” e “aumentare la competitività” dell’apparato pubblico.

Un gergo che nell’Unione europea è diventato, a torto o a ragione, sinonimo di privatizzazioni selvagge e mal gestite, legate ad una facilitazione dei licenziamenti, con una parallela compressione salariale. Se il pacchetto di riforme di Macron porterà a questo scenario, lo si potrà dire solo tra qualche anno, con numeri attendibili alla mano.

Il gotha della Silicon Valley a colloquio con Macron

Nel frattempo il numero uno di En Marche! Sembra proseguire spedito, non curandosi troppo di quello che succede per le strade. Il disegno di riforma politica ed economica dell’enfant prodige è già in realtà ben oltre lo scoglio rappresentato dalle organizzazioni sindacali francesi. Emmanuel Macron ha infatti ricevuto negli ultimi giorni tutti i più alti rappresentanti delle principali aziende tecnologiche della Silicon Valley. A colloquio all’Eliseo si sono così succeduti Marck Zuckerberg, appena reduce al tour mondiale di scuse, Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, Ginni Rometty, presidente di IBM e Dara Khosrowshahi, amministratore delegato di Uber.

Diversi gli argomenti trattati nell’agenda di questi incontri. Anzi, c’è poca chiarezza su cosa veramente sia stato detto dal Presidente francese ai rappresentanti del gotha della tecnologia. Secondo il The Guardian, per esempio, l’incontro è stato il pretesto di Macron per ridefinire il sistema di tassazione legato ai colossi dell’high-tech. Regolamentazione e governance internazionale per evitare un regime di tassazione eccessivamente favorevole verso le multinazionali digitali. Queste sarebbero state le richieste di Macron ai suoi ospiti, insieme ad un non ben definito invito a lavorare prendendo ben in considerazione le conseguenze sociali per i cittadini.

La Francia è pronta a diventare una startup nation

A dare un quadro leggermente diverso dei colloqui ci pensa agi.it, che parla invece di una vera e propria volontà espressa da Macron di trasformare la Francia in una “startup nation”. Nessun rimprovero o raccomandazione quindi, ma solo la volontà di collaborare assieme per trasformare il tessuto economico francese. E, a conferma di questa versione, ci sarebbe il recente annuncio proprio di IBM per l’assunzione di quasi 2000 esperti in Intelligenza Artificiale in Francia. Anche Facebook e Google hanno intenzione di spostare molti uffici a Parigi. Un’apertura testimoniata anche dall’organizzazione della fiera “Viva la tecnologia”, tenutasi in questi giorni proprio nella capitale francese.

Quest’esaltazione acritica delle nuove frontiere tecnologiche stride però molto con lo scenario paventato da Jack Ma, uno che di rivoluzione digitale se ne intende parecchio. Questa “startup nation” è infatti un prodotto fruibile solo per un certo tipo di persone, istruite e specializzate in determinati settori dell’informatica digitale. Il resto della popolazione, come preconizzato sempre da Jack Ma, ne rimarrebbe totalmente escluso. Il prossimo step starà dunque nel comprendere quale tipo di Presidente vorrà essere Macron, se di tutti i francesi, o se solo per una ristretta parte di essi.

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