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Tanto tuonò che piovve. Almeno per Marine Le Pen che potrebbe appuntarsi una coccarda al petto dopo vent’anni di sforzi. L’appello alla responsabilità rivolto da Emmanuel Macron a tutti i partiti per invitarli al “dialogo” e al “compromesso” davanti a un’Assemblea nazionale senza maggioranza la dice lunga sull’impasse del momento e su quanto potrebbe essere ardito l’alambicco messo su per tenere insieme la legislatura. Il quotidiano Le Monde, che dalla scorsa domenica non molla per nulla il tema della contrattazione parlamentare, osserva che “il presidente e il suo partito non hanno escluso il Rassemblement National come interlocutore legittimo, anche a rischio di istituzionalizzarlo”. Per il presidente si profilerebbe un incubo da contrappasso: andare a Canossa verso quello che è stato il bersaglio preferito in campagna elettorale.

L’appello al compromesso

Vede un “Macron isolato dopo il no delle opposizioni” Le Figaro, nella sua apertura sullo “stallo politico che rimane” dopo l’irricevibilità con cui l’appello del presidente al dialogo è stato respinto tanto dai Republicains, ritenuti i più papabili, quanto l’estrema destra del Rassemblement National e l’estrema sinistra della Nupes. Il giornale ha commissionato un sondaggio, da cui risulta che l’83% dei francesi ritiene il presidente indebolito dal risultato elettorale, il 70% imputa a una diretta responsabilità la perdita di una maggioranza all’Assemblea nazionale, e il 57% non desidera più Elizabeth Borne come premier. L’accusa rivolta da cittadini e partiti radicali è quella di “invertire i ruoli con l’opposizione”: in questa nuova assemblea, infatti, si rischia di non comprendere più chi è cosa: è questa l’accusa feroce che giunge dagli esponenti di La France Insoumise.

Macron, mercoledì scorso, ha implorato i partiti di opposizione di fare “compromessi” per “il bene dell’unità nazionale”. Ma ha anche chiesto l’emergere di alleati, affermando che Ensemble! dovrà “ampliare” la sua portata in parlamento, sia “costruendo un accordo di coalizione o creando maggioranze”. Lo spirito di compromesso si sta però rivelando evanescente: nessun partito ha raccolto l’offerta. Qualcuno, da dentro, frena su certe ipotesi peregrine: “Lasciatemi essere assolutamente chiaro, non può esserci alcuna alleanza, nemmeno circostanziale, con RN, tuona a radio Europe 1 il ministro per l’Europa di Macron, Clément Beaune. “Non abbiamo idee in comune”.

Un’opportunità storica per Marine Le Pen

La difficoltà maggiore che Macron si trova ora ad affrontare è lo scollamento (e la coerenza) tra la tendenza degli elettori francesi a presentarsi in massa per votare contro l’estrema destra al ballottaggio presidenziale e i risultati di domenica scorsa. Qualsiasi manovra di palazzo, anche la più ardita e riuscita, rischia ora di infiammare le piazze. Appurato che dai vecchi Repubblicani non si giungerà a nulla, le mosse attorno alla Le Pen ne rinforzano il risultato politico, nonostante sia numericamente inferiore a quello di Nupes: quest’ultima è un’alleanza di partiti, non un unico partito che può votare unito e compatto. RN invece lo è.

Le Pen sarà uno dei pochi grandi nomi che siederanno all’Assemblea nazionale di questa legislatura ed è ben intenzionata a sfruttare questa congiuntura storica come piattaforma principale del suo partito. La consegna della leadership della RN al suo delfino ventiseienne Jordan Bardella, per concentrarsi sulla guida del suo blocco dei parlamentari, ne è la prova. Non solo, ma in queste ore è palese come la campagna del 2027 sia già iniziata: come sostiene Jim Shields, professore di politica francese alla Warwick University, “Le Pen è intenzionata a proiettare un’immagine di rispettabilità e ad usare la sua inaspettata forza parlamentare per consolidare le sue credenziali di seria statista nazionale già in vista della corsa presidenziale del 2027″.

Che tipo di compromesso?

Ma che risultato dovrebbe avere questo corteggiamento, nessuno lo sa. Tantomeno la guisa politica attraverso cui costruire questa solidarietà nazionale. Le Pen sa che questa è un’occasione epocale: non tanto per “stare” nelle cose, ma ritagliarsi il ruolo di salvatrice della patria, mettendo da parte un credito spendibile in futuro. Quindi non è così improbabile immaginare che la leader di RN abbandoni l’idea di un’opposizione fisiologica per lavorare con il governo su questioni che sono in linea con l’agenda del suo partito. Ma se un patto con l’estrema destra sembra essere quanto di più perverso per gli abitanti di Macronia, nel frattempo, l’agenda della nuova assemblea ne incalza i membri. La prima riunione della XVI legislatura sarà martedì 28 giugno, alle 15, con la prima sessione pubblica che sarà presieduta dal decano dei deputati, in questo caso José Gonzalez (RN), assistito dai sei deputati più giovani. Nel corso di tale sessione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale sarà eletto a scrutinio segreto. Durante la loro seconda sessione pubblica, saranno nominati i 22 membri dell’ufficio dell’Assemblea nazionale, una sorta di consiglio direttivo dell’ente, che assume forma collegiale (i sei vicepresidenti dell’Assemblea nazionale Assemblea, tre questori, i dodici segretari, ecc.). La composizione dell’Ufficio di presidenza dovrebbe normalmente riflettere la configurazione politica dell’Assemblea.

In queste ore, dopo essere volato a Bruxelles, dove ha raggiunto i capi di Stato e di governo dell’Unione europea riuniti in vertice, Macron tornerà a Parigi in serata e, secondo le indiscrezioni di Politico, non si lascerà scappare l’occasione per inviare un nuovo messaggio alle opposizioni. “Ci sono tanti modi di esprimersi”, hanno confidato dall’Eliseo, non confermando un vero e proprio discorso ma lasciando intendere che il presidente manterrà in qualche modo alta la pressione per sbloccare l’impasse.

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