La République en Marche (Lrem), il partito politico fondato dal presidente francese Emmanuel Macron nel 2016, ha perso la maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea Nazionale, la Camera Bassa del Parlamento. La causa è da ricercare in una scissione che ha coinvolto il gruppo parlamentare del movimento. Sette deputati hanno infatti deciso di fondare un nuovo partito, “Ecologia, Democrazia e Solidarietà”, che perseguirà “politiche ambientaliste e di giustizia sociale” e che non si schiererà ne con la maggioranza ne con l’opposizione. La forza politica guarda a sinistra, come appare evidente dalle parole di alcuni dei suoi membri: Aurélien Taché, ad esempio, si è definito “una persona di sinistra e per continuare ad esserlo devo abbandonare La République en Marche”. I capigruppo di “Ecologia, Democrazie e Solidarietà” saranno Paula Forteza e Matthieu Orphelin. Quest’ultimo è legato all’ex ministro dell’Ambiente Nicolas Hulot, che aveva abbandonato l’esecutivo perché deluso dalle azioni della presidenza sul cambiamento climatico e sulle energie rinnovabili.

Un percorso più complesso

La République en Marche si ritrova con 288 scranni, uno in meno dei 289 necessari per avere la maggioranza assoluta e lontana dai 314 seggi ottenuti alle parlamentari del 2017. Macron può contare sul supporto dei centristi del MoDem, alleati di governo, che consentono alla maggioranza presidenziale di raggiungere quota 342. Questo, però, indebolirà il presidente, che si troverà costretto a mediazioni e compromessi negli ultimi due anni del suo mandato. Diversi Ministri hanno criticato gli scissionisti accusandoli di non aver ascoltato i richiami all’unità nazionale fatti dal presidente Macron durante l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19. Il Ministro delle Finanze Bruno le Maire si è dichiarato “dispiaciuto per il fatto che alcune persone vogliano riaprire le divisioni tra destra e sinistra quando si pensava che i francesi se le fossero lasciate alle spalle nel 2017”. Quanto è accaduto potrebbe rivelarsi un duro colpo alla presidenza Macron, già segnata dagli scioperi e dalle dimostrazioni dei gilet gialli.

Le prospettive

La Francia è una repubblica semi-presidenziale ed il Primo Ministro, nominato dal Capo di Stato, può venire rimosso da un voto di sfiducia dell’Assemblea Nazionale. Il Presidente della Repubblica può però contare su ampi poteri nell’ambito della politica estera e della sicurezza nazionale. Sembra improbabile, dunque, che la scissione possa compromettere del tutto l’operato di Emmanuel Macron. Sullo sfondo, però, c’è l’ombra minacciosa de Rassemblement National, il movimento di destra radicale guidato da Marine le Pen, che punta ad una vittoria clamorosa alle presidenziali del 2022. Marine Le Pen potrebbe approfittare delle difficoltà di Macron per riguadagnare il centro dell’agone politico e provare a scalzarlo nelle future consultazioni. A sinistra, invece, potrebbero essere i Verdi a rosicchiare, nei prossimi mesi, una certa percentuale di consensi al leader dell’Eliseo. Macron dovrà elaborare, nel più breve tempo possibile, una strategia politica convincente qualora voglia ripresentarsi, con possibilità di vittoria, ai prossimi comizi elettorali. La crisi economica scatenata dal Covid-19, di certo, non lo aiuterà in questa impresa.

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