Emmanuel Macron non si dà per vinto. La Libia è ancora una partita aperta e il presidente francese sta facendo di tutto per evitare di rimanere escluso da una transizione che interessa a Parigi più di ogni altra cosa. Ed è per questo motivo che l’Italia non può ritenersi ancora tranquilla, nemmeno a pochi giorni dalla conferenza di Palermo con cui spera di prendere in mano la situazione e scalzare definitivamente il governo francese dalla leadership sul Paese nordafricano.

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In queste ore, l’emittente libica Al Ahrar ha annunciato che il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha invitato alcuni alti esponenti della città di Misurata a Parigi per l’8 novembre. L’obiettivo di Parigi, a detta del’emittente libica, è quello di “discutere l’uscita dalla crisi libica e il successo dell’operazione elettorale”.

Tra gli invitati ci sarebbero deputati, consiglieri comunali e alcuni ufficiali. Fra questi, Abo al Qassim Kozeit, membro dell’Alto consiglio di Stato, i deputati Soleiman Elfaqih e Mohammed Erraid, i consiglieri Ali Bousseta e Ettaher Elbaour, e gli ufficiali Salha Juha e Mohammed Eddarrat.

L’idea è che Parigi stia intessendo una fitta trama di incontri non per far saltare la conferenza sulla Libia promossa dal governo italiano in coabitazione con gli Stati Uniti, ma di renderla sostanzialmente priva di conseguenze politiche. La Francia ha capito che non può non accettare il ruolo dell’Italia. Donald Trump e Vladimir Putin hanno già garantito al governo di Giuseppe Conte il sostegno per la conferenza siciliana. Ma questo non significa che Macron abbia deciso di interrompere la sua sfida all’Italia. Anzi, i prossimi giorni potrebbero essere particolarmente importanti per comprendere le vere mosse dell’Eliseo.

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Il giorno prima del vertice di Palermo, che inizierà il 12 novembre, a Parigi si incontreranno Trump, Putin e Macron. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto che i due presidenti potrebbero incontrarsi per discutere della questione del Trattato Inf, dopo che Trump ha minacciato di abbandonare l’accordo. Ma è del tutto evidente che, essendo il presidente francese a dirigere gli incontri, la Libia sarà tema centrale. E il fatto che Macron abbia sia Putin che Trump come suoi ospiti mentre i due leader non andranno a Palermo per la conferenza libica, è un segnale abbastanza interessante sul fatto che la partita non sia ancora chiusa.

Per ora, la Russia ha confermato che manderà a Palermo una personalità adeguata. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha garantito che “la Russia sarà rappresentata a un livello adeguato”. Ma con molta probabilità Mosca invierà a Palermo il primo ministro Dmitri Medvedev e non il presidente russo. Mentre sulla presenza del leader americano ci sono ancora dei dubbi. Si è parlato di Mike Pompeo, ma non si hanno certezza sul capo della Casa Bianca. Anche se Conte spera nella sua presenza anche per dimostrare che la cabina di regia coordinata fra Italia e Stati Uniti sul Mediterraneo allargato sia una realtà non solo formale, ma anche sostanziale.

Il problema è che Macron non si darà per vinto. Le ultime settimane stanno evidenziando un rinnovato attivismo di Parigi. Ed è per questo che il governo italiano ha messo in campo tutte le armi della sua diplomazia per regolar i conti prima della conferenza di Palermo. Le visite a Roma di Fayez al Serraj e Khalifa Haftar sono state particolarmente importanti, così come l’incontro fra Conte e Putin a Mosca e gli arrivi di altri importanti leader libici nella capitale italiana. Ma la Francia è lì, pronta a colpire.

L’idea delle elezioni non è ancora stata del tutto accantonata, nonostante le continue bocciature di Nazioni Unite e altri Stati. Però è evidente che Macron non cederà troppo presto alla sua peggiore sconfitta diplomatica. La Libia è un Paese troppo importante per darla vinta all’Italia. E il governo giallo-verde è quanto di più distante dall’Eliseo, anche dal punto di vista europeo.