La geopolitica della corsa allo spazio
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Che per Emmanuel Macron non sarebbe stata una passeggiata, lo si era intuito già subito dopo i risultati del primo turno delle presidenziali. Il capo dell’Eliseo era stato riconfermato, certo, ma il prezzo in termini politici era stato alto. Rassemblement National di Marine Le Pen aveva ottenuto un numero di voti estremamente importante. Jean-Luc Mélenchon, vecchio leone in ascesa della sinistra francese, ha strappato percentuali altissime. Macron ha vinto, ma ha soprattutto evitato di perdere. Il ballottaggio ha poi avuto un risultato abbastanza scontato: ma quel primo turno era stato il vero campanello d’allarme generale.

La Francia va al voto per l’Assemblea Nazionale con queste premesse, cioè quel primo turno che ha sancito la nascita di un forte blocco di sinistra, una destra più radicale che non perde consensi, un partito repubblicano che cerca di sopravvivere e un partito macroniano, di centro, che dovrebbe essere il primo partito a pari merito con quello di Mélenchon. Una situazione che potrebbe cambiare con i ballottaggi, ma che di certo consegnerebbe un Paese molto diviso al suo interno, senza una vera forza trainante, e con Macron che dovrebbe comunque trovare l’accordo con quel partito che gli permetterà di realizzare parte delle riforme volute in campagna elettorale o programmate dal mandato precedente. Il rischio, almeno secondo i sondaggi, è che il presidente non riesca a ottenere la maggioranza assoluta, la cui soglia è fissata a 289 seggi. A meno di clamorosi cambiamento tra primo e secondo turno, la forbice di parlamentari che dovrebbe ottenere il partito del presidente si attesterebbe tra i 270 e i 305. Uno scenario preoccupante per il capo dello Stato, che viene da un’Assemblea con una solida maggioranza di 341 deputati, abituato quindi a non avere il continuo pericolo di una palude parlamentare per ogni proposta di legge.

L’ipotesi più probabile, dopo questa tornata elettorale, è che Macron debba invece iniziare a fare accordi con gli altri partiti su questioni che in Francia non sono affatto secondarie. In primis la riforma delle pensioni, con Mélenchon che è già pronto a fare la barricate contro l’aumento dell’età pensionabile e che potrebbe essere un cavallo di battaglia in grado di incidere su tutta la legislatura. Non a caso lo stesso capo dell’Eliseo, consapevole di dover gestire questo problema, ha già detto di essere pronto a “cambiare metodo di governo” per una maggiore collaborazione tra partiti e parti sociali. L’unico movimento in grado di poter dare un sostegno alle proposte di Macron è quello repubblicano, uscito più che indebolito dalle presidenziali. Ma non è certo un supporto utile a pacificare il Paese né a garantire una solida maggioranza.

La Francia ribolle. L’astensionismo, che potrebbe addirittura superare la maggioranza degli elettori, indica che il malcontento e la disaffezione sono ormai radicati in tutto il tessuto sociale. Qualche osservatore punta anche sul clima vacanziero, con il caldo che avrebbe portato tanti francesi a disertare quantomeno il primo turno in vista dei ballottaggi. Ma l’impressione è che il nodo sia più che altro di rapporto con la politica, ormai disarticolato. E anzi l’astensione rischia di creare delle strane triangolazione elettorali tra primo e secondo turno ribadendo anche la possibilità di un exploit delle forze più radicali, che già sanno in ogni caso di aumentare le proprie truppe di deputati. Sia a destra che a sinistra.

Alla disaffezione, si aggiunge poi la rabbia. Tra scioperi e proteste di vario genere, l’estate si preannuncia bollente. Le pensioni, come detto in precedenza, sono già lì come una spada di Damocle. Gli ultimi episodi che hanno riguardato l’ordine pubblico, come la pessima gestione della finale della Champions League a Parigi ma anche alcuni fatti di cronaca legati agli interventi della polizia, hanno ribadito che la sicurezza è ancora un tema fondamentale nella politica francese e soprattutto un nodo da sciogliere. La percezione è che esista un problema legato alla sicurezza, e non è un caso che Mélenchon, nei giorni scorsi, abbia rilanciato un tweet con un suo comizio in cui ha ricordato: “Siamo a 4 morti in 4 mesi per essersi rifiutati di obbedire, tra cui una giovane donna di 21 anni, uccisa da un proiettile in testa. Ricostituiremo l’Ispettorato Generale della Polizia Nazionale e ripristineremo la polizia locale. È urgente”. In caso di nuove ondate di proteste, si agigungono anche questi pericoli di tenuta degli apparati di polizia. E il neonato governo non appare in grado di mantenere ben salda la barra del timone vista anche la questione della maggioranza parlamentare.

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