C’è un arcipelago appartenente al territorio francese che ha gli stessi problemi di Lampedusa, in primo luogo perché costituisce principale porta di ingresso in un territorio europeo. Non si trova però nel Mediterraneo, bensì nell‘Oceano indiano: qui, in una fascia di mare che va dal Madagascar alle coste dell’Africa orientale, sorgono le isole denominate “Grande Terre” e “Petite Terre”, che compongono l’arcipelago di Mayotte. Geograficamente e in gran parte culturalmente, queste due isole complessivamente grandi poco più di 300 chilometri quadrati, appartengono al vicino arcipelago di Comore. Solo che nel 1974, nel momento dell’indipendenza dalla Francia, si sono staccate dal resto della compagnia e nel 2011 sono diventate dipartimento d’oltremare francese. Vuol dire cioè che compongono un territorio amministrato direttamente da Parigi, in cui vige lo stesso ordinamento che vale in tutte le regioni dell’esagono.

Dalle isole vicine, così come dal Madagascar e dalla regione dei grandi laghi, da anni arrivano migranti attratti dalla possibilità di entrare in un territorio politicamente europeo. Il fenomeno ha assunto proporzioni decisamente rilevanti: Mayotte, paragonabile per dimensioni all’isola d’Elba, ufficialmente ha 256mila abitanti, ma in realtà per via della presenza di migranti non censiti si potrebbe arrivare a sfiorare il numero di 400mila unità residenti stabilmente. E, alla vigilia della visita del presidente Emmanuel Macron, arrivato in questo martedì nell’arcipelago, vengono annunciati piani drastici contro l’immigrazione.

Il piano annunciato dall’Eliseo

Come ha sottolineato nei giorni scorsi Matteo Ghisalberti su La Verità, quanto proposto da Parigi potrebbe essere paragonabile ad uno slogan di Matteo Salvini o del premier ungherese Viktor Orban. Macron, infatti, ha promesso una lotta senza quartiere agli irregolari, assieme ad una strategia volta a far diminuire gli approdi ed a qualcosa come 25mila espulsioni entro il 2019. Un piano ambizioso, denominato Shikandra che, se fosse proposto nella Francia continentale, farebbe urlare allo scandalo i suoi stessi deputati. Parigi, ad esempio, è sempre stata in prima linea nel criticare fino alla scorsa estate la linea anti ong e gli scontri con le organizzazioni da parte del precedente governo italiano, il Conte I con ministro dell’interno Salvini.

A Mayotte invece, Macron è pronto a mettere in campo una strategia a 360 gradi contro l’immigrazione pur di sedare e fermare le proteste che si preannunciano veementi una volta atterrato sull’isola. Qui il problema è talmente sentito che, nel maggio del 2017, in occasione del ballottaggio presidenziale Marine Le Pen ha sfiorato il 50%, una media di gran lunga superiore alla Francia continentale.

Mayotte si prepara alle proteste

Non solo a Parigi e nelle grandi città francesi, la popolarità di Macron appare da tempo oramai al minimo storico anche nei paradisi dell’Oceano indiano. Nell’arcipelago di Mayotte è da settimane che ci si prepara alla protesta. Un dissenso che è stato già manifestato nel momento stesso dell’atterraggio del presidente francese, visto che i Vigili del fuoco dell’aeroporto hanno dichiarato di non garantire il servizio antincendio della struttura in concomitanza con l’arrivo dell’aereo presidenziale. Una forma di solidarietà, hanno spiegato i pompieri del dipartimento d’oltremare, con i colleghi che nei giorni scorsi hanno manifestato a Parigi.

Gli abitanti non si fidano del piano Shikandra, ritenuto al momento solo un mero annuncio, e tante organizzazioni hanno annunciato manifestazioni di protesta contro Macron. In tanti hanno invitato i cittadini, in occasione delle uscite pubbliche del presidente francese, ad indossare indumenti bianchi: tanto più saranno le persone vestite di bianco sull’arcipelago, tanto più grande sarà il dissenso manifestato a Macron. Qui, nel bel mezzo dell’oceano, il capo dell’Eliseo non vedrà gilet gialli e black bloc, ma i più “rassicuranti” abiti bianchi daranno ugualmente il senso della protesta nei suoi confronti.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME