Emmanuel Macron è volato nuovamente in Cina. Il presidente francese si tratterrà oltre Muraglia per tre giorni, all’interno dei quali avrà modo di incontrare anche l’omologo cinese Xi Jinping. Il Capo dell’Eliseo sta tramando nell’ombra per accreditarsi la migliore posizione possibile per trattare con Pechino da pari a pari. Già, perché mentre l’Italia firmataria del Memorandum d’Intesa deve accontentarsi delle briciole, Parigi, senza promettere al Dragone di far parte della Nuova Via della Seta, ha stretto e continuerà a stringere con il gigante asiatico partnership ghiottissime. Macron sa bene che avere le chiavi d’accesso della porta principale di Pechino consente al fortunato proprietario di entrare in un mercato spropositato, una vera e propria miniera d’oro per le tante aziende francesi pronte a radicarsi in Oriente. Ed è per questo motivo che ha promesso di effettuare in Cina “almeno un viaggio all’anno”.
La spallata all’Italia
La missione cinese di Macron ha due obiettivi. Prima di tutto, il presidente francese vuole silenziare ogni possibile rivale commerciale europeo interessato a ottenere la sponda cinese, e per questo capace di mettere i bastoni tra le ruote di Parigi. L’Italia è in cima alla lista ma Luigi Di Maio, anch’egli in Cina proprio in questi giorni, sembra non rendersene conto. Mentre il ministro degli Esteri parla di improbabili e futuri benefici, Macron punta a ottenere partnership immediate e concrete. In altre parole, complice l’inadeguata strategia di Di Maio con Pechino, Parigi è pronta a infinocchiare l’Italia e prendersi l’intera posta in palio. E tutto, ricordiamolo, senza aver avuto il bisogno di firmare alcun Memorandum d’Intesa. Tutto questo significa che la Francia è riuscita a mantenersi equidistante da Washington così come da Pechino, tutelando di volta in volta i propri affari a seconda delle esigenze del caso. Il governo italiano ha rischiato invece di tuffarsi nelle fauci del Dragone gettando alle ortiche il solido sostegno atlantico. Certo, come dimostra Macron, non è necessariamente un male stringere patti commerciali con la Cina; anzi, in questi tempi può addirittura essere più vantaggioso che non farlo con gli Stati Uniti. Il problema è che prima di firmare intese o stipulare patti servirebbe una strategia chiara: proprio quello che ha dimostrato di non avere l’Italia.
Usare la Cina per guidare l’Europa
Il secondo obiettivo di Macron è ancora più ambizioso. Secondo quanto riportato da Politico, il presidente francese è alla ricerca della via della cooperazione con la Cina in un momento delicato, ovvero nel bel mezzo di una guerra commerciale tra Pechino e gli Stati Uniti. Nel caso in cui le due superpotenze dovessero trovare un accordo, l’Unione Europea rischia di fare la fine della vittima sacrificale, schiacciata dal peso di due colossi economici. Macron mira a difendere gli interessi europei e sogna di prendersi il co mando dell’Ue. Con la Germania fuori dai giochi, l’Italia in confusione e nessun altro attore di spessore, il capo dell’Eliseo ha fiutato l’occasione irripetibile per tirare una spallata decisiva a Berlino e Roma affidandosi alla sponda cinese. La Francia concorda con gli Stati Uniti: la Cina deve migliorare le condizioni del mercato interno per le aziende straniere che intendono investire a quelle latitudini. Eppure, nonostante questo, le posizioni di Parigi e Washington divergono: Donald Trump usa il pugno duro, Macron l’arte del dialogo. Aspetto da non trascurare: il dialogo che vuole il leader francese presume che a guidare l’Ue sia solo la Francia e nessun altro.