Nel suo accorato discorso al Parlamento europeo del 17 aprile scorso, il Presidente francese Emmanuel Macron è intervenuto con toni decisamente perentori. “Non possiamo far finta di essere in un tempo normale, c’è un dubbio che attraversa molti dei nostri paesi europei sull’Europa, una sorta di guerra civile europea sta emergendo: stanno venendo a galla i nostri egoismi nazionali e il fascino illiberale”, queste le parole di Macron, che ha voluto rilanciarsi come campione dell’Europa nonostante, come riportato da Alberto Negri su Linkiesta“predichi bene e razzoli male”, forte della sua ottusa linea di condotta fondata su un perseguimento a tutti i costi della massimizzazione dell’influenza di Parigi in sede comunitaria, con forte pregiudizio della posizione italiana.

Indispettito probabilmente dai recenti esiti elettorali di Italia e Ungheria, Macron ha fatto la voce grossa sventolando lo spauracchio più grande: ma una guerra civile, se mai scoppiasse, sarebbe il risultato di una completa esacerbazione di tensioni che covano da tempo nel cuore dell’Europa e sono esplose a causa delle conseguenze di lungo termine della crisi economica, dello sconvolgimento geopolitico dell’estero vicino dell’Unione e della crisi dei rifugiati. Tali tensioni in Francia stanno raggiungendo un livello di guardia pericoloso, arrivando a condizionare in maniera cruciale l’aspetto securitario.

I “territori perduti alla repubblica” e il collasso securitario in Francia

Negli ultimi anni, infatti, la Francia sta sperimentando un progressivo aumento dei tassi di criminalità e un deterioramento delle capacità di risposta delle forze nell’ordine che hanno avuto la loro manifestazione più agghiacciante nell’ondata di attentati che ha sconvolto l’Esagono dal 2015 a oggi ma che, al tempo stesso, hanno cambiato la vita in numerosi quartieri delle principali metropoli del Paese.

Ben prima delle dichiarazioni di Macron, il termine “guerra civile” è stato usato in riferimento alla Francia stessa per segnalare il caos e il degrado in cui sono precipitate numerose banlieue e la crescita endemica di violenze ad odio etnico, occupazioni abusive di abitazioni e rapine. Emblematico è il saggio La guerre civile qui vient,dell’opinionista di Le Figaro Ivan Rioufol, che ritiene inevitabile sul lungo periodo lo scontro etnico in Francia

“Alcune aree a maggioranza nordafricana nelle banlieues delle grandi città o nei quartieri interni vengono classificate come “territori perduti dalla Repubblica”. I pompieri, gli autisti dei bus e i postini si rifiutano di andarci”, ha scritto Jean-Baptiste Noé sull’ultimo numero di Limes. “Grenoble è la città che conta più vittime d’arma da fuoco, davanti a Marsiglia. Molti quartieri sono in mano alle mafie dei rom o degli albanesi, che forniscono i propri servizi di polizia per evitare l’ingresso di estranei e gestire i traffici illeciti”.

La privatizzazione della sicurezza in Francia

Il caos degli ultimi anni ha portato i cittadini francesi a revisionare il consenso generalizzato verso il monopolio pubblico della sicurezza e a guardare con favore l’istituzione di organizzazioni di sicurezza private. Tra queste, spicca la rete nazionale dei Voisins vigilants et solidaires (Vicini vigilanti e solidali), che conta 250.000 persone impegnate nella sicurezza di quartiere, soprattutto in zone urbane e benestanti, che percepiscono come aggressiva la presenza circostante di aree degradate. Nella sola Provenza sono 4598 i gruppi di Voisins attivi regolarmente.

Inoltre, come riporta Noé, “di fronte alla crescente sicurezza e all’impotenza dello Stato, i francesi si armano utilizzando le vie legali a disposizione”: nel 2016, la Federazione di tiro ha rilasciato ben 200.000 licenze, il 40% in più rispetto al 2011, mentre le licenze di caccia ammontano oramai a 1,2 milioni.

Episodi, fatti e dati sembrano suggerire a Macron di guardare con maggiore attenzione alla situazione interna del suo Paese prima di concentrarsi nei panegirici sull’Europa. La megalomania del Presidente gli impedisce di cogliere un dato fondamentale: nella pancia della Francia germina il conflitto sociale, alimentato da segregazione, sradicamento e disuguaglianza. Il fatto che in un Paese come quello transalpino, in cui l’idea di Stato è fortemente radicata nella popolazione, centinaia di migliaia di persone giungano a dubitare della capacità della République di proteggere i suoi cittadini è da ritenere a dir poco allarmante.

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