La Francia e la Difesa europea. Un rapporto complesso su cui Emmanuel Macron vuole imporre il proprio sigillo. Da sempre l’Eliseo ha l’obiettivo di guidare il sistema difensivo europeo: prima sfruttando la costruzione di una Difesa dell’Unione europea; poi, una volta naufragato il progetto insieme all’Une, con una forza di intervento europeo. Una forza che secondo la Francia è parallela alla Pesco (la Difesa comune europea) e alla Nato, ma che ha dimostrato da subito la voglia di Macron di ergersi a leader della difesa europea. Piano che da sempre fa sognare i vertici dell’Eliseo: ma che adesso sembra sempre più chiaro.

Dopo l’iniziativa europea di intervento è stata la volta della critica alla Nato. Il presidente francese non ha mai negato di avere forti perplessità sul sistema dell’Alleanza atlantica e ha sempre mostrato le proprie critiche in maniera cristallina, pur non mettendo mai in dubbio l’appartenenza di Pari al blocco. Ma quelle parole durissime nei confronti dell’Alleanza (“in morte cerebrale”) hanno aperto una crepa importante nel panorama strategico occidentale. E del resto per Macron era importante porre la propria firma su una critica alla Nato in un momento in cui tutti, Stati Uniti in primis, stanno cercando di rimodulare il sistema difensivo europeo.

Poi è arrivata la Brexit. E per i sogni francesi di una difesa europea si sono aperti nuovi spiragli. Perché la Francia ha avviato due procedure diverse. La prima, quella di sviluppare con Londra un piano per mantenere solidi rapporti in tema di sicurezza internazionale (partendo anche dal Sahel o dall’industria bellica). Il secondo binario seguito da Macron è dalla Difesa francese è stato invece quello di considerare la Brexit come un’opportunità: diventare, ancora più di prima, la potenza leader dell’Unione europea. In particolare con la crisi tedesca, della leadership tedesca, e soprattutto insieme al naufragio sistemico delle forze armate di Berlino. In assenza di una Germania forte e con l’unica potenza nucleare europea che esce dall’Ue (il Regno Unito) è chiaro che il sogno di Macron possa poter prendere forma. Per assenza (e non certo per meriti) dell’Europa.

Le parole di ieri del presidente francese, che ha discusso del fatto che l’Europa non possa rimanere esclusa dal dibattito sulle atomiche e non possa fare solo da spettatrice alla corsa alle armi nucleari, pone ovviamente un problema. Cosa vuole fare l’Europa? Ed è chiaro che sotto questo profilo, Parigi ha già pronta la ricetta: in assenza del Regno Unito, avamposto Nato nell’Ue e potenza militare più rivolta all’Atlantico che al continente, è la Francia a essere in grado di gestire la sicurezza europea. L’ombrello atomico è da sempre un nodo cruciale della strategia europea. E le frasi di Macron fanno riflettere sul piano parigino: “Gli europei oggi devono comprendere che potrebbero presto trovarsi esposti alla ripresa di una corsa agli armamenti sia convenzionali sia nucleari, sul loro suolo. Non possono limitarsi al ruolo di spettatori. Ridiventare il terreno di scontro di potenze nucleari non europee non sarebbe accettabile. In ogni caso, io non lo accetto”. E il non accettarlo, quando le uniche atomiche sono quelle francesi, si traduce in un solo modo: sarebbero le bombe francesi a tutelare l’autonomia europea. Che però, non va dimenticato, restano sotto l’ombrello Nato (e quindi atlantico) e americano) prima ancora che di quello agognato dalle rive della Senna.

Ecco che a questo punto nascono i problemi. Da una parte Macron ha tutto il diritto di essere interessato a ergersi a leader europeo della sicurezza del Vecchio continente. Ma dall’altro lato, gli Stati europei passerebbero dall’ombrello di Washington a quello di Parigi. Ammesso che a Washington qualcuno voglia ingolosirsi dall’idea di un’Europa lasciata alla protezione francese: ipotesi alquanto remota, almeno fino a questo momento. Ma è chiaro che in un periodo di grandi cambiamenti in sede europea, niente appaia così definitivo e Macron fa il passo in avanti. Certo, non così drasticamente come può sembrare. Come ricorda il Corriere, Macron deve svolgere un delicato ruolo da equilibrista tra Stati europei non allineati alle direttive francesi, accordi con il Regno Unito proprio in tema di armi nucleari e Difesa e soprattutto evitare le ire di Donald Trump quando c’è in ballo la questione dazi e gli accordi su Sahel e Medio Oriente. Ma intanto Parigi si eleva: e l’Europa, ancora una volta, rischia di accodarsi.