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Ieri, il presidente francese Emmanuel Macron e il neo-cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono incontrati a Parigi per rafforzare l’asse franco-tedesco, con l’obiettivo di ridare slancio a una partnership che, secondo loro, dovrebbe guidare l’Europa verso maggiore sovranità e competitività. Tuttavia, il contesto in cui si muovono i due leader e le ambizioni dichiarate nell’incontro sembrano scontrarsi con una realtà meno rosea: Francia e Germania hanno i loro problemi, e i due politici, per ragioni diverse, appaiono come anatre zoppe, più che la riproposizione di De Gaulle e Willy Brandt.

Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung, Merz, al suo primo viaggio all’estero come cancelliere, e Macron hanno siglato una sorta di “patto di amicizia”, delineato in un articolo congiunto pubblicato sulla piattaforma della Leading European Newspaper Alliance, che include testate come Die Welt e Le Figaro. Nel loro intervento, i due leader hanno promesso di ridisegnare le relazioni bilaterali concentrandosi su sicurezza e competitività, con un’attenzione particolare alla difesa e al conflitto in Ucraina.

Francia e Germania pronte a spartirsi il bottino

Merz e Macron hanno dichiarato di voler potenziare le capacità difensive europee, riducendo le dipendenze strategiche e standardizzare i sistemi di difesa, favorendo un mercato interno più integrato e un approccio industriale che privilegi “attori performanti” – un chiaro riferimento alle aziende francesi e tedesche. Un punto centrale dell’incontro, infatti, sembra essere stato il tentativo di dirottare i fondi del programma ReArm EU, pensato per rafforzare la difesa europea, verso le industrie di Francia e Germania.

Nulla di nuovo o sorprendente. Come ha scritto Giuseppe Gagliano su InsideOver, Francia e Germania sono i principali beneficiari del piano ReArm Europe da 800 miliardi di euro, volto a rafforzare la difesa Ue in risposta alla guerra in Ucraina. Grazie alle loro industrie avanzate, dominano la corsa al riarmo. In Germania, Volkswagen considera la riconversione di stabilimenti per produrre equipaggiamenti militari, seguendo Rheinmetall e Knds, mentre un fondo da 500 miliardi e la sospensione del “freno al debito” agevolano investimenti. In Francia, Knds e Thales prosperano, sostenute da un piano Ue da 150 miliardi e dalla spinta per l’“autonomia strategica”. La loro capacità produttiva attrae la maggior parte dei contratti, marginalizzando Paesi come Italia o dell’Est Europa

L’impegno sull’Ucraina

L’articolo congiunto sottolinea l’impegno a sostenere l’Ucraina contro l’aggressione russa, promuovendo un cessate il fuoco duraturo e un futuro accordo di pace che garantisca la sicurezza di Kiev. Tuttavia, le parole altisonanti su un’Europa “sovrana” e su una difesa comune cozzano con la realtà: l’Europa rimane dipendente dagli Stati Uniti per la sicurezza e fatica a coordinare una politica industriale comune. Inoltre, la proposta di privilegiare le industrie franco-tedesche rischia di alienare altri partner europei, come l’Italia o i Paesi dell’Est, che reclamano un ruolo maggiore.

In un’Europa in profonda crisi politica, economica e sociale, l’asse franco-tedesco rimane un pilastro teorico, ma la sua capacità di guidare il continente è dubbia. Soprattutto perché Macron e Merz sono due anatre zoppe che non sembrano avere la forza politica per trasformare le loro parole in realtà.

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