Possiamo immaginare l’Europa come un grande cantiere aperto, con il classico cartello di “lavori in corso” posizionato in bella mostra per avvisare gli osservatori internazionali. La pandemia di Covid-19, la conseguente crisi economica derivata dalla diffusione del virus, e i cambiamenti politici avvenuti – o in procinto di avvenire – all’interno di alcuni tra i più importanti Paesi membri dell’Unione europea: questi sono i principali avvenimenti accaduti negli ultimi mesi, che stanno progressivamente contribuendo a cambiare le carte in tavola.

Tralasciando l’aspetto sanitario, è interessante concentrare l’attenzione sulla questione economica, con il Recovery Fund a impegnare le cancellerie del Vecchio Continente, ma soprattutto sulle trasformazioni politiche. L’Italia ha salutato la stagione giallorossa guidata da Giuseppe Conte, per inaugurare la nuova era di Mario Draghi. L’ex presidente della Bce ha subito fatto valere la sua presenza in occasione del primo Consiglio europeo.

In quell’occasione, il premier italiano ha sostanzialmente “strigliato” l’Europa per la pessima gestione fin lì mostrata sui vaccini, incassando il plauso dei colleghi. Quello appena citato è soltanto la punta visibile dell’iceberg. Già, perché, nel giro di pochi giorni, Draghi è diventato uno dei personaggi più corteggiati dagli altri leader europei, tanto da spingere Emmanuel Macron a lavorare duro per essere il primo a incontrarlo nell’ambito di una visita ufficiale.

L’interesse di Macron

Emmanuel Macron e Mario Draghi si stimano, e potrebbero presto scoprire di avere molti obiettivi in comune, come, ad esempio, il voler affrontare risolutamente la crisi dei vaccini e implementare vari progetti strategici. È per questo, ha sottolineato Repubblica, che a Parigi sono già a lavoro per accogliere il premier italiano nella capitale francese. Il Capo dell’Eliseo ha le idee chiare.

Il presidente francese vuole suggellare al più presto un’intesa con il successore di Conte, per costruire il dopo Angela Merkel, ma anche dare al collega preziosi consigli sulla stesura del Recovery Fund. Il motivo è semplice: mentre la Francia si è portata avanti, l’Italia deve recuperare un po’ di ritardo e stendere la sua road map. Insomma, c’è tanta carne al fuoco ma ancora niente di ufficiale. Secondo alcune indiscrezioni, Draghi potrebbe volare al di là delle Alpi, mentre altre voci parlano di una possibile trasferta in terra italica di Macron. Tutto è ancora da definire.

Progetti comuni

Abbiamo parlato di progetti strategici comuni. Anche su questo, Macron ha le idee chiare. La Francia ha già avviato importanti affari con la Germania, e spinge affinché anche l’Italia partecipi ai cantieri inerenti alla produzione di idrogeno e batterie elettriche. Piccolo passo indietro. Nel dicembre 2019, la Commissione europea aveva concesso il via libera per l’erogazione di aiuti di Stato per la somma di 3,2 miliardi di euro, al fine di realizzare fabbriche in cui produrre batterie per auto elettriche. Il tentativo di Bruxelles era evidente: inserirsi nel mercato green.

Il progetto europeo era subito piaciuto a vari Paesi dell’area Euro, tra cui Italia, Francia e Germania. Ma Roma era rimasta ferma al palo, mentre Parigi e Berlino erano pronte a investire per la causa 2,21 miliardi di euro, il 70% della somma stabilita dall’Ue. Macron e Merkel, stando ad alcune indiscrezioni, avevano giocato d’anticipo. Opel e Saft – la prima una casa automobilistica tedesca, la seconda un’azienda francese impegnata nella costruzione di batterie usate nei trasporti – dovrebbero creare uno stabilimento ad hoc entro il 2023, grazie a 600 milioni messi sul tavolo dai rispettivi governi (300 a testa). Adesso il nuovo Ministero della Transizione ecologica, a sua volta ripreso dal modello francese, potrebbe dare la svolta decisiva anche per l’Italia.

Il dopo Merkel

L’Eliseo ha confermato che tra Draghi e Macron c’è un’intesa eccellente, oltre che una grande fiducia reciproca. Si può, quindi, parlare di asse Roma-Parigi come prossimo pilastro dell’Ue in vista del post Merkel? È ancora presto per dirlo, ma la strada sembra quasi tracciata. Il tandem Draghi-Macron ha buone chance di guidare l’Europa non appena la cancelliera tedesca si sarà ritirata dalla scena politica.

Certo è che nell’entourage di Macron si continua a evidenziare l’abilità del premier italiano, con la speranza che il governo Draghi possa garantire stabilità all’Italia e all’Europa intera. Per la Francia, visto e considerando l’imminente presidenza dell’Ue, è di fondamentale importanza stringere i rapporti con un partner del calibro di Mario Draghi, sia per il presente che per il futuro. Senza l’ombra di Angela Merkel, nell’Unione europea potrebbero crearsi interessanti praterie da conquistare.