L’imminente visita di Stato che porterà il presidente francese Emmanuel Macron in Cina a partire dall’8 gennaio rivestirà un significato importante nella grande strategia diplomatica e geopolitica di Parigi.

Il giovane leader francese, infatti, non ha mai fatto mistero della sua volontà di garantire al suo Paese un ruolo e un’influenza crescenti sugli scenari internazionali e, al tempo stesso, di sostituire progressivamente Angela Merkel quale principale referente delle nazioni dell’Unione Europea sul proscenio mondiale. Nell’aspra competizione elettorale che lo ha portato all’Eliseo e ha assicurato al movimento La Rèpublique En Marche! la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale Macron ha sicuramente avuto il merito di comprendere come tanto la popolazione quanto gli apparati politico-economici francesi chiedano ai leader politici un’immagine forte e salda del Paese nel mondo.

La visita in Cina si inserisce quindi nel cardine di una visione delle questioni internazionali ampia e globale, che sconta sicuramente una notevole distanza con le reali potenzialità della Francia e i problemi connessi all’iperdinamismo di Macron, il quale in ogni caso ha buoni motivi per incontrare il Presidente Xi Jinping e discutere delle relazioni tra i due Paesi.

Macron in Cina sulla scia di De Gaulle

Pechino e Parigi hanno imbastito una relazione stretta e una collaborazione continua a partire dal 1964, quando il governo del Generale De Gaulle decise di imbastire relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare con largo anticipo sul resto del campo occidentale.

Macron, nel suo viaggio in Cina, si muoverà sul solco di colui che nell’Impero di Mezzo é ricordato come Dài Gāo Lè (“Il Grandissimo”), e negli Anni Sessanta avviò un primo accenno di politica multipolare nelle logiche della Guerra Fredda. Allo stato attuale delle cose, l’agenda di temi che Macron e Xi Jinping tratteranno risulta decisamente ampia.

L’interesse di Parigi per la “Nuova Via della Seta”

La Francia, nell’ultimo biennio, é stato tra i Paesi europei maggiormente interessati allo sviluppo della “Nuova Via della Seta”, come testimoniato dall’allora primo ministro Bernard Cazeneuve in occasione della sua visita in Cina nel marzo scorso, avvenuta a poca distanza dal viaggio di Sergio Mattarella che ha segnalato l’analogo interesse italiano.

La partenza di convogli merci che connettono Lione con la città cinese di Wuhan a partire dalla primavera del 2016 ha notevolmente avvicinato le promesse di integrazione della Francia nel network infrastrutturale euroasiatico  a una realtà concreta.

Macron, visitando la Cina, si fa portavoce dell’idea di un’elevazione della cooperazione con la Cina a livello europeo: nella visione strategica di Parigi, l’Europa è pensata come un terzo polo di influenza planetaria capace di competere e dialogare faccia a faccia con i principali attori internazionali, Cina e Stati Uniti, e l’ascesa cinese risulta, in un certo senso, funzionale alla riscoperta della storica volontà della Francia di non rimanere compressa dalla cosiddetta hyperpuissance di Washington e agire bilanciando le mosse del Paese tra i due leader mondiali.

Macron rilancia la proiezione indo-pacifica della Francia

Oltre alla cooperazione economica, anche la geopolitica riveste un ruolo predominante nella dialettica sino-francese. Come ha fatto notare Lorenzo Vita su Gli Occhi della Guerra la Francia può essere definita a tutti gli effetti una nazione con proiezione indo-pacifica in quanto “una delle potenze occidentali con più capacità militare per il controllo dei traffici marittimi dell’area”, controllante “nell’oceano Indiano circa due milioni di chilometri quadrati di zona economia esclusiva e territori che vanno dalle coste africane a quelle dell’Oceania”.

Inoltre, nel corso degli scorsi anni, la Francia ha avviato programmi di stretta cooperazione militare con Indonesia, Giappone, Australia e India, come segnalato da Valerie Niquet su The Diplomat, nell’ottica di un progetto di difesa da potenziali iniziative cinesi, e criticato Pechino per le tensioni nel Mar Cinese Meridionale.

La volontà di Macron di potenziare la presenza francese nella cruciale regione indopacifica, dunque, va integrata con la necessità di definire gli spazi di competenza tra la Repubblica Popolare e le altre potenze coinvolte nell’area per quanto concerne i diritti di navigazione, l’influenza politica e le attività economiche.

Nel corso del suo incontro con Xi Jinping, il Presidente dovrà necessariamente chiarificare la visione strategica della Francia e puntare a far sì che i dividendi geopolitici e economici di una sintonia con Pechino superino i potenziali rischi dovuti a politiche tattiche o contingenti.

Del resto, con la Brexit in via di perfezionamento la Francia é destinata ad essere la principale potenza dell’Unione Europea sia nell’area indopacifica che nell’Asia Orientale: Macron sa che Parigi ha la possibilità di dettare l’agenda europea nel rapporto ad ampio raggio con la Cina e dovrà essere in grado di giocare abilmente le sue carte nel corso del viaggio nella Repubblica Popolare, vero e proprio banco di prova per le sue pretese di aspirante leader della comunità internazionale, sinora scarsamente suffragate da risultati concreti.

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