Macron è andato in Cina parlando dell’Europa, ma alla fine gli affari, com’è giusto che sia, li ha fatti per la Francia. Chi pensava che l’agenda europea e quella francese si fondessero per formare un’unica grande macchina continentale, deve probabilmente di nuovo mettere lo champagne in fresco. Macron, come già ampiamente dimostrato con i nostri cantieri di Saint Nazaire è prima di tutto il presidente francese, poi, in secondo piano, punta a guidare la nuova Europa che vuole forgiare. Ma resta prima di tutto l’inquilino dell’Eliseo, ed è bene ricordarlo, prima che la nostra classe benpensante ritenga di potergli affibbiare lo stigma di leader europeista ed europeo. Le sue aziende, quelle francesi, sono sicuramente più importanti. Il viaggio in Cina è stato solo la controprova di questo meccanismo propagandistico quasi magistrale del giovane Macron, che parla d’Europa ma conta da francese. Così, Cina e Francia dopo questo viaggio rafforzano in maniera incisiva la cooperazione bilaterale arrivando a siglare ben 20 accordi economici, commerciali e infrastrutturali che spaziano dall’energia nucleare, all’aeronautica, all’aviazione spaziale, al commercio, alla sanità e anche alla cultura. Insomma, tra Parigi e Pechino, dopo alcuni mesi di sguardi interessati ma poco coinvolti, sembra essere sbocciato l’amore, a suon di miliardi di euro che la Cina sborserà per le aziende francesi, pubbliche e private.

Emmanuel Macron ha promesso al presidente cinese, Xi Jinping, maggiori aperture agli investimenti cinesi in Francia. In cambio, il presidente francese ha chiesto alla controparte cinese di aprire il proprio mercato alle aziende francesi: un mercato che Macron non ha evitato di definire “squilibrato e insoddisfacente”. Alla Diaoyutai State Guest House di Pechino, Xi Jinping, che aveva onorato la coppia presidenziale francese guidandola, insieme alla moglie, attraverso la Città Proibita, aveva esortato la Francia ad “aumentare la fiducia politica reciproca e sfruttare appieno il potenziale di cooperazione trascendendo dalle differenze nel sistema sociale, nello stadio di sviluppo e nella cultura”, come riporta Agi. E dalle parole, Macron e Xi sono passati ai fatti, con accordi che legano Parigi e Pechino attraverso un fiume di denaro e possibilità d’investimento. Il gigante francese del nucleare, Areva, ha siglato un memorandum d’intesa con la China National Nuclear Corporation per un impianto di riprocessamento dei rifiuti atomici. L’obiettivo dell’intesa è di riciclare una parte dei combustibili usati, grazie alle conoscenze sviluppate da Areva a La Hague e a Melox, per un volume d’affari che potrebbe raggiungere i 10 miliardi di euro. Accordo di fondamentale importanza in un settore chiave come quello energetico, per un Paese energivoro com’è la Cina, e che necessita di tecnologie occidentali per sopperire al gap esistente con il mercato globale e con le grandi potenze. Nel frattempo, Airbus, colosso dell’aeronautica, ha concluso un accordo sull’aumento della produzione degli A320 nella città cinese di Tianjin, che passerà a sei aerei al mese. E la Cina, come ricompensa per produrre nel suo territorio, ha ordinato 184 Airbus A320 per 13 compagnie aeree da consegnare tra il 2019 e il 2020, per un totale di 18 miliardi di dollari.  Il gruppo cinese Jd.com, colosso dell’e-commerce, che sta diventando una branca fondamentale del commercio nel territorio cinese, ha annunciato un piano per la vendita capillare di prodotti francesi per tre miliardi di euro nei prossimi due anni, cui si aggiungono cento milioni di euro per prodotti industriali francesi. Boccata d’ossigeno anche per il settore primario francese, dal momento che il vertice di Pechino ha ufficializzato la rimozione del divieto d’importazione in Cina della carne bovina francese, colpita dall’embargo a seguito dello scoppio del morbo della mucca pazza nel 2001. Entro sei mesi, la carne dei bovini allevati in Francia potrà essere di nuovo venduta in Cina, entrando in un mercato enorme e in costante crescita. Colpo grosso di Macron che ottiene punti in chiave di consensi in uno dei bacini d’utenza della destra del Front National e dei repubblicani, e cioè il settore agricolo.

I numeri degli accordi siglati e del volume d’affari creato tra i due Paesi dimostra due cose. La prima è che Parigi e Pechino possono sicuramente sviluppare le loro relazioni bilaterali in chiave economica e che possono guadagnarci entrambe, la Cina con la Nuova Via della Seta e la Francia con il mercato cinese. Il secondo dato da non sottovalutare è invece la bravura di Macron a giocare su un doppio binario, filocinese e anticinese. Non va dimenticato infatti che Macron si è detto interessato anche allo sviluppo dell’asse indo-pacifico caro agli Stati Uniti e non ha lesinato dure critiche al governo cinese anche per accreditarsi nel mercato indiano. E l’India sarà la sua prossima tappa asiatica. Un ottimo giocatore, indubbiamente, che, ammantato dall’aurea intoccabile dell’europeista moderato, sta strappando contratti su contratti per la Francia lasciando altri europei molto meno spazio, e che si sta ritagliando un ruolo di leadership assoluta in tutto il continente. (Finché dura), chapeau!

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
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