Emmanuel Macron ha chiesto in occasione delle Olimpiadi di Parigi una “tregua politica” ai partiti e alle istituzioni francesi e la sospensione della dialettica emersa dal triplice appuntamento elettorale (Europee del 9 giugno, primo turno delle legislative anticipate il 30 giugno, ballottaggi il 7 luglio) che ha terremotato la politica nazionale, aprendo a una tripartizione della nuova Assemblea Nazionale. E tra un centro presidenziale che ha tenuto solo grazie agli accordi di desistenza, una sinistra sulle barricate che chiede spazi di governo e una destra del Rassemblement minoritaria nei seggi ma maggioritaria nei voti, Macron vivrà le Olimpiadi con il perenne timore della contestazione.
Del resto, il Presidente stesso ha fatto un pasticcio associando la richiesta di tregua politica dovuta alle minute vicende di casa sua all’alta e nobile richiesta della più tradizionale “tregua olimpica” sui conflitti che i capi di Stato dei Paesi ospitanti spesso, inascoltati eredi della tradizione ellenica, lanciano alla vigilia dei Giochi. Un parallelismo che finisce per rubricare la richiesta di ordine e pace politica interna alla Francia durante i Giochi a un mero espediente tattico. E che unitamente al rifiuto di Macron di nominare un successore al premier uscente Gabriel Attal, membro della sua coalizione Ensemble, mostra l’arrocco dell’inquilino dell’Eliseo nelle tre settimane di manifestazioni sportive. In cui l’immagine che si vuole dare è quella di una Francia ove nessun altro può oscurare la centralità di un presidente forse zoppicante, ma ancora in piedi.
Funzionerà? Difficile a dirsi. Del resto, le grandi manifestazioni collettive, negli ultimi anni, stanno dimostrandosi ostiche per il capo dello Stato. Il declino della sacralità istituzionale della cui figura, sulla carta unificatrice, rispetto alla nazione francese, è parso palese in più di un’occasione pubblica ove Macron è stato platealmente contestato. E se simbolicamente i fischi alla commemorazione della Presa della Bastiglia del 14 luglio 2023 hanno fatto parlare più di ogni altro esempio, difficile trovare esempi più plateali dell’anti-macronismo di buona parte della società francese di quelli andati in scena nei grandi eventi sportivi. Emblematico, nel settembre scorso, il coro di fischi allo Stade de France che accolse Macron in occasione dell’inaugurazione della Coppa del Mondo di Rugby.
Non si è concretizzata per il precipitare del clima politico dopo le Europee, invece, l’emblematica, colorita e a tratti folle protesta che era circolata come ipotizzabile sul web contro il presidente che aveva annunciato un bagno nella Senna per dimostrarne la balneabilità nel periodo dei Giochi. In Francia, interi gruppi social invitavano, a tal proposito, alla defecazione di massa in contemporanea i cittadini parigini per prendere d’infilata Macron e il tentativo di mostrare la sicurezza dei “suoi” Giochi.
Un’esagerazione, non c’è dubbio. Ma che da Charles de Gaulle e la sacralizzazione della figura presidenziale si potesse arrivare all’organizzazione di una guerra batteriologica di massa a colpi di Escherichia coli contro l’inquilino dell’Eliseo non era certamente preventivabile. E forse proprio per evitare ulteriori contestazioni, Macron non si è presentato, nella giornata di domenica 21 luglio, a premiare alla conclusione di Nizza il vincitore del Tour de France, Tadej Pogacar. Al quale forse sarà stato comunque consolatorio per questa assenza l’incontro in maglia giallacon la statua del Generale nella tappa arrivata a Colombey-les-deux-Eglises, il paese di origine di De Gaulle.
Insomma, per Macron la prova del nove delle Olimpiadi non necessariamente si trasformerà in un successo politico e d’immagine anche nel caso in cui i Giochi fossero un successo. Piuttosto, l’immagine pubblica del presidente sarà da testare rispetto al possibile emergere di critiche e contestazioni e, soprattutto, all’accelerazione di dialettiche politiche e di palazzo volte a rompere le uova nel paniere al capo dello Stato nella fase di maggior visibilità mondiale del suo mandato. La “tregua politica”, con ogni probabilità, non ci sarà e va capito quando mai potrà sorgere in un Paese tripartito e spaccato in una riproposizione moderna del cesariano Gallia est omnis divisa in partes tres.
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