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Politica

Macron, che voleva seppellire la Nato, a Parigi ha appena seppellito la Ue

L'esito inconcludente del summit di Parigi convocato da Emmanuel Macron certifica l'inadeguatezza della Ue di fronte alle grandi crisi.
macron

Curioso destino quello dell’ex (molto ex) ragazzo prodigio Emmanuel Macron. Così curioso da lasciarci nella più profonda incertezza: Monsieur le Président è un profeta del nostro tempo oppure, sia detto senza offesa, è soprattutto uno che porta un po’ sfiga? Era il 9 novembre del 2019 quando The Economist pubblicava un’intervista in cui Macron proclamava “la morte cerebrale della Nato”. Che cos’era successo? La Turchia di Erdogan aveva lanciato una delle sue iniziative militari (Operazione Sorgente di Pace, l’avevano chiamata quella volta) contro il Rojava e i territori controllati dalle Forze democratiche siriane (i curdi, insomma), a loro volta appoggiati dagli Usa. Macron notava che un Paese Nato (Turchia) attaccava un’area di interesse di un altro Paese Nato (gli Usa) a dispetto dell’Unione Europea (che infatti stigmatizzò Erdogan), in cui molti Paesi sono anche membri della Nato. Da qui la sentenza di Macron, che aggiungeva: “Dal punto di vista strategico politico, quel che è successo è un enorme problema per la Nato”.

Passa qualche anno e che succede? Macron convoca in pompa magna un summit “europeo” a Parigi per far vedere a Russia e Usa che senza l’Europa non si va da nessuna parte. Un summit che arriva dopo tre anni di guerra in Ucraina. Dopo che l’Europa ha detto e ridetto che avrebbe sostenuto l’Ucraina in guerra fin quando fosse stato necessario. Un’Europa che ha rinunciato, interrompendo (quasi) ogni relazione con la Russia, al modello economico (energia a basso costo-trasformazione-esportazioni) che aveva fatto la sua fortuna. Un summit che doveva rispondere all’offensiva politica degli Usa e fargliela vedere a quello sbruffone di Donald Trump.

Presenti e assenti

Ecco, pensate a tutto questo e constatate con noi che: dei 27 Paesi Ue ne erano presenti solo 6, qualcuno (vero Italia?) pure di controvoglia. Era presente Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, quando l’unico organismo titolato a definire “le priorità e gli indirizzi politici” della Ue è il Consiglio europeo. Non erano presenti l’Alta rappresentante per la Politica estera né il Commissario per la Difesa, esponenti dei Paesi Baltici che piuttosto di andare contro gli Usa si farebbero tagliare una mano. Era presente Mark Rutte, segretario generale della Nato, organizzazione che dalla fondazione nel 1946 ha negli Usa l’azionista di maggioranza. C’era la Gran Bretagna, che all’Europa ha fatto braccino con la Brexit. E c’era la Polonia, che ha subito ripetuto il mantra trumpiano: cari europei, spendete di più e difendetevi da soli. Qualcuno si stupisce che questa allegra brigata non abbia cavato ragno dal buco? E in sostanza abbia emesso un flebile invita a Trump a non dimenticarsi del Vecchio Continente?

E così al buon Macron, cinque anni dopo, che cosa è toccato fare? Certificare che una morte cerebrale vera, concreta, evidente, c’è stata: ma è quella dell’Europa. Un agglomerato politico istituzionalmente incompleto che, come un bulimico, ha pensato ad allargarsi ma non a completarsi e che in questi anni di crisi profondissima, innescata dall’invasione dell’Ucraina decisa dal Cremlino nel 2022, è riuscita ad annichilirsi da sola, appiattendosi sugli Usa senza immaginare che questi potessero cambiare linea e chiudendosi nel limbo di quelli che non hanno voluto la pace, non hanno vinto la guerra e non sanno più che fare. Macron, che ama la ribalta quasi come se stesso, non ha capito che lo pseudo-summit poteva trasformarsi in un boomerang, nel pubblico certificato di un’impotenza collettiva, la nostra di europei, e di un’irrilevanza individuale, la sua.

E la ciliegina sulla torta, parlando di Ue, è arrivata da Ryad, dal tavolo del negoziato tra russi e americani. Gli uomini del Cremlino hanno detto: l’Ucraina nella Nato mai, ma vada, vada pure nell’Unione Europea. Come dire: per quel che ce ne cale…

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