Macron alla conquista dell’Assemblea

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La Francia torna al voto, un mese dopo aver eletto il nuovo presidente della Repubblica. Poco meno di 47 milioni e mezzo di cittadini sono chiamati a decidere come sarà composto il nuovo Parlamento, e se Emmanuel Macron avrà la forza politica necessaria per governare con uno spazio di manovra sufficientemente ampio nei prossimi cinque anni.Il “nuovo” Macron non convince i francesi ad andare alle urne. In Francia, infatti, si è registrato un astensionismo record. Se il dato del 40,75% sarà confermato alla chiusura dei seggi alle 18, alle 20 in alcune grandi città, sarebbe il più basso degli ultimi 60 anni. Secondo un sondaggio diffuso da BFMTV, alla fine l’affluenza non supererà il 49%. Nel 2012 fu del 57,23%, nel 2007 del 60,42%.Lo scandalo degli impieghi fittizi di alcuni assistenti parlamentari del movimento di Bayrou su cui l’altro ieri la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta potrebbe incidere in parte sul voto, ma la tendenza, secondo la gran parte degli istituti demoscopici, rimane quella. Mentre En Marche avanza, gli altri partiti cercano alle elezioni legislative una rivincita delle presidenziali. Il ciclone Macron che ha di fatto cambiato il quadro politico della Quinta Repubblica, ha meso in difficoltà le formazioni politiche tradizionali. La destra repubblicana, senza un leader naturale dopo il passo indietro di Francois Fillon seguito alla sconfitta delle presidenziali, cerca di mantenere il suo ruolo di seconda forza dell’Assemblea, ma la ‘cannibalizzazionè messa in atto da Macron che ha nominato un primo ministro proveniente dalla destra moderata come Edouard Philippe, ha indebolito molto i Republicains, divisi al loro interno e in parte abbandonati dal loro elettorato tradizionale.Pochi giorni fa, uno dei pezzi da 90 della tradizione neogollista, l’ex primo ministro Alain Juppè, ha dato il suo endorsement alla candidata di En Marche anziché a quello appoggiato dai Repubblicani, segnale che lascia presagire uno smottamento di voti notevole. Le Figaro, quotidiano tradizionalmente vicino alla destra moderata, paventa una sconfitta “storica, ben più grave di quella del 1981, quando solo 150 deputati dell’Udf e della Rpr salvarono il loro seggio” dall’avanzata dei socialisti di Francois Mitterand, appena insediatosi all’Eliseo.L’altra destra, quella del Front National, messa in crisi dalla sconfitta di Marine Le Pen nella corsa per l’Eliseo, si lecca ancora le ferite delle presidenziali. Le Pen ha raccolto oltre dieci milioni e mezzo di voti al secondo turno, ma settimana dopo settimana, a causa delle divisioni interne e delle polemiche seguite alla sconfitta, il consenso per il Fn si è assottigliato.