Mentre il parlamento della Macedonia del Nord ratificherà il protocollo di adesione alla Nato l’11 febbraio, il giorno prima del suo scioglimento in vista delle elezioni anticipate del 12 aprile aprile, scoppia la bufera sull’ex premier socialdemocratico Zoran Zaev, dimessosi dalla carica lo scorso 3 gennaio. Secondo la narrazione ufficiale, la decisione di Zaev sarebbe da ascrivere al rifiuto dell’Ue di fissare una data per l’apertura di negoziati di adesione con la Macedonia. 

Dietro quelle dimissioni, però, potrebbe esserci dell’altro. La Verità, infatti, scrive di aver “preso visione di centinaia di documenti, controllato l’autenticità dei fatti e assicurato la massima sicurezza alle fonti” e annuncia la pubblicazione di stralci di “documenti in mano alla procura macedone che ipotizzerebbero per Zaev reati di corruzione e attività legate al reato di scambio elettorale”. Secondo La Verità, l’ex premier socialista e sindaco della città di Strumica, sarebbe stato coinvolto in una “rete di compravendita di voti” nella quale faceva parte anche il fratello, Vice Zaev. La Procura macedone avrebbe eseguito delle intercettazioni ambientali senza però mai avviare nei confronti degli indagati alcun processo. Presto, però, da questo punto di vista potrebbero esserci degli ulteriori sviluppi.

Lo stesso ex premier si sarebbe vantato in un video di essere “sponsorizzato” dall’Unione europea. Da primo ministro, ha coltivato un ottimo rapporto con Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza dall’1 novembre 2014 al 30 novembre 2019.

Chi è Zaev, protagonista dell’accordo con la Grecia

Zaev, che è leader del Partito socialdemocratico e che è stato protagonista dello storico accordo con la Grecia sul nuovo nome del Paese ex jugoslavo, aveva annunciato il voto anticipato nello scorso ottobre, dopo che il Consiglio europeo aveva rinviato l’avvio del negoziato di adesione alla Ue con Macedonia del Nord e Albania. Ma chi è Zoran Zaev? Membro del Partito dell’Unione Democratica Sociale della Macedonia (Sdsm) dal 1996, tra il 2003-2005 è stato membro del Parlamento nell’Assemblea della Repubblica di Macedonia. Nel 2006 è stato eletto vicepresidente del Comitato Centrale del partito social-democratico; nel 2008 è diventato il presidente ad interim del Partito e dal 2013 ne è il leader indiscusso.

Nel 2005 Zaev divenne sindaco della città di Strumica ma la svolta vera arriva nel febbraio 2015, quando l’esponente socialdemocratico avvia il progetto “La verità sulla Macedonia” pubblicando alcune intercettazioni che inguaiano il governo guidato dal filo-russo Nikola Gruevski e dando vita, il 17 maggio 2015, a una grande manifestazione antigovernativa che ha coinvolto più di 100 mila persona nella capitale, Skopje. Una vera e propria “rivoluzione colorata” sponsorizzata, tra gli altri, dall’Open Society Foundations del finanziere liberal George Soros. Obiettivo: sganciare la Macedonia da Mosca e allargare la sfera di influenza dell’Ue (e quindi della Nato) nei Balcani. Magnate che, non a caso, sulle colonne del New York Times ha successivamente celebrato lo storico accordo con la Grecia e il cambio di nome.

La “rivoluzione colorata” macedone

Come spiegava Giampaolo Rossi su IlGiornale.it, il 27 Febbraio del 2012 la Open Society di George Soros ha stipulato un accordo con il Governo degli Stati Uniti, di oltre 2,5 milioni di dollari per realizzare in Macedonia il Civil Society Project, il piano di democratizzazione della piccola nazione balcanica attraverso una serie di Ong e associazioni macedoni. Nel 2014, l’accordo è stato ampliato ad altre quattro organizzazioni civili (tutte connesse con la Open Society o finanziate da essa), per un investimento complessivo di 5 milioni di dollari da parte dell’Usaid e 500 mila dollari della stessa Fondazione di Soros. In un rapporto redatto da alcuni giornalisti macedoni, si spiega come le organizzazioni che hanno ricevuto i milioni di dollari dal Governo Usa, attraverso l’Open Society, siano tutte emanazioni del partito di sinistra macedone Sdsm (Unione Socialdemocratica Macedonia), ossia il partito dell’ex premier leader della rivoluzione colorata del 2015-20162016. Ancora una volta, l’Unione europea, l’amministrazione di Barack Obama e i “filantropi” del soft power hanno puntato sul cavallo sbagliato.