Il governo Draghi ha stoppato l’iniziativa targata Movimento cinque stelle per riportare indietro le lancette del dibattito sull’Agenzia di cybersicurezza nazionale (Acn) introdotta a giugno con un apposito decreto sponsorizzato fortemente dal prefetto Franco Gabrielli nella sua qualità di autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

L’esecutivo ha infatti stoppato l’emendamento presentato da deputati grillini, Luigi Iovino ed Emanuele Scagliusi, al Dl cyber (Dl 82/2021) che istituisce l’Acn in cui si prospettava l’idea di introdurre una terza gamba dei servizi segreti a fianco dell’Aisi e dell’Aise, le due agenzie coordinate dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) oggi guidato da Elisabetta Belloni. Un tentativo di stravolgere l’assetto proposto da Draghi e da Gabrielli, che hanno costruito un’agenzia inserita nel perimetro della sicurezza nazionale ma non in quello del Dis, per evitare che gli apparati di sicurezza dovessero sobbarcarsi anche le opere di sviluppo sistemico e industriale in ambito cyber e non solo le attività di raccolta e analisi delle informazioni.

“Per anni i Servizi hanno svolto un compito che, sulla carta, spetta ad altri, cioè la difesa cibernetica delle infrastrutture critiche”, fa notare Formiche. “Ministeri, agenzie, aziende strategiche del Paese. Di qui, dopo anni segnati da una certa vaghezza normativa, l’idea di rimettere ordine”, filo conduttore dell’agenda Draghi in diversi settori, “creando un’Agenzia nazionale al di fuori del comparto intelligence, sotto il controllo di Palazzo Chigi, per coordinare i fondi europei per il digitale e supervisionare il Perimetro cyber”. In sostanza per non oberare con questioni sistemiche slegate dall’attività ordinarie delle agenzie il lavoro del Dis.

Questa mossa non è stata compresa dal Movimento, che ha ripreso ad alzare le barricate sul tema dell’Acn e ad interessarsi con forza alla questione dei servizi segreti. Da sempre un pallino dei pentastellati, che non a caso hanno ripreso in forma sostenuta la loro carica dopo che tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte è tornata una forma, per quanto precaria di tregua. L’ex premier ha portato avanti, durante i suoi due mandati di governo, un’agenda a dir poco disinvolta sul fronte dei servizi di sicurezza e informazione, che ha gradualmente puntato a occupare con uomini di fiducia e a utilizzare come strumento d’influenza gli apparati del Dis. I “giochi di spie” di Conte, il legame ambiguo tra l’ex direttore del Dis Gennaro Vecchione e l’avvocato divenuto premier, le lunghe pause prima della nomina di un’autorità delegata per la sicurezza della Repubblica hanno contribuito a provocare la franata del governo giallorosso, portando a una crisi tra Conte e parti della sua maggioranza, come l’ala del Pd vicina a Lorenzo Guerini e Italia Viva.

Draghi e Gabrielli hanno posto fine a questo caos. Smantellando la rete di Conte nei servizi, fermando l’eccessiva esposizione politica degli apparati, archiviando definitivamente l’ultima proposta di Conte prima della caduta del suo governo: l’istituzione di una fondazione, l’Istituto italiano di cybersicurezza, di carattere privatistico, che senza una chiara definizione delle competenze avrebbe dovuto aggiungersi ad Aisi e Aise nel coordinare il mondo cyber. Creando una sovrapposizione di ruoli, competenze e gradi che avrebbe ulteriormente aumentato il caos per il semplice fine, hanno affermato più volte i critici dell’Iic, di distribuire poltrone e prebende ai fedelissimi.

L’emendamento bocciato, che avrebbe creato un doppione dell’Acn in seno al Dis, rappresentava il tentativo di far rientrare dalla finestra ciò che era stato messo alla porta. E può essere letto come un’azione di disturbo verso un assetto consolidato che ha preferito il merito delle questioni alla creazione di nuove poltrone e doppioni. Tanto che l’Acn targata Draghi e Gabrielli avrà, al suo interno, anche funzioni di incubatore di progetti, tecnologie, start-up che esulano di gran lunga le competenze di un servizio segreto. Secondo altri emendamenti approvati, infatti, la nascente Agenzia per la cybersicurezza nazionale potrà promuovere “iniziative di partenariato pubblico-privato, per rendere effettive” le capacità nazionali – che è chiamata a sviluppare – di prevenzione, monitoraggio, rilevamento, analisi e risposta, per prevenire e gestire gli incidenti di sicurezza informatica e gli attacchi informatici, sfruttando il metodo del partenariato pubblico-privato.

Di questo lungo dibattito sulla nascitura agenzia, che rallenta i tempi di attivazione e di messa in campo del suo apparato, resta insomma solo l’attestazione della smodata e goffa attenzione dei pentastellati, e del loro nuovo leader in particolare, verso il mondo dei servizi e delle agenzie. L’ennesimo dei “giochi di spie” è stato bloccato in partenza: con la sicurezza nazionale, specie in un terreno sempre più decisivo come il cyber, è vietato scherzare. E tentare di sabotare l’agenda dell’Acn riproponendo vecchi schemi già tramontati dimostra anche una scarsa visione e una ridotta responsabilità da parte della prima forza rappresentata in parlamento.