Mohammad bin Salman non si ferma. L’ambizioso principe ereditario vuole sedersi sul trono al più presto, costi quel che costi. Preoccupato dalla mancanza di legittimità che sembra ostacolare ogni giorno di più la sua ascesa, da anni ha iniziato una battaglia contro la stessa casa regnante. La decisione di saltare la linea di successione, di centralizzare il potere nelle sue mani e modernizzare grandi settori della società ha scontentato gli ambienti sauditi più conservatori e destabilizzato la famiglia reale. E così, se dall’esterno MbS appare come il capo indiscusso del Regno, tra le mura del palazzo gli incubi del principe ereditario si fanno ogni giorni più vividi e sfociano in pesanti punizioni che non lasciano scampo agli avversari.

Dal 2017, bin Salman sta facendo fuori pian piano i suoi oppositori per cercare di spianare la strada verso il trono e rafforzare il suo potere. “Eliminare gli avversari” è diventato il mantra del 34enne figlio di re Salman che per il g20 di novembre a Riad vuole prendere il posto del padre. Nonostante la grande purga di tre anni fa che aveva visto centinaia di principi, ex ministri e uomini d’affari finire in manette, MbS non si è mai sentito al sicuro. E così gli arresti eccellenti sono continuati fino a pochi giorni fa quando con l’accusa di tradimento sono stati fermati importanti membri della famiglia reale. Si tratta, in particolare, dell’ex principe ereditario Mohammed bin Nayef e del principe Ahmed bin Abdul Aziz al Saud, unico fratello del re Salman rimasto in vita e con tutti i i titoli per sedersi sul trono. Arresti che hanno scosso fortemente quella parte dell’Arabia Saudita che contava soprattutto sul principe Ahmed per bloccare l’ascesa di bin Salman.

La mossa di MbS, chiaro segnale a tutti gli oppositori, mostra però anche l’insicurezza del giovane principe ereditario. Questi arresti segnano un passo avanti verso il trono e contribuiscono a rafforzare il potere del 34enne che solo eliminando gli avversari si sente protetto. Senza mai abbassare la guardia, MbS continua a liberarsi di tutti coloro che ostacolano il suo cammino e ora che sembra aver fatto piazza pulita in casa, l’attenzione è rivolta a colui che è stato definito come “il più grande ricercato saudita fuori dal Regno”: Saad al Jabri.

L’uomo più ricercato

Ministro di Stato e consigliere di fiducia dell’ex principe ereditario Mohammed bin Nayef, Saad al Jabri ha sempre avuto profondi legami con le agenzie di intelligence occidentali. Fuggito dal Regno poco prima che bin Nayef fosse sostituito da MbS nella successione al trono, aveva trovato rifugio prima negli Stati Uniti e poi in Canada dove – secondo fonti citate da Middle East Eye – continuerebbe ancora a ricevere messaggi intimidatori da parte del principe 34enne. La lealtà di al Jabri a bin Nayef e la sua profonda conoscenza dei meccanismi del potere saudita non farebbero infatti dormire sonni tranquilli a Mohammed bin Salman che avrebbe così messo l’ex funzionario in cima alla sua lista nera.

Una lista ancora lunga in cui compaiono i nomi di centinaia di dissidenti. Nel 2018, dopo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, tutti hanno iniziato a preoccuparsi ancora di più per le loro vite e negli Stati Uniti l’Fbi ha avvisato i sauditi dei possibili pericoli. In passato numerosi dissidenti erano stati fatti rientrare con forza nel Regno e con MbS questa pratica è stata intensificata. al Jabri ha trovato rifugio in Canada, Paese più sicuro rispetto all’America di Donald Trump ma da qualche anno in crisi con l’Arabia Saudita. Le tensioni tra Ottawa e Riad erano iniziate nell’agosto del 2018 quando il ministro degli Esteri canadese con un tweet aveva chiesto al Regno di liberare l’attivista per i diritti delle donne Samar Badawi e suo fratello Raif. L’Arabia Saudita aveva subito risposto richiamando il proprio ambasciatore e cacciando quello del Canada, sospendendo tutti i voli tra i due Paesi e facendo rientrare i sauditi in patria. Una reazione forte che secondo i più critici potrebbe essere scattata per colpire proprio i dissidenti.

Intanto, nel Regno, Mohammad bin Salman si trova a fare i conti con altri problemi che vanno dal crescente malcontento della popolazione, a una crisi sempre più accentuata, allo stallo sul piano delle riforme interne. Per ora però MbS sembra concentrarsi sull’eliminazione degli avversari al fine di regnare incontrastato e nascondere tutte le sue debolezze.

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