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Non è un refuso, avete letto bene. La Cina vuole inviare in orbita una Luna artificiale per rischiarare i cieli notturni della regione di Chengdu, sita nella parte sudoccidentale del Paese. 

Secondo quanto riporta Wu Chunfeng, capo del Chengdu Aerospace Science and Technology Microelectronics System Research Institute, al Quotidiano del Popolo, il satellite artificiale che sarà in grado di illuminare la notte cinese con una luce pari a otto volte quella del nostro satellite naturale sarà messo in orbita nel 2020.

Con la Luna artificiale non servirà l’illuminazione stradale

Il satellite artificiale sarà in grado di illuminare un’area con un raggio che va dai 10 agli 80 chilometri mentre la precisione del raggio è all’incirca di una dozzina di metri. 

Grazie alla nuova Luna, secondo quanto riporta Wu Chunfeng, non servirà più l’illuminazione notturna nella regione che circonda la città di Chengdu, permettendo di ottenere un notevole risparmio energetico.

Il progetto è stato testato negli scorsi anni ed ora la tecnologia è finalmente giunta a maturazione, ha poi aggiunto il ricercatore.

Non è la prima volta: il progetto tedesco 

La Cina non è la prima a voler tentare di porre in orbita un satellite artificiale che sia in grado di illuminare il buio notturno.

Sebbene nel quotidiano cinese si riporti che l’idea sarebbe arrivata agli scienziati da una visione di un artista francese che si immaginava le vie di Parigi illuminate durante tutto l’anno da una collana di specchi posti nello spazio – trasformandola effettivamente in una “ville lumière” – l’idea affonda le sue radici nella Germania della fine degli anni ’20 del secolo scorso.

Herman Oberth, scienziato annoverato trai padri della missilistica che poi sarà, insieme a Werner Von Braun, prima nel progetto delle Vergeltungswaffen-2 – meglio note come V2 –  e successivamente, dopo la guerra, in quello per il Saturno V, il razzo che portò l’uomo sulla Luna, nel 1929 ipotizzò la creazione di una base orbitale di grandi dimensioni in orbita geosincrona che fungesse da stazione di rifornimento per le astronavi dirette verso la Luna.

Come nella migliore tradizione tedesca di quegli anni, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il progetto pionieristico e visionario di Oberth fu trasformato per le esigenze belliche dotando la stazione spaziale di enormi specchi con lo scopo di catturare e concentrare la luce solare in un unico punto della superficie terrestre: praticamente degli specchi ustori di archimedea memoria piazzati nello spazio.

L’idea si è infranta contro problematiche tecniche di non poco conto. Innanzitutto la Germania nazista non disponeva di vettori abbastanza potenti da poter portare in orbita le pesanti parti della stazione spaziale, in secondo luogo l’arma in sè, per le sue caratteristiche, sarebbe andata incontro a limitazioni tecniche.

Uno specchio concavo riesce a concentrare la sua luce proprio come una lente di ingrandimento, quindi nel suo fuoco. Se varia l’inclinazione dello specchio, o la distanza di questo dalla superficie, il raggio non è più concentrato e perde la sua efficacia distruttiva.

Per mantenere il raggio “a fuoco” sarebbe stato necessario uno specchio dalla curvatura variabile che non perdesse l’uniformità della sua superficie, tecnologia non disponibile all’epoca e forse nemmeno oggi fortunatamente.

Arrivano i russi

L’idea rimase “in soffitta” per quasi 60 anni sino a quando scienziati russi la riesumarono arrivando a testarlo all’inizio degli anni ’90.

Il progetto Znamya (bandiera o striscione) viene ideato ai tempi dell’Unione Sovietica, all’inizio degli anni ’80.

Il principio è lo stesso del progetto tedesco: uno specchio posto in orbita che prolunghi le ore di sole nella breve giornata invernale delle regioni del nord della Russia in modo da aumentare la produzione agricola e risparmiare sui costi energetici.

A capo del progetto c’era il visionario ingegnere russo Vladimir Syromyatnikov, conosciuto per aver fatto parte del progetto della navicella Vostok, quella che portò in orbita Yuri Gagarin. 

La dissoluzione dell’Unione Sovietica non fermò la ricerca e tra mille difficoltà – soprattutto di carattere economico – si giunse alla messa in orbita di uno specchio costruito in mylar, un composto di polietilene tereftalato, di 20 metri di diametro che veniva srotolato da un meccanismo centrale “a ruota” lanciato dalla stazione orbitante Mir.

Znamya poteva concentrare la luce di intensità variabile tra le tre e le cinque volte quella della Luna piena in un’area di cinque chilometri di diametro sulla superficie terrestre.

Il 4 febbraio del 1993 lo specchio russo andò in orbita e funzionò, sebbene per un breve periodo. Durante il test orbitale diresse un fascio di intensità pari a due/tre volte la luce della Luna piena su un’area di quattro chilometri di diametro.

Mentre osservatori a terra in Europa riferirono che Znamya sembrava una stella più brillante, gli astronauti riferirono che potevano distintamente vedere il fascio di luce sotto di loro colpire la superficie terrestre. 

Il progetto russo si risolse in un fallimento: pochi giorni dopo il test lo specchio bruciò a causa del rientro in atmosfera del satellite. Le successive difficoltà economiche in cui versava la Russia ed il costo esorbitante del progetto ne decretarono la definitiva archiviazione da parte di Mosca. 

Le controversie

Se la Cina effettivamente riuscisse a rendere operativo il proprio “specchio solare” sarebbe una svolta per l’umanità intera ma come sempre accade non mancano le critiche, che ci sembrano anche fondate.

Quella principale, riportata anche dal quotidiano cinese, riguarda il possibile influsso di una luce così intensa nel cielo notturno sulla vita animale che potrebbe vedere alterati i propri cicli di veglia e riposo, altri ancora sollevano perplessità in merito all’inquinamento luminoso che disturberebbe le osservazioni astronomiche.

Kang Weimin, direttore del Institute of Optics, School of Aerospace, Harbin Institute of Technology ha risposto che la luce del satellite sarà simile a quella del crepuscolo, pertanto non disturberà la normale attività animale.

Restiamo dubbiosi in merito a questa affermazione soprattutto pensando ai cicli di crepuscolo notte, alba, giorno che regolano la vita animale ed anche la nostra: un eterno crepuscolo al posto di una scura notte sicuramente ne altererà i comportamenti.

Aggiungiamo anche l’eventuale possibilità che lo specchio del satellite possa venire rimodulato in concavità in modo tale da concentrare il raggio in un singolo punto invece che su un’area estesa, diventando a tutti gli effetti un’arma strategica.

Non conosciamo i dati tecnici del satellite coperti da stretto segreto, pertanto certe ipotesi restano delle speculazioni, ma non è così bizzarro pensare ad un dual use per l’ultimo ritrovato dell’industria aerospaziale made in China.