Uno dei più grandi timori della comunità internazionale potrebbe presto verificarsi o, addirittura, potrebbe già essersi verificato. Un rapporto riservato delle Nazioni Unite citato dall’agenzia Reuters ha puntato il dito contro la Corea del Nord e la sua attività missilistico-nucleare. Niente di nuovo sotto il sole, direte voi. Eppure c’è un particolare che preoccupa particolarmente gli analisti del Pentagono, ed è quello riportato nelle pagine del documento citato.

Il punto non è tanto il fatto che Kim Jong Un possieda armi nucleari. Certo, anche questo è un aspetto che viene monitorato con attenzione dalla Casa Bianca. Ma a spaventare gli Stati Uniti è la capacità di Pyongyang di sviluppare ordigni nucleari miniaturizzati capaci di essere inseriti sui missili balistici. A quanto pare, hanno avvisato le Nazioni Unite, il governo nordcoreano sarebbe a un passo dall’impresa.

Da questo punto di vista i sei test nucleari fin qui condotti da Kim, l’ultimo dei quali avvenuto nel settembre 2017, avrebbero avuto una certa utilità nel consentire al Paese di miniaturizzare le testate atomiche. “La Repubblica Democratica Popolare di Corea sta continuando il suo programma nucleare, inclusa la  produzione di uranio altamente arricchito e la costruzione di un  reattore ad acqua leggera sperimentale”, si legge nel rapporto, che ha contribuito a lanciare un nuovo allarme (l’ennesimo) su uno Stato fin troppo sconosciuto.

Il jolly del nucleare

Il rapporto è stato subito sottoposto all’attenzione dei 15 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anche perché se la Corea del Nord riuscisse davvero nell’intento di miniaturizzare gli ordigni atomici, Kim si ritroverebbe tra le mani un vero e proprio jolly. Poche settimane fa, in occasione dell’anniversario dell’armistizio della Guerra di Corea, il presidentissimo aveva spiegato ai suoi che no, Pyongyang non avrebbe rinunciato al proprio arsenale. Anzi: è grazie alle tanto vituperate bombe nordcoreane che – ha affermato Kim – che non ci sarebbero state più guerre nella penisola coreana.

Le dichiarazioni di Kim Jong Un hanno lasciato perplessi funzionari e media americani. Bloomberg, ad esempio, ha scritto che “la Corea del Nord è più imprevedibile che mai” e che “il leader nordcoreano sta diventando sempre più impaziente”, a due anni dal suo storico vertice con Donald Trump. Da quel momento in poi, infatti, avrebbe dovuto aprirsi una nuova era, con relazioni stabili, o quanto meno pacifiche, tra i due grandi nemici: Pyongyang e Washington. Così non è stato e, dopo mesi di calma apparente – in cui i nordcoreani hanno condotto una serie record di test missilistici (snobbati da Trump) – ecco la svolta inattesa.

Lo scorso 16 giugno la Corea del Nord ha fatto saltare in aria l’ufficio di collegamento intercoreano di Kaesong da 15 milioni di dollari. Un avamposto diplomatico che Seul aveva costruito al confine, nel tentativo di stabilizzare i rapporti tra le parti. La sensazione, adesso, è che Kim possa tentare nuove provocazioni via via sempre più “esplosive” con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane previste a novembre. Sarà quello il periodo in cui Trump sarà sotto pressione e dovrà proteggere, di fronte ai suoi elettori, la fragilissima distensione intrattenuta con la Corea del Nord. Kim Jong Un potrebbe quindi continuare la sua partita sfruttando il momento delicato dell'(ex) amico americano.

Ordigni miniaturizzati

Tornando all’allarme delle Nazioni Unite sugli ordigni miniaturizzati, non sappiamo a che punto sia Pyongyang. Già nel marzo 2016 il presidente nordcoreano dichiarava soddisfatto che le testate erano state standardizzate “così da poter essere montate su vettori grazie alla loro miniaturizzazione”.

Da un punto di vista tecnico, questo significherebbe dotare i missili balistici della possibilità di trasportare ordigni nucleari. Dal momento che la Corea del Nord può contare su un discreto arsenale missilistico, formato da modelli in grado di raggiungere perfino Stati Uniti e una buona parte dell’Europa, si spiega il motivo di tutta la preoccupazione della comunità internazionale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il governo nordcoreano ricevette, nel 1969, i razzi tattici Luna-7A dall’Urs. Razzi dotati di una gittata di appena 60 chilometri. Nel 1976 pare che Pyongyang ricevette dall’Egitto alcuni missili Kometa Scud-B (gittata: 300 chilometri), in cambio di un aiuto militare nella guerra dello Yom Kippur. Da lì in poi, anche grazie al supporto di Russia, ma soprattutto Cina, i nordcoreani hanno imparato a prodursi i Kometa localmente, con la denominazione di Hwasong.

Oggi la Corea del Nord può vantare missili a medio raggio, come il Nodong 1 e il Pukkuksong-2, a raggio intermedio (Hwasong 12 e 10), da crociera (Kn-01 e Kumsong 3), quelli lanciabili dai sottomarini (Pukkuksong-1) e i temutissimi intercontinentali, denominati Hwasong 14 e 15 (gittata compresa tra gli 8mila e i 15mila chilometri). Applicare un ordigno miniaturizzato su un intercontinentale, per la Corea del Nord, sarebbe decisamente un discreto passo in avanti.

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