Nuove armi potenziate, alleanze strategiche sempre più rafforzate e sfere di influenza consolidate nelle aree chiave dello scacchiere globale. Sono queste le tre ombre cinesi che minacciano la serenità degli Stati Uniti. Scendendo più nello specifico, è importante sottolineare l’ultimo jolly pescato dalla Cina. A detta di vari analisti americani, Pechino sarebbe adesso in grado di sferrare un contrattacco – cioè un second strike – nel caso in cui dovesse ricevere un attacco nucleare. Se fino a poco tempo fa un simile privilegio militare era prerogativa soltanto di Washington e Mosca, pare che ora anche il Dragone sia entrato a far parte del club.

Il problema, tra l’altro, è stato evidenziato in maniera dettagliata dal sinologo Francesco Sisci nel corso di un’intervista rilasciata al Sussidiario.net. “La capacità di reagire dopo un primo attacco nucleare significa che, se anche un nemico attaccasse per primo con un’offensiva nucleare, il paese sotto attacco manterrebbe una capacità di reazione per un possibile contrattacco”, ha spiegato l’esperto. Detto altrimenti, nell’ipotetico caso in cui gli Stati Uniti dovessero lanciare un attacco nucleare contro la Cina, quest’ultima non sarebbe subito costretta ad alzare bandiera bianca. Al contrario, Xi Jinping avrebbe la possibilità di ricambiare il favore americano lanciando, a sua volta, una risposta nucleare altrettanto devastante.

Il “second strike” della Cina

Inutile nascondersi dietro a un dito. Qualora la Cina avesse davvero raggiunto la capacità di poter sferrare un contrattacco nucleare, allora potrebbero cambiare diversi equilibri globali. Ma come avrebbe fatto Pechino a raggiungere questo status? “La Cina ha sulle strade camion perennemente in moto che trasportano, celandoli, missili balistici in grado di essere operativi in poco tempo. Visto il loro numero e l’estensione del Paese- ha spiegato ancora Sisci, citando le voci di vari esperti statunitensi – alcuni di questi sopravvivrebbero a un primo colpo e potrebbero lanciare i loro missili contro un eventuale primo attaccante”.

A peggiorare la situazione, o quanto meno a renderla più scottante che mai, contribuiscono anche le nuove alleanze militari venutesi a creare negli ultimi anni. La Russia, ad esempio, che in passato era in competizione con la Cina e flirtava con gli Stati Uniti per contenere il vicino insidioso, oggi ha creato un vero e proprio asse d’acciaio con il Dragone. Volente o nolente, il Cremlino ha capito che soltanto cercando la sponda di Xi è possibile perseguire i propri obiettivi geopolitici. D’altro canto gli Stati Uniti si sono avvicinati molto al Vietnam, che pure risente dell’influenza commerciale cinese.

Verso nuovi equilibri

La soluzione per uscire dall’impasse, e da tutti i possibili rischi nucleari, esiste ma è alquanto complessa. Gli esperti sostengono che sarebbe quanto mai necessario negoziare nuovi limiti, così da scongiurare ogni possibile casus belli. Del resto, dalla questione taiwanese al nodo Corea del Nord, passando per le agitatissime acque del Mar Cinese Meridionale, le tensioni Usa-Cina non mancano.

Sul fronte americano, come si legge sul sito Slate, i massimi ufficiali statunitensi spingono per revisionare totalmente l’arsenale nucleare nazionale. Si parla di un costo stimato di 1.3 trilioni di dollari per i prossimi 30 anni. Per quale motivo prendere una strada del genere? Semplice: essere in grado di arginare la “minaccia cinese”. Il punto, sottolineano altri analisti, è che già adesso Washington potrebbe dormire sogni tranquilli. Già, perché anche se i cinesi decidessero di raddoppiare le dimensioni del loro arsenale nucleare – passando quindi dalle attuali 300 alle 600 armi nucleari – Pechino avrebbe comunque meno della metà dell’arsenale Usa.

In altre parole, il Dragone non raggiungerebbe comunque la capacità di lanciare un primo attacco contro l’America. Il fatto che la Cina stia rafforzando la capacità di contrattaccare, dunque, rappresenta più una minaccia psicologica che non concreta. Il deterrente cinese, in pratica, non farebbe altro che annullare il vantaggio Usa: quello di lanciare un (ipotetico) primo attacco nucleare contro Pechino.