Il presidente francese Emmanuel Macron ha ormai palesato da tempo quelli che sono i suoi principali obiettivi, ossia ristrutturare l’Unione Europea, per evitarne la dissoluzione e superare quelle contraddizioni che le impediscono di sfruttare pienamente il proprio potenziale, e fare della Francia il Paese-guida di un profondo percorso di ripensamento strategico nei confronti di Russia e Cina destinato a plasmare l’idea che l’Europa ha di sé e del mondo che la circonda.

Il vertice di Parigi, le critiche alla Nato, il patto di Aquisgrana, la proposta di un esercito europeo, tutti eventi che hanno avuto luogo sullo sfondo dell’insofferenza crescente verso i dettami i Washington, si inquadrano in questo contesto di ricerca di autonomia (per l’Ue) e grandezza (per la Francia). Ma l’agenda neogollista di Macron che sogna un’Europa estesa “da Lisbona a Vladivostok” è irrealizzabile per la presenza di diversi ostacoli difficilmente superabili, dal muscolarismo dell’amministrazione Trump alla presenza nell’Ue di un blocco antirusso guidato da Varsavia.

L’importanza della Polonia

La Polonia, che nell’epoca post-comunista è letteralmente rifiorita grazie al fermento culturale ed intellettuale, alla stabilità politica e alla crescita economica più duratura e forte dell’intero Vecchio Continente, è da alcuni anni impegnata nel perseguimento di un’agenda egemonica elaborata dai conservatori di Diritto e Giustizia (PiS), il partito-creazione dei fratelli Kaczyński che ha rivoluzionato il Paese.

L’agenda, che mira a fare della Polonia una potenza regionale di riferimento nell’area Visegrad e per i Paesi baltici, è basata su un punto inflessibile: l’ostilità con la Russia. Questo punto è stato largamente sfruttato dagli Stati Uniti, che hanno fatto del Paese un baluardo della Nato e dell’americanismo nella regione, ma è anche il principale impedimento alle ambizioni di Macron.

Nel corso della celebre intervista rilasciata al The Economist a novembre, il presidente francese aveva spiegato di aver iniziato a discutere con le autorità di Varsavia per persuaderle ad appoggiare la sua visione per il futuro delle relazioni Ue-Russia. Anche durante l’ultimo vertice della Nato, Macron è tornato sull’argomento con la sua controparte polacca, ottenendo un risultato inaspettato.

Al termine di un faccia a faccia con il presidente polacco Andrzej Duda, quest’ultimo ha spiegato che Mosca “non è un nemico […] ma un partner ed un vicino” – parole in netta controtendenza con la retorica e le azioni fortemente antirusse del governo. Tuttavia, Krzysztof Szczerski, uno dei consiglieri di Duda, ha voluto precisare che tali dichiarazioni non vanno equivocate, perché lo “spazio per il dialogo [con la Russia]” continuerà ad essere limitato a meno di cambio di rotta nelle sue “politiche di forza” nella regione.

Si tratta, comunque, di uno spiraglio significativo aperto dalla più influente figura politica del Paese, e Macron intende sfruttarlo. Nei primi mesi del 2020 il presidente francese si recherà in visita ufficiale in Polonia, e il tema principale del suo viaggio sarà proprio la sua agenda per Mosca.

I limiti

Il presidente francese sta attuando nei confronti di Varsavia una “politica del bastone e della carota“, alternando aperture a minacce, soprattutto focalizzate sul taglio di fondi comunitari al Paese, fondi che continuano a rappresentare un capitolo importante per il pil e hanno giocato un ruolo fondamentale nella crescita economica. L’Eliseo ha, dalla sua parte, un’arma molto efficace, ma è altrettanto vero che il limite maggiore non proviene dalla classe politica di PiS quanto da Washington.

La Polonia, alla luce della sua posizione geostrategica e del suo potenziale di sviluppo, nel dopo-guerra fredda è stata trasformata nel bastione dell’americanismo nell’Europa post-sovietica e post-comunista ed è la più importante centrale della Nato nella regione. L’influenza culturale storicamente esercitata sul vicinato baltico e slavo è stata anch’essa sfruttata magistralmente per creare un piccolo blocco geopolitico ruotante attorno a Varsavia, che è funzionale agli Stati Uniti sia in chiave antirussa che antieuropea.

Questo blocco è economicamente dipendente dall’asse franco-tedesco ma militarmente basato sulla rendita di posizione garantita dall’ombrello della Nato, perciò la sua politica estera è tanto volatile quanto malleabile. La costruzione di un’Europa autonoma passa inevitabilmente dallo sganciamento di quest’area del continente dall’orbita statunitense, Macron l’ha compreso, ma realizzare questo piano sarà estremamente difficile.

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