Le forze di polizia dell’eSwatini, precedentemente conosciuto come Swaziland, hanno arrestato, nel corso di una serie di operazioni, il capo del principale partito dell’opposizione politica del Paese ed anche altri uomini politici ed attivisti. Tra gli arrestati ci sarebbero Wandile Dludlu, segretario generale del People’s United Democratic Movement (Pudemo), Dumisani Fakudze, leader del Partito Comunista ed un ex leader sindacale. Il commissario William Dlamini ha però negato che i soggetti in questione siano stati arrestati o posti in stato di detenzione ed ha piuttosto osservato che sono stati semplicemente invitati a prendere parte ad una serie di inchieste dell’apparato di sicurezza. Gli episodi in questione, a prescindere dalla versione riportata, fanno seguito ad una serie di proteste che hanno scosso, nel corso del 2019, il piccolo regno dell’eSwatini, l’ultima monarchia assoluta del continente africano. I dimostranti hanno accusato il Re Mswati III di prosciugare le finanze pubbliche con il suo stile di vita lussuoso mentre la maggior parte degli abitanti dello Stato vive in condizioni di povertà. Alcune delle dimostrazioni  sono degenerate in scontri violenti e la polizia è stata costretta a fare uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Una nazione all’antica

Le dinamiche politiche dell’ex Swaziland sono peculiari: i partiti politici sono stati banditi fino al 2005 mentre da allora subiscono forti restrizioni alle loro attività ed in ogni caso non possono prendere parte alle elezioni nazionali mentre il monarca ha conservato ampi poteri. I cittadini eleggono direttamente 55 dei 65 deputati della Camera Bassa mentre altri 10 vengono nominati dal Re. Il sovrano nomina anche 20 dei 30 senatori, mentre 10 sono scelti dai deputati. Mswati III, tra le sue varie prerogative, ha anche quella di sciogliere il Parlamento e di dichiarare lo stato di emergenza e ciò gli consente  di esercitare uno stretto controllo sulla vita politica del Paese. L’ultima tornata elettorale, svoltasi nel 2018, ha avuto luogo senza la partecipazione degli osservatori del Commonwealth e dell’Unione Europea, che avevano criticato i deficit democratici delle precedenti elezioni. L’organizzazione non governativa internazionale Freedom House. che valuta annualmente il livello delle libertà politiche e civili in tutti gli Stati del mondo, ha assegnato, per il 2018, un punteggio di 7,6 all’eSwatini dove 1 è il massimo livello di libertà e 7 il più alto livello di repressione.

Le prospettive

La Banca Mondiale classifica l’ex Swaziland come una nazione mediamente sviluppata, il problema, però, è che le ricchezze del Paese non sono equamente distribuite tra la popolazione. Il Re, ad esempio, ha il controllo del 25 per cento delle royalties minerarie statali. Il 39,7 per cento della popolazione viveva, nel 2016 e nel 2017, sotto la soglia di povertà internazionale e ci sono diversi episodi di grave malnutrizione nel Paese, episodi che, sfortunatamente, possono anche sfociare nella morte per fame delle persone colpite. La particolare collocazione geografica dell’Eswatini, privo di sbocco al mare e circondato perlopiù dal Sudafrica ed in parte dal Mozambico, rendono il sistema produttivo statale particolarmente dipendente da quello sudafricano. Il Paese dipende per l’85 per cento del suo import e per il 60 per cento del suo export dal Sudafrica una condizione, per certi versi, paradossale dato che le due nazioni sono agli estremi opposti per quanto riguarda l’organizzazione del sistema politico nazionale. Le prospettive del Paese, in ogni caso, sono strettamente legate alle prestazioni dell’economia nazionale ed all’atteggiamento che sarà tenuto dai principali leader dei partiti politici ed ai loro rapporti con il re.

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