Mentre il suo Paese sprofonda nel baratro e la popolazione vive una fase di durezza e restrizioni, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro punta tutto sull’elezione presidenziale anticipata del 20 maggio che potrebbe, in caso di successo, consegnargli un nuovo quinquennio di potere.

Delle dimensioni della tragedia del Venezuela, accuratamente studiate in un rapporto realizzato da Carlo Cauti per l’Ispi, e del carattere farsesco delle elezioni presidenziali anticipate dall’autorità politica dall’autunno sino alla primavera avevamo parlato ad aprile su Gli Occhi della Guerra A screditare ulteriormente la già discutibile credibilità di un voto minato in partenza dal completo controllo politico dell’esecutivo e dell’Assemblea Costituente sulle procedure organizzative ci ha pensato l’emittente NTN24, che il 5 maggio scorso ha pubblicato in anteprima le foto del facsimile della scheda elettorale con cui i venezuelani voteranno il 20 maggio.

Dieci volte Maduro

Come si può constatare dal profilo Twitter dell’emittente, infatti, il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha costruito il cosiddetto tarjeton in modo tale da sottolineare la centralità del Presidente nella futura votazione.

Nicolas Maduro vi compare dieci volte con la sua fotografia. Dieci sono infatti i partiti che lo hanno scelto come loro rappresentante. Solo che invece di mettere la sua foto una sola volta con i partiti che lo sostengono a latere, il CNE ha pensato bene di ripetere il viso baffuto dell’erede del comandante Hugo Chavez, concedendo l’onore di una comparsa multipla a un suo solo sfidante, il magnate Henri Falcón, ritratto due volte.

Le reazioni internazionali al voto-farsa in Venezuela

Maduro sta scontando notevoli pressioni internazionali per il voto con cui intende accentrare notevolmente i poteri sulla sua persona, un’elezione farsa di cui la scheda elettorale rappresenta solo l’ultimo, grottesco, capitolo. 

Mentre in Venezuela veniva pubblicato il famigerato tarjeton, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione perentoria: “L’Ue riconoscerà le elezioni solo sulla base di un calendario elettorale, concordato nel contesto di un dialogo nazionale con tutti gli attori e i partiti politici, e nel rispetto di condizioni di partecipazione uguali, eque e trasparenti”.

“D’altro canto, per bocca del vicepresidente Pence, gli Stati Uniti hanno inviato i membri dell’Osa, l’organizzazione degli Stati americani, sospendere il Venezuela dall’ente panamericano e hanno ribadito la richiesta di rinviare le elezioni minacciando nuove sanzioni”, scrive il Corriere della Sera. Nelle stesse ore della mossa europea il Dipartimento del Tesoro Usa ha reso noti “gli estremi di nuove misure prese nei confronti di alte personalità venezuelane. Si tratta di Pedro Luis Martin Olivares Walter Alexander Del Nogal Marquez e Mario Antonio Rodriguez Espinoza, nomi che secondo la Casa Bianca sono referenti per commercio di stupefacenti”.

Felipe González e Ricardo Lagos contro Maduro

Due attenti osservatori delle questioni venezuelane come l’ex Primo ministro spagnolo Felipe Gonzalez e l’ex Presidente cileno Ricardo Lagos hanno duramente attaccato Maduro. Come riportato da La Voce d’Italia, “González è dell’opinione che il regime si sta sgretolando da dentro ma non si azzarda a fare previsioni. Secondo l’ex presidente, c’è molta gente che non vuole continuare con la farsa e nemmeno con la distruzione del proprio paese. Sta sopportando persecuzioni e minacce”. Inoltre, “González crede che abbiano passato la frontiera colombiana più di un milione di venezuelani. Un problema grave se lo si paragona con l’Europa che ha difficoltà nel fronteggiare un milione di migranti pur avendo un PIL che supera di gran lunga quello colombiano.

E una messinscena pretendere di avere un processo elettorale nel quale l’immensa maggioranza dell’opposizione non può partecipare e dove si sono dettate regole per escluderla”, ha detto invece Lagos. Maduro continua imperterrito nella sua marcia ignorando gli avvertimenti e le voci critiche da tutto il mondo: il suo governo trascina il Paese allo sfascio, e il tarjeton testimonia, se ci fosse ancora bisogno di prove, la natura farsesca di un’elezione che i suoi sostenitori cercano di far passare per regolare e limpida.