Luiz Inacio Lula da Silva, appena scarcerato dopo aver scontato la condanna per corruzione, si è subito messo al lavoro, riprendendo il suo ruolo centrale all’interno del Partito dei Lavoratori di Sinistra. Alla conferenza del partito tenutasi venerdì a San Paolo, l’ex presidente ha dichiarato la sua intenzione di osteggiare le attuali politiche brasiliane portate avanti da Jair Bolsonaro, arrivando a sostenere di voler rendere un inferno la vita del suo governo.

Lula, che è stato Presidente del Brasile per 8 anni (dal 2003 al 2010) e nonostante la condanna per corruzione che ha finito di scontare solamente due settimane fa, gode ancora di una folta schiera di sostenitori. Identificando la quasi totalità dell’elettorato di sinistra del Brasile, col suo carattere forte e determinato ha lasciato un buco all’interno della fazione che i suoi successori non sono stati in grado di colmare, contribuendo all’esodo degli elettori verso il più carismatico Bolsonaro. La nuova discesa in campo del’ex presidente è un chiaro segnale di battaglia che l’opposizione ha voluto lanciare al governo del Paese, aprendo la strada ad una frattura tra l’apparato politico e la popolazione.

Il Brasile sarà la nuova frontiera delle proteste?

Dopo le recenti manifestazioni di protesta che hanno portato ai disordini civili in Cile e Colombia, arrivando sino alla destituzione del governo di Evo Morales in Bolivia, anche in Brasile si aprono le medesime possibilità. Dopo la promessa di battaglia da parte di Lula, il popolo della sinistra brasiliana sembra deciso a scendere in piazza per protestare. I principali temi sui quali il Partito del Lavoratori di Sinistra è pronto a dare battaglia sono le politiche economiche e fiscali che hanno avvantaggiato i grandi proprietari terriere e l’intensificazione della deforestazione in Amazzonia. Quest’ultima tematica, particolarmente sentita anche a livello internazionale dopo l’esplosione dei movimenti green del 2019, sarà facilmente decisiva per valutare la reale diversificazione dell’elettorato brasiliano.

I rischi per Jair Bolsonaro

Nonostante goda di forti appoggi internazionali, in particolar modo dagli Usa di Donald Trump, Bolsonaro possiede una cattiva reputazione a livello internazionale. Il suo carattere deciso e le sue politiche accentratrici e nazionaliste lo hanno messo in pessima luce soprattutto con le dirigenze politiche europee e del resto dell’America Latina. Le stesse intenzioni di voto della popolazione più povera del Brasile non appaiono più, secondo gli osservatori internazionali, così indirizzate verso la sua figura, sentendosi più rappresentate da un’opposizione guidata da Lula.

La capacità di infervorare le masse sarà il discriminante valido per valutare le reali capacità del Partito dei Lavoratori di Sinistra di intimorire l’attuale presidente del Brasile.

Possibili ingerenze internazionali?

Dato il clima di sfavore nel quale è immerso Bolsonaro, credere che l’impatto mediatico dovuto ad eventuali e future manifestazioni venga esagerato non è una possibilità così remota. Da un punto di vista politico il Brasile non versa in condizioni disastrose come gli altri Paesi sudamericani, sebbene abbia un’economia ancora in via di stabilizzazione con moltissime disparità sociali. Tuttavia l’alta percentuale di popolazione che vive sotto le soglie della povertà assoluta potrà essere strumentalizzata per aumentare i numeri reali dei manifestanti.

Le mosse di Bolsonaro dovranno quindi essere indirizzate non tanto alla gestione interna della crisi quanto più alle ripercussioni che essere potranno avere a livello di credibilità internazionale. Lasciar dilagare le proteste esattamente come sedarle con strumenti di forza rischiano di diffondere una cattiva immagine del Paese soprattutto verso gli investitori esteri, di importanza vitale per le mire espansionistiche dell’economia del Brasile.

Lo stesso Lula però, dall’alto dei suoi otto anni alla guida della Repubblica federale, conosce molto bene gli effetti di una costante pressione mediatica ed è deciso più che mai ad utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso. Anche se questo significasse esporsi a nuove persecuzioni legali; anche se questo significasse rischiare di gettare il Brasile di nuovo nel caos.

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