Il 31 marzo Germania, Francia e Regno Unito hanno utilizzato per la prima volta il sistema Instex, un meccanismo creato più di un anno fa dai tre Paesi Ue per aggirare le sanzioni statunitensi contro l’Iran e continuare a commerciare con Teheran. Con il tempo, al sistema hanno aderito anche Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia e Finlandia ma nonostante le pressioni del presidente Rouhani Instex non era stato mai adoperato prima d’ora. In teoria, il meccanismo è stato creato per permettere all’Iran di continuare a vendere il petrolio e per agevolare le aziende europee che commerciano con Teheran o che operano direttamente sul territorio iraniano. Ad oggi però i proposti dei Paesi Ue aderenti non si sono ancora concretizzati, nemmeno dopo l’invio di aiuti di qualche giorno fa, dimostratasi più una mossa politica che una seria presa di posizione contro gli Usa.

Gli aiuti umanitari all’Iran

“Francia Germania e Regno Unito confermano di aver condotto con successo la prima transazione via Instex per esportare materiale sanitario verso l’Iran”, ha riportato il Ministero degli Esteri tedesco in un comunicato, aggiungendo che “Instex e la controparte iraniana Stfi lavoreranno per altre transazioni e per migliorare il meccanismo”. Il pacchetto di aiuti, stando a quanto detto dal ministro, sarà quindi il primo di una lunga serie di transazioni che gli Stati Ue aderenti porteranno avanti con l’Iran dopo più di un anno di attesa dalla nascita di Instex. Una simile mossa avrebbe dovuto infastidire non poco gli Stati Uniti, che nonostante l’emergenza coronavirus e la larga diffusione del virus nel Paese degli Ayatollah continuano con la strategia della “massima pressione” contro Teheran.

Ma la reazione di Washington è stata abbastanza fredda. Come ricordato da una fonte del Dipartimento di Stato Usa ad al-Monitor, le sanzioni americane non comprendono gli aiuti umanitari, per cui iPaesi Ue hanno agito nel rispetto dell’embargo imposto dagli Usa. Gli stessi Stati Uniti d’altronde avevano proposto più volte all’Iran l’invio di aiuti umanitari, ma l’offerta è stata rispedita al mittente e Teheran ha rilanciato chiedendo l’alleggerimento delle sanzioni per far fronte all’epidemia. Secondo diversi analisti quindi l’azione di Francia, Germania e Regno Unito sarebbe più che altro un messaggio politico inviato al presidente Rouhani e alla parte più moderata della politica iraniana, piuttosto che una sfida agli Stati Uniti. Certamente i Paesi Ue sono intervenuti per colmare il vuoto lasciato da Washington nella lotta contro il coronavirus, ma se continueranno ad usare Instex solo per inviare aiuti umanitari all’Iran non presenteranno mai una reale alternativa alle politiche Usa nella regione.

Instex come sfida agli Usa

Come detto, Instex era nato nel 2019 per agevolare gli scambi con l’Iran aggirando le sanzioni americane tramite la creazione di un sistema non controllabile dagli Stati Uniti. Parigi, Londra e Berlino si sono opposte fin dal principio alla strategia messa in campo dal presidente Trump contro Teheran dopo l’abbandono dell’Accordo sul nucleare e hanno cercato all stesso tempo di mettere un freno al desiderio iraniano di proseguire con l’arricchimento dell’uranio dopo la fine del Cjpoa. Le aspettative del presidente Rouhani però sono state finora disattese: il meccanismo è stato utilizzato per la prima volta dopo un anno dalla sua creazione e non ha agevolato né la vendita di petrolio, né più in generale gli scambi commerciali tra Ue e Iran. È vero che il Paese mediorientale aveva avuto difficoltà anche nell’acquisto di medicinali dall’estero sempre per via delle sanzioni Usa, ma la critica che viene mossa ai Paesi Ue è che l’invio di aiuti umanitari sarebbe potuto avvenire anche senza ricorrere a Instex. La speranza dell’Iran resta quella di sempre: che il sistema prenda finalmente avvio favorendo gli scambi commerciali e aiutando l’economia iraniana, danneggiata da sanzioni e caduta del prezzo del petrolio. Anche la domanda degli analisti resta sempre la stessa: i Paesi Ue aderenti a Instex avranno il coraggio di andare realmente contro gli Stati Uniti?

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