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L’accordo sottoscritto l’11 gennaio parlava chiaro. Di lì a pochi giorni, l’Italia avrebbe dovuto inviare a San Marino 50mila dosi vaccinali per immunizzare 25mila persone dal Covid-19. Oggi, a distanza di un mese da quel contratto, niente si è ancora mosso. Ed è per questo che la piccola Repubblica, a 45 giorni dal via ufficiale alle vaccinazioni in tutta Europa, ha deciso di imboccare una nuova strada: quella che porta dritta al vaccino russo.

Il governo sammarinese ha messo nel mirino lo Sputnik V, il primo vaccino al mondo a essere registrato, lo scorso 11 agosto, dal National Research Center for Epidemiology and Microbiology Gameleya Center. Stiamo parlando di un siero in produzione dal 15 agosto e dotato di un tasso di efficacia pari al 92% dopo la somministrazione della seconda dose. San Marino, non dovendo rispettare i vincoli Ue, avrebbe la possibilità di bruciare sul tempo l’Italia in merito all’utilizzo di antidoti alternativi ai vari Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca.

E, in effetti, così potrebbe presto essere. Intanto è arrivato un primo semaforo verde allo Sputnik V da parte del governo di San Marino, in attesa del pronunciamento dei parlamentari, se non altro perché il siero russo non ha ancora ricevuto il via libera né da parte dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, né da quella americana.

La decisione di San Marino

L’intesa Italia-San Marino avrebbe dovuto sancire “l’adozione di misure equivalenti e, ove possibile, coordinate, di prevenzione e contrasto del contagio da Coronavirus”. A fine gennaio, intorno al 20, la Repubblica sanmarinese avrebbe dovuto ricevere una prima fornitura di 300 dosi per dare il via alla somministrazione dei sieri. A seguire, da Roma sarebbero dovute arrivare altre fiale, fino a raggiungere quota 50mila, soglia capace di immunizzare il 70% dei residenti.

Il personale sanitario, stanco di aspettare, ha iniziato a vaccinarsi al di fuori dell’Italia. Stremati anche i cittadini, che si sono organizzati con una petizione online per chiedere al governo locale di attivare canali alternativi, così da ottenere al più presto vaccini da poter somministrare ai residenti. Considerando che l’accordo con l’Italia al momento è carta straccia, che il virus corre anche qui e che il governo sanmarinese non ha più alcuna voglia di ricevere attacchi dall’opposizione, ecco che San Marino ha pensato allo Sputnik V.

Questo Paese, infatti, pur seguendo le regole europee, non fa parte dell’Unione europea. Dunque, almeno in linea teorica, potrebbe distribuire vaccini e medicinali non ancora approvati dall’Ema. Basterebbe, insomma, un parere politico positivo dell’esecutivo, supportato dal pronunciamento del Parlamento sanmarinese, che dovrebbe arrivare proprio nei prossimi giorni. Nel frattempo, una settimana fa, i ministri della Sanità e degli Esteri di San Marino erano a Roma dove, nel tentativo di sbloccare la situazione vaccini, hanno incontrato l’ambasciatore russo. Pare che quest’ultimo abbia perfino offerto una prima fornitura gratuita dello Sputnik V.

La rivincita dello Sputnik

Lo Sputnik V è già utilizzato in vari Paesi del mondo, e anche in Europa c’è chi ha bussato alla porta di Mosca per ricevere le preziose fale. A causa delle lentezze burocratiche di Bruxelles sulle consegne dei vaccini accordati, l’Ungheria di Viktor Orban ha ad esempio deciso di guardare a est. Budapest ha acquistato sia il vaccino russo quanto quello cinese, fungendo in un certo senso da apripista e, al tempo stesso, attirando non poche polemiche per una mossa da molti giudicata azzardata.

Il punto è che molti altri governi, stanchi degli errori commessi dall’Ue, potrebbero imitare il pragmatico Orban. San Marino, a quanto pare, è tra questi. La piccola Repubblica incastonata nel cuore dell’Italia è stanca di attendere promesse finite nel vuoto. La campagna di vaccinazione anti Covid è iniziata praticamente in tutta Europa, ma i sanmarinesi non hanno visto ancora una fiala. Questo, ha sottolineato Il Resto del Carlino, nonostante fossero in archivio accordi messi neri su bianco “tra i massimi responsabili delle politiche sanitarie di Italia e San Marino: il ministro della Salute, Roberto Speranza e il segretario di Stato alla Sanità (l’omologo sanmarinese di Speranza, ndr), Roberto Ciavatta”.