Non mancano certo le domande di progetto per il programma Enhancing Security and Cooperation in and with Asia dell’Unione Europea nell’Indo-Pacifico. Ma la crisi in Ucraina ha spostato l’attenzione dell’Ue, con grande frustrazione dei suoi partner nella regione. Il risultato? Un’Europa che si era impegnata a rafforzare la sua presenza strategica nel quadrante asiatico, ora appare assorbita da un conflitto che, sebbene cruciale per la stabilità europea, rischia di marginalizzarla su altri fronti decisivi.
L’Indo-Pacifico: una strategia incompleta
L’Ue aveva annunciato grandi ambizioni nell’Indo-Pacifico. Con la pubblicazione della sua Strategia per l’Indo-Pacifico, nel 2021, Bruxelles aveva dichiarato di voler giocare un ruolo chiave nel contenimento della Cina e nella stabilizzazione dell’area. A sostegno di queste intenzioni, si parlava di nuovi accordi commerciali, partenariati per la sicurezza e il rafforzamento della cooperazione marittima con i Paesi ASEAN, l’India e le potenze regionali come Giappone e Australia.
Ma la realtà racconta un’altra storia. Il programma Enhancing Security and Cooperation in and with Asia, pensato per rafforzare le capacità di sicurezza e difesa dei partner regionali, sta incontrando enormi difficoltà nel concretizzarsi. L’attenzione e le risorse si sono spostate massicciamente sulla crisi ucraina, lasciando nell’incertezza le promesse fatte ai partner dell’Indo-Pacifico.
Dove vanno i soldi
A parlare sono i numeri: mentre Bruxelles si impegna a fornire a Kiev almeno due milioni di munizioni all’anno e a finanziare il riarmo dell’esercito ucraino, i fondi destinati ai programmi di sicurezza nell’Indo-Pacifico restano modesti. Le dichiarazioni sull’importanza della regione si scontrano con una realtà fatta di ritardi, incertezze e scarso coordinamento. I partner dell’UE nell’area, specialmente l’India e i Paesi ASEAN, si chiedono fino a che punto Bruxelles sia davvero affidabile come attore strategico.
Il caso più emblematico è quello dell’Australia, che aveva salutato con entusiasmo il rinnovato impegno europeo nella regione, salvo poi trovarsi di fronte a una presenza che si sta affievolendo. Canberra ha dovuto rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e il Regno Unito attraverso l’AUKUS, un’alleanza che, di fatto, ha marginalizzato il ruolo dell’Europa nelle dinamiche di sicurezza regionale.
L’effetto Cina e il rischio marginalizzazione
Il grande beneficiario di questa esitazione europea potrebbe essere proprio Pechino. Con l’Ue distratta dal fronte ucraino, la Cina ha intensificato la sua diplomazia economica e strategica nella regione, rafforzando legami con il Sud-Est asiatico e con l’India stessa. L’assenza di un chiaro impegno europeo rischia di rafforzare l’idea, già diffusa tra i leader asiatici, che l’Europa sia un attore secondario incapace di garantire stabilità al di fuori del proprio vicinato immediato.
Se l’Ue vuole davvero mantenere la sua credibilità nell’Indo-Pacifico, deve rivedere la sua strategia. L’Ucraina resta una priorità, ma l’Europa non può permettersi di ignorare la regione che sarà il baricentro geopolitico del XXI secolo. Senza un impegno concreto e costante, il rischio è che Bruxelles finisca per essere percepita come irrilevante proprio dove aveva promesso di fare la differenza.
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