L’Unione europea è sempre più prona alle istanze della lobby Lgbt e contro i Paesi che osano sfidare l’ideologia progressista dominante. Come riporta l’agenzia Adnkronos, la Commissione Ue lanciato due procedure di infrazione, con due lettere di messa in mora, per la tutela dell’eguaglianza e dei diritti fondamentali: una contro Budapest per la legge, adottata di recente, che vieta o limita l’accesso dei minorenni a contenuti che promuovano o rappresentino la cosiddetta “divergenza dall’identità corrispondente al sesso alla nascita, il cambiamento di sesso o l’omosessualità” e contro un disclaimer imposto ai libri per bambini con contenuti Lgbt. Come spiega l’Huffpost, la normativa mira principalmente a combattere la pedofilia, ma include anche emendamenti che vietano altre forme di rappresentazione di orientamento sessuale oltre all’eterosessualità, nei programmi di educazione sessuale nelle scuole, nei film e nelle pubblicità rivolte agli under 18. Di fatto, Con la nuova legge sarà possibile vietare o censurare libri per ragazzi che parlano apertamente di omosessualità e non sarà permessa la diffusione di campagne pubblicitarie pro-Lgbt rivolte ai minori.

La commissione Ue contro Ungheria e Polonia

“Il 23 giugno 2021 – si legge nella nota della Commissione – l’Ungheria ha pubblicato una legge che prevede una serie di misure restrittive e discriminatorie; in particolare, vieta o limita l’accesso a contenuti che diffondano o ritraggano la cosiddetta ‘divergenza dall’identità personale corrispondente al sesso alla nascita, al cambio di sesso o all’omosessualità’ per le persone di età inferiore ai 18 anni. La tutela del minore è un interesse pubblico legittimo che l’Ue condivide e persegue. Tuttavia, in questo caso l’Ungheria non ha spiegato perché l’esposizione dei bambini a contenuti Lgbtiq in quanto tale sarebbe dannosa per il loro benessere o non è in linea con l’interesse superiore del bambino” osserva la Commissione. Poi c’è il caso, analogo, della Polonia: la Commissione ritiene che Varsavia non abbia risposto in maniera esauriente e completa alle sue richieste di chiarimento sulla natura e sull’impatto delle cosiddette “zone libere dall’ideologia Lgbt”, istituite da diverse regioni e comuni polacchi. Ora Ungheria e Polonia hanno due mesi di tempo per replicare, altrimenti si passerà al secondo stadio della procedura d’infrazione. Se i due Paesi continueranno a non conformarsi alla legislazione, la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di giustizia: in questo la Commissione può chiedere alla Corte di imporre sanzioni.

Le reazioni, Budapest: “Nessun passo indietro”

“La Commissione europea – scrive in un tweet il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders – sta avviando oggi una serie di azioni legali per proteggere i diritti fondamentali delle persone Lgbtiq in Ungheria e Polonia. Dobbiamo continuare ad agire per garantire che tutti i cittadini siano trattati allo stesso modo in tutta l’Ue”. Budapest, tuttavia, non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Come riportato dall’agenzia Nova, il governo ungherese spiega di non essere disponibile a modificare la legge a tutela dei minori, nonostante le accuse che essa sia discriminatoria verso la comunità Lgbti. A ribadirlo è Gergely Gulyas, a capo della cancelleria del primo ministro. Per l’esecutivo magiaro, “l’educazione sessuale dei figli resta una prerogativa dei genitori”. Gulyas riconosce che la partecipazione del Paese all’Unione europea è importante ma non è possibile “unire questioni a Bruxelles che non hanno nulla a che vedere le une con le altre”. “La legge sulla tutela dei minori e l’approvazione del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) non sono collegate a nessun livello”, ha detto.

E poi c’è chi plaude all’iniziativa della Commissione, come l’europarlamentare Sandro Gozi. “Oggi l’Europa fa l’Europa, richiamando i suoi Paesi membri a rispettare i loro impegni: la nostra Unione si fonda sui diritti fondamentali e i principi democratici. La sentenza con la quale Corte Ue ha bocciato la riforma giudiziaria della Polonia e l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria e della stessa Polonia per le leggi discriminatorie contro i cittadini Lgbti sono due ottime notizie”, ha dichiarato Sandro Gozi, deputato europeo di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo.

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