L’Alleanza Atlantica è in fermento: l’iniziativa Nato2030 di Jens Stoltenberg è ufficialmente terminata, dopo sei mesi di lavori, portando alla formulazione di un’agenda che guiderà e condizionerà per un decennio la visione, le azioni e le politiche del patto politico-militare più longevo della storia. La parola d’ordine nei confronti della Russia sarà contenimento, perché, insieme alla Cina, è stata classificata come la principale minaccia alla sicurezza della comunità euroatlantica.

Nei prossimi anni, quindi, a meno di inversioni di tendenza ad oggi imprevedibili, si assisterà ad una escalazione dello scontro egemonico tra Occidente ed Oriente. Un ruolo primario negli avvicendamenti che riporteranno progressivamente le relazioni tra comunità euroamericana e Russia ai livelli della guerra fredda verrà giocato dalle realtà della cosiddetta Europa allargata, ossia dagli stati postsovietici di Bielorussia, Moldavia, Georgia, Ucraina e Armenia.

Nell’ambito dell’agenda Nato2030, che sarà rinvigorita dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, verranno formulati dei piani d’azione per esercitare maggiore pressione sulla Bielorussia – e sull’Armenia, figliol prodigo rientrato nell’orbita russa – e si procederà alla finalizzazione dei processi di integrazione di recente avvio, come quello della Moldavia, e di natura inoltrata, ossia di Georgia e Ucraina. Quest’ultima, essendo in cima all’elenco delle priorità dell’asse euroamericano per una serie di ragioni geografiche, culturali ed economiche, sta accelerando il ritmo dell’andatura in direzione di Nato ed Unione Europea.

L’adesione “inevitabile” alla Nato

Dmytro Kuleba, l’attuale titolare del Ministero degli Esteri dell’Ucraina, commentando i risultati del vertice interministeriale dell’Alleanza Atlantica del 2 dicembre, ha spiegato che “[la Nato] non può immaginare la sicurezza del mar Nero senza Ucraina e Georgia” e che, perciò, si rende fondamentale e inevitabile una loro piena integrazione al suo interno.

Il governo ucraino, ha proseguito Kuleba, sta implementando tutte le riforme necessarie allo scopo – l’ingresso nella Nato – e chiede che venga fatto “il passo successivo, ovvero la concessione del piano d’azione per l’adesione”. Il ministro della Difesa ucraino, Andriy Taran, completando e complementando l’intervento del collega di governo, ha preannunciato un aumento dell’impegno complessivo delle forze armate di Kiev nelle missioni internazionali dell’Alleanza Atlantica come segno di buona volontà e come modo per incrementare la fiducia reciproca.

Stoltenberg, facendo eco a Kuleba e a Taran, ha ribadito che “Georgia e Ucraina sono partner preziosi della Nato”, che l’alleanza valorizza i loro “importanti contributi alle missioni” e sostiene la loro “integrità territoriale e sovranità”, ragioni per le quali si è discusso “dei loro programmi di riforma” e sono state concordate “ulteriori misure per migliorare la nostra consapevolezza situazionale nella regione e rafforzare il nostro dialogo con entrambe”.

Il cammino verso l’Ue

L’obiettivo di Kiev è la velocizzazione delle tempistiche necessarie per l’ingresso sia nella Nato che nell’Ue, poiché la prima fungerebbe da scudo in caso di emergenze di natura militare e la seconda, se adeguatamente sfruttata, potrebbe impattare positivamente sulla crescita economica e sullo sviluppo sociale del Paese.

L’adesione alle due organizzazioni internazionali non è un’aspirazione transitoria, riflesso della volontà della classe politica emersa nel dopo-Euromaidan; dallo scorso anno, infatti, possiede un carattere statutario grazie ad un emendamento costituzionale che ha inserito tale scopo nel testo fondamentale del Paese. Quel passo si è rivelato fondamentale, perché ha alimentato sensibilmente il processo di riforme multisettoriali portato avanti dalla presidenza Zelensky e aumentato le probabilità di ottenere l’avvio delle pratiche per l’integrazione in tempi ridotti.

Josep Borrell, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, commentando i risultati della relazione annuale di Bruxelles sullo stato di avanzamento delle riforme a Kiev, pubblicata il primo dicembre, ha evidenziato che “nonostante le azioni destabilizzanti della Russia, il conflitto nell’Est e lo scoppio della pandemia di coronavirus, l’Ucraina ha continuato a fare progressi”. Il rapporto e le prospettive effettive dell’inglobamento di Kiev nella comunità europea saranno oggetto di discussione approfondita l’8 dicembre, quando si riunirà il Consiglio di associazione Ue-Ucraina.

L’importanza dell’Ucraina

Il Cremlino è riuscito a riaffermare la propria influenza su Minsk e Yerevan, sfruttando a proprio favore, rispettivamente, un tentativo maldestro di rivoluzione colorata e una guerra. La situazione, però, è radicalmente diversa a Chisinau, dove dinamiche sociali e demografiche hanno determinato l’ascesa dell’europeismo, a Tbilisi, per ragioni storiche di gran lunga antecedenti alle interferenze occidentali, e a Kiev, trasformatasi da culla della civiltà russa a bastione dell’atlantismo dalle venature turciche nel dopo-Euromaidan.

Sarà precisamente in Ucraina che si giocherà una parte significativa della competizione tra Occidente e Russia: dal suo inglobamento ufficiale, definitivo e irreversibile nel blocco atlantico dipendono l’espulsione del Cremlino dall’Europa orientale e l’asiatizzazione dello stato-civiltà russo due passi fondamentali, secondo il defunto stratega Zbigniew Brzezinski, per assicurare agli Stati Uniti il controllo totale del Vecchio Continente e ad allontanare per sempre l’incubo mackinderiano di un asse russo-tedesco o, alla luce dell’attualità, un asse russo-franco-tedesco.

Accelerare l’ingresso e stabilizzare il posizionamento di Kiev all’interno dell’orbita occidentale equivale a ridurre le probabilità di un’inversione del processo iniziato con Euromaidan, ossia di un remoto ma non impossibile ritorno del Paese sotto l’influenza russa, e quanto la comunità euroatlantica consideri seria la minaccia del Cremlino sarà possibile comprenderlo soltanto nel 2021, l’anno in cui la presidenza Zelensky vorrebbe ottenere l’avvio delle pratiche per l’incorporazione nell’Ue e nella Nato.