“L’Ucraina può vincere”. Cosa c’è dietro il clamoroso cambio di rotta di Trump

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Ancora una volta, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spiazzato il mondo intero affermando ciò che nemmeno Joe Biden era arrivato a dire: l’Ucraina non solo può vincere la guerra contro la Russia ma può addirittura riprendersi “tutto” il territorio perduto, un obiettivo tanto ambizioso quanto irrealistico, poiché la situazione sul campo di battaglia dice tutt’altro. “Dopo aver compreso a fondo la situazione militare ed economica tra Ucraina e Russia e aver osservato i problemi economici che sta causando alla Russia, credo che l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, sia in grado di combattere e riconquistare TUTTA l’Ucraina nella sua forma originale” ha affermato Trump in un post pubblicato su Truth Social.

L’inversione a U di Trump sull’Ucraina

Per Donald Trump, Kiev può vincere con il supporto dell’Unione europea e della Nato: “Con tempo, pazienza e il supporto finanziario dell’Europa – ha osservato – e in particolare della NATO, il ripristino dei confini originali da cui è iniziata questa guerra è un’opzione molto realistica. Perché no? La Russia sta combattendo senza meta da tre anni e mezzo una guerra che una vera potenza militare avrebbe vinto in meno di una settimana. Questo non sta dando lustro alla Russia. Anzi, la fa sembrare un ‘tigre di carta”‘.

Quando le persone che vivono a Mosca, ha poi aggiunto Trump, e “in tutte le grandi città, paesi e distretti della Russia scopriranno cosa sta realmente accadendo con questa guerra, il fatto che sia quasi impossibile ottenere benzina a causa delle lunghe code che si stanno formando e tutte le altre difficoltà che si verificano nella loro economia di guerra, dove la maggior parte del denaro viene spesa per combattere l’Ucraina, che ha un grande spirito e sta solo migliorando, l’Ucraina sarà in grado di riprendersi il proprio Paese nella sua forma originale e, chissà, forse anche andare oltre!“.

L’incontro bilaterale con Zelensky

Il post segue un incontro bilaterale tra lo stesso Trump e il leader ucraino Zelensky a margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite, a New York. In passato, Trump aveva mostrato un sostegno tiepido per Zelensky, culminato in un acceso confronto televisivo nell’Ufficio Ovale a febbraio, durante il quale aveva detto al leader ucraino: “Non hai le carte in mano” per ottenere un buon risultato con la Russia.

Tuttavia, durante il loro recente incontro, l’atmosfera è stata più costruttiva. Zelensky ha ringraziato Trump per i suoi “sforzi personali per fermare questa guerra” e ha sottolineato che il presidente americano è pronto a fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina una volta terminato il conflitto. “Tutti noi comprendiamo che il presidente Trump è pronto a garantire la sicurezza dell’Ucraina dopo la fine di questa guerra”, ha dichiarato Zelenskyy ai giornalisti, definendo Trump un potenziale game-changer per l’Ucraina.

Il cambio di prospettiva

Soltanto poche settimane fa, il presidente Usa aveva escluso l’adesione dell’Ucraina alla Nato e aveva chiesto agli alleati europei di intensificare il loro supporto militare. James Bays, corrispondente diplomatico di Al Jazeera dalle Nazioni Unite, ha definito il post di Trump un “vero cambiamento nella posizione degli Stati Uniti”, poiché Zelensky “ha sempre chiesto il pieno recupero del territorio ucraino, una possibilità che Trump aveva precedentemente escluso”. Durante la sua campagna elettorale, Trump aveva promesso di porre fine alla guerra entro le prime 24 ore dal suo insediamento. Inizialmente, aveva attribuito all’Ucraina la responsabilità del conflitto, ma il summit con Putin in Alaska ad agosto, ha accusato il leader russo di averlo deluso.

Secondo l’esperto Daniel DePetris, occorre smettere di “sprecare inchiostro” nel “cercare di decifrare la dottrina di politica estera di Trump. Non c’è nessuna dottrina. Solo una serie di azioni frammentate, a volte incoerenti. La sua “strategia” è contingente, non ideologica. Non esiste una teoria coerente che leghi il tutto. Non è un fautore della moderazione, né un realista. Non è un internazionalista liberale, né un isolazionista (termine ormai abusato al punto da perdere significato). È impossibile incasellarlo in una categoria”.

Il cambio di rotta di Trump arriva poche settimane dopo che il Pentagono, nella bozza della nuova National Defense Strategy (NDS), consegnata al Segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha messo in secondo piano la rivalità con Russia e Cina per dare priorità alla protezione del territorio nazionale e dell’”emisfero occidentale“.

In un oceano di contraddizioni, dichiarazioni incoerenti e repentini cambi di posizione, cosa possiamo dunque dedurre dall’ultima uscita? Che Trump ha definitivamente scaricato il peso della guerra sugli europei, i quali vogliono mantenere la pressione sulla Russia per giustificare il grande business del riarmo. In cambio l’inquilino della Casa Bianca ha ottenuto tutto ciò che voleva e il recente cambio di passo riflette l’accordo siglato con Kiev e l’Ue. Secondo quanto riportato dal Financial Times il mese scorso, l’Ucraina acquisterà 100 miliardi di dollari di armi dagli Stati Uniti, finanziate dall’Unione Europea, per ottenere garanzie di sicurezza Usa. Inoltre, è previsto un ulteriore accordo da 50 miliardi di dollari tra Ucraina e Stati Uniti per la produzione di droni, sfruttando l’expertise ucraina sviluppata durante il conflitto.

Trump, dunque, intende recuperare quanto investito in questi anni e più la guerra andrà avanti, e più il “complesso militar-industriale” degli Stati Uniti, potrà beneficiarne. A questo punto tutti contenti (si fa per dire), compresi i “volenterosi” che hanno in ogni modo sabotato qualsiasi iniziativa negoziale e principio di distensione.

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