La geopolitica della corsa allo spazio
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Joe Biden si avvia verso le elezioni di metà mandato timoroso di subire una disfatta ad opera del Partito Repubblicano e di un redivivo Donald Trump: l’inflazione galoppa, la crescita economica si è fermata, diversi dossier (dall’applicazione concreta del piano infrastrutturale alla transizione energetica, passando per il sostegno a sanità e istruzione) sono ferme nelle gore morte del Congresso, la politica estera è stata nei mesi scorsi condizionata dalla rotta afghana. Ecco dunque che sia sul fronte del Grand Old Party che su quello del Partito Democratico in controllo di presidenza e Congresso aumenta la tentazione di portare nel cuore della campagna elettorale per le Midterm il dossier ucraino.

I Repubblicani hanno costruito una strategia articolata sull’Ucraina: via libera a Trump per caricare a testa bassa l’amministrazione su tutti i dossier critici, ma focalizzazione su Kiev da parte dell’establishment partitico rappresentato dal leader conservatore al Senato Mitch McConnell. Il quale ha pressato Biden sulla necessità di riconoscere la Russia come Stato sponsor del terrorismo mentre al contempo i Repubblicani vogliono di più nel contenimento anti-Mosca: no ai limiti sulle armi a Kiev, no ai cedimenti verso Vladimir Putin, no a ogni possibilità di compromesso. “Voci dissenzienti si fanno strada soprattutto tra i trumpiani e libertari contrari alla guerra come il senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul“, nota Formiche. Ma in generale il clima dominante tra i Repubblicani è chiaro: fermo sostegno a ogni politica più dura dell’amministrazione contro Mosca unito a inviti pressanti per andare oltre, fare di più.

I Democratici dal canto loro faticano a tenere la coesione. Già l’amministrazione vede i falchi duri e puri, guidati da Tony Blinken, confrontarsi con figure più accomodanti come il Segretario alla Difesa Lloyd Austin. Nei ranghi parlamentari il presidente del Foreign Office Committee di Capitol Hill, Bob Menendez, si distingue come falco tra i falchi dem, apre ai Repubblicani più intransigenti su sempre nuove e complesse sanzioni a Mosca, attacca a testa bassa i colleghi più esitanti. La Sinistra che fa riferimento a Bernie Sanders non si è ancora costituita in fronda, ma tra i miliardi destinati nelle intenzioni ai programmi sociali dirottati sulle armi a Kiev e l’accentramento del dibattito sulle decisioni dell’amministrazione, che riduce gli spazi di manovra del Congresso non è da escludere che mano a mano che la campagna elettorale per le Midterm procederà possano emergere dei distinguo.

In entrambi i casi trascinare l’Ucraina nella campagna elettorale potrebbe essere un gioco pericoloso. Sia per i Repubblicani che per i Democratici. Qualora il Gop attaccasse l’amministrazione e il partito di governo se il sostegno a Kiev dovesse non conoscere nuove escalation, si produrrebbe un circolo vizioso di invii di armi, rotture di ponti diplomatici con Mosca e dinamiche competitive come risposta, ma al contempo apparirebbe poco sostenibile la critica repubblicana su altri fronti come il carovita e la fragilità dell’agenda economica di Biden, così concentrata oggi sul sostegno all’economia di guerra. Per i Democratici, invece, rivendicare l’assistenza a Kiev come medaglia politica aprirebbe un bivio: da un lato, potrebbe celare i malumori della Sinistra sotto un clima di fragile unità; dall’altro, farebbe emergere una frattura esplicita. In entrambi i casi un redde rationem elettorale spaccherebbe il partito e quel clima di unità che ha consentito la vittoria contro Trump nel 2020.

Portare l’agenda internazionale nell’agone politico, specie per un voto di breve cabotaggio, rischia di condizionare il delicato assetto strategico su cui si muove oggi il sostegno di Washington alla resistenza ucraina e portare a pericolose fughe in avanti sulla contrapposizione con Mosca se non addirittura di rompere quello che nei fatti è un clima di cooperazione bipartisan. Tutto questo mentre il Paese reale, in America, affronta i timori dell’insicurezza sociale, di un’inflazione al massimo dall’era Reagan e del rimbalzo delle conseguenze economiche del Covid-19. In fin dei conti è da questi temi concreti che si deciderà l’esito delle Midterm. L’Ucraina non sarà un game-changer. Anche, o soprattutto se, i due partiti vorranno metterla al centro della polemica politica.

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