Secondo Luciana Lamorgese gli attuali protocolli anti Covid sull’immigrazione starebbero funzionando. Il ministro dell’Interno lo ha detto a chiare lettere nel recente question time alla Camera. Rispondendo a un’interrogazione firmata dal gruppo parlamentare della Lega, Lamorgese non ha avuto dubbi: “Dall’inizio della pandemia tutti i migranti giunti in Italia – si legge nelle sue dichiarazioni – prima dell’immissione nel circuito dell’accoglienza, sono sottoposti a rigidi protocolli sanitari, finalizzati al contenimento del contagio”. La situazione quindi sarebbe sotto controllo. Ma le preoccupazioni rimangono. La Libia, Paese da cui si parte maggiormente verso l’Italia, in questi giorni sta assistendo a un’impennata di contagi. In Africa la vaccinazione procede a rilento e, in generale, il Covid fa ancora molta paura. Anche singoli episodi dove i protocolli attuati dal Viminale non dovessero funzionare, potrebbero creare importanti problemi sanitari.

Le procedure del ministero dell’Interno

La sovrapposizione dell’emergenza coronavirus con quella migratoria si è iniziata ad intravederla già nell’aprile del 2020. All’epoca si era ancora dentro il lockdown generale, quello più duro applicato in tutto il Paese. In Sicilia ogni singolo sbarco implicava molti timori. Occorreva infatti organizzare una difficile macchina dell’accoglienza e trovare locali idonei a far rispettare la quarantena ai migranti sbarcati. Nel giorno di Pasqua del 2020 alcuni sindaci dell’agrigentino hanno scritto di proprio pugno una lettera all’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte per evidenziare le preoccupazioni. Le risposte sono però arrivate dopo diverse settimane e quando si era capito oramai che l’estate 2020 aveva preso una piega drammatica sul fronte migratorio. Dal Viminale si è avuto il via libera alle navi dell’accoglienza in cui far rispettare la quarantena e sono stati attivati rigidi protocolli sanitari. Gli stessi grossomodo illustrati nel question time da Luciana Lamorgese: “Per ogni migrante arrivato – ha specificato il ministro – è obbligatorio un tampone, il fotosegnalamento, lo svolgimento della quarantena a bordo di navi appositamente noleggiate, nonché un ulteriore tampone al termine di questo periodo”.

Non solo, ma sono previste anche misure decretate assieme al ministro della Salute: “L’attività di sorveglianza sanitaria sui migranti – ha proseguito Luciana Lamorgese – è svolta sulla base delle misure prescritte dal protocollo operativo per la gestione dei migranti arrivati via mare specifico predisposto su indicazioni del ministero della Salute”. In poche parole, ogni persona entrata in Italia illegalmente è tenuta comunque a passare dai controlli predisposti dalle autorità. Le problematiche però non mancano. In primo luogo perché il flusso migratorio proprio dall’inizio della pandemia è in costante aumento. Nel 2020 sono sbarcate nel nostro Paese 34.154 persone a fronte delle 11.471 del 2019. Dall’inizio dell’anno in corso ad oggi invece sono già 27.474 i migranti approdati, nello stesso periodo dodici mesi fa il numero era fermo a 12.999. Con una maggior pressione sulle nostre coste applicare alla lettera i protocolli è sempre più difficile. C’è poi un secondo problema, quello degli sbarchi fantasma. Approdi autonomi cioè in cui i migranti fanno poi perdere le proprie tracce.

I problemi legati alla gestione del flusso migratorio

Che qualcosa non sempre quadra sulla gestione della doppia emergenza sanitaria e migratoria lo si può vedere anche dagli ultimi episodi. A Pantelleria, come segnalato su IlGiornale.it dal sindaco Vincenzo Campo, non ci sono strutture adeguate e i migranti in quarantena spesso non rispettano il periodo di isolamento. Segnalazioni del genere sono state all’ordine del giorno nell’estate del 2020 soprattutto nell’agrigentino, dove diversi cittadini hanno spesso sorpreso migranti ufficialmente in quarantena fuori dalle strutture di accoglienza. Anche la soluzione legata alle navi quarantena ha più volte mostrato le sue falle: “Una nave popolata, in un contesto di possibile emergenza legata alla presenza di virus, è la situazione meno felice che possa esserci”, aveva dichiarato nel settembre 2020 su IlGiornale.it il virologo Massimo Clementi. Nel question time Luciana Lamorgese ha specificato che migranti positivi e migranti negativi non vengono in contatto, ma negli ultimi mesi non sono mancati casi di focolai a bordo. Quello più eclatante ha riguardato la nave Rhapsody ancorata a Bari nell’ottobre 2020.

Al netto della rigidità dei protocolli e delle misure previste, tenere a bada una situazione del genere appare molto difficile. La stessa interrogazione della Lega ha fatto emergere le perplessità di parte dell’attuale maggioranza di governo. Da qui anche la proposta di Forza Italia delle scorse ore, secondo cui occorrerebbe pensare a un piano di vaccinazione da attuare all’interno dei centri di accoglienza e non solo: “Oggi serve anche una campagna europea di vaccinazione in Africa e nei centri d’accoglienza in Italia – ha dichiarato l’azzurro Antonio Tajani in una recente conferenza stampa – Questo anche per concedere il green pass agli immigrati nei centri d’accoglienza e tutelare la loro salute come la nostra”. Anche perché dal continente africano il boom di contagi in diversi Paesi da cui partoni i flussi migratori fanno temere ulteriori focolai tra le persone in arrivo lungo le nostre coste.

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