A novembre l’Italia si trova è alle prese con il “lockdown soft” imposto dal governo giallorosso. L’obiettivo: frenare i contagi e far crollare la curva epidemiologica, tornata a livelli preoccupanti. Mentre il Paese si interroga sul futuro del Covid, tra la speranza rappresentata dall’arrivo del vaccini, l’ombra della crisi economica e la paura di una possibile terza ondata, nel mondo accadono almeno tre eventi importantissimi.

Primo: in Iran viene ucciso Mohsen Fakhrizadeh-Mahabadi, direttore del programma nucleare iraniano e membro delle Guardie della rivoluzione islamica. Secondo: la Cina firma il Partenariato regionale economico comprensivo (Rcep), un mega accordo commerciale che coinvolge 15 Paesi asiatici e del Pacifico. Terzo: il Congo è finalmente libero dall’epidemia di Ebola che, per anni, aveva devastato i suoi territori.

L’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh-Mahabadi

Il 27 novembre, durante uno scontro a fuoco, Mohsen Fakhrizadeh-Mahabadi viene ucciso nella provincia di Damavand, nei pressi di Teheran. In un primo momento i media iraniani parlano di una sparatoria, con assalitori ignoti, e ricovero d’urgenza dello scienziato in ospedale. In un secondo momento il comandante in capo dei pasdaran, Hossein Salami, comunica la morte di Fakhrizadeh.

Salami sottolinea che l’uccisione dello scienziato nucleare è avvenuta “per impedire all’Iran di ottenere accesso alla scienza moderna”. Il Ministero della Difesa iraniana parla di “terroristi” che hanno attaccato il veicolo su cui viaggiava il fisico con la scorta. Ma chi era Mahabadi? In poche parole, era considerato il grande architetto dietro il programma nucleare iraniano. Ricordiamo che la morte di Fakhrizadeh può essere inclusa in una lunga lista di morti sospette che hanno a che fare con il programma nucleare dell’Iran.

L’accordo della Cina

Dall’altra parte del mondo, in Cina, viene firmato un accordo commerciale che vale il 30% del pil mondiale. Il Rcep comprende i dieci membri dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean), la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda,. Si tratta del più grande accordo di libero scambio al mondo. La fumatabianca porterà dazi più bassi negli scambi commerciali tra i firmatari.

“Dopo otto anni di negoziati lacrime e sangue, siamo finalmente arrivati al momento di chiudere l’accordo. I nostri Paesi hanno scelto di aprire i rispettivi mercati invece di ristabilire misure protezioniste in questi tempi difficili”, si legge in un comunicato firmato dal ministro del Commercio della Malesia, Mohamed Azmin Ali. L’accordo è particolarmente importante per la Cina, visto che gli Stati Uniti sono stati tagliati fuori da un’intesa che riguarda l’Asia, ovvero la regione che può cantare la crescita più grande del mondo. Detto altrimenti, senza gli americani tra i piedi, Pechino avrà carta bianca per rafforzare la propria posizione nel continente asiatico.

La fine dell’Ebola in Congo

In Africa è importante, infine, registrare la vittoria della Repubblica democratica del Congo sull’Ebola. Il 18 novembre il Paese africano ha festeggiato 40 giorni dall’ultimo contagio avvenuto. Kinshasa ha quindi annunciato la vittoria sul virus. “Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno instancabilmente rintracciato casi, fornito cure e vaccinato persone in comunità spesso remote e nascoste in fitte foreste pluviali”, ha scritto su Twitter la direttrice regionale per l’Africa dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Matshidiso Moeti.

“La giornata di oggi segna la fine dell’11esima epidemia di Ebola nella Rdc – ha aggiunto Moeti – Marthe Apuwa Mbila è l’ultima paziente ad essere dimessa. La madre di due figli ora aiuta i bambini presso il Centro per il trattamento dell’Ebola, dove riceve anche supporto psicosociale”. L’Oms si è congratulata con tutte le forze in campo.