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L’Spd ha eletto Andrea Nahles alla presidenza del partito. L’ex ministro del Lavoro e degli Affari Sociali è stata votata da meno del settanta percento dei delegati presenti al congresso. Simone Lange, la sua oppositrice, ha raccolto meno di un terzo dei voti. Trentotto, infine, sono stati gli astenuti. Dati che non sono passati inosservati. I commentatori politici, come ricostruito da Repubblica, erano sicuri che la vincitrice facesse registrare dei numeri diversi, ma il dibattito sulla formazione di un governo con Angela Merkelha compromesso l’unità della base e della dirigenza socialdemocratica.

La scelta di eleggere una donna come segretario di partito rappresenta in ogni caso una svolta storica: non era mai successo prima. Andrea Nahles, il nuovo contraltare della Merkel a sinistra, è stata la prima sostenitrice della bontà di un governo di “Grosse Kolation” con la Cdu/Csu. Originaria di Mending, figlia di un capomastro e di una casalinga, la Nahles è cattolica e in passato ha sostenuto di essere entrata nel Partito Socialdemocratico per via della sua appartenenza alla Chiesa tedesca. La stessa che si è sempre contraddistinta, almeno nel nord della Germania, per essere molto vicina alle ragioni e alla battaglie sociali della sinistra teutonica.

Prima di far parte della scena politica “adulta”, la Nahles è stata per quattro anni la leader di Jusos, cioè del movimento giovanile dell’Spd. Origini popolari, dottrina sociale e intransigenza ideologica sono le caratteristiche che l’hanno accompagnata nelle prime fasi della sua discesa in campo. Poi è arrivata la svolta istituzionale, che ha parzialmente mitigato la solidità delle sue tendenze socialiste.  

Oppositrice dell’ex cancelliere Schröder, si è fatta notare, durante la discussione sulla formazione del governo, per essere stata, a differenza dei suoi competitors, un’oratrice  più che convincente. Il 66,35 % del consenso, però, non è un granché: 414 voti su 624. Il suo predecessore Martin Schultz, per intenderci, era stato eletto con il 100% dei voti congressuali. Significa che molti, all’interno del partito, continuano a ritenere inopportuna la scelta di dare vita a un governo d’unità nazionale. La posizione della Nahles, tuttavia, non poteva che essere favorevole alla richiesta proveniente della Cancelliera d’ Amburgo: è già stata un ministro della Merkel nell’ultima legislatura. Sarebbe stato difficile, insomma, giustificare un rifiuto. 

Il suo provvedimento più importante da ministro è stato quello relativo all’introduzione del salario minimo. La solidarietà è il concetto sul quale “batte” con maggiore frequenza. Il suo compito non è semplice: deve risolvere la crisi elettorale che ha investito il suo partito, ma deve anche tenere fede alla linea filo-governativa che ha promosso.

E Martin Schultz? Il responsabile del fallimento elettorale della Spd non è diventato, come invece avrebbe voluto, ministro degli Esteri. Lascia, dopo fasi dialettiche laceranti, un partito spaccato in tre. Il dimenticatoio è il posto in cui i socialdemocratici sembrano intenzionati a riporre il leader a cui avevano affidato la loro battaglia più importante: sfruttare il calo della Merkel e arrivare primi alle scorse elezioni politiche. I sondaggi delle ultime settimane mostrano come l’Afd possa diventare il secondo partito tedesco scavalcando proprio l’ Spd. Chiamare “disastro” la gestione di Schultz non basta a rendere l’idea. 

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